Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana, Volume 1

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G. Rejna, 1854 - 1062 pagine
 

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Pagina 186 - Ch'io perdei la speranza dell'altezza. E quale è quei , che volentieri acquista , E giunge il tempo , che perder lo face , Che in tutti i suoi pensier piange, e s'attrista; Tal mi fece la bestia senza pace , Che venendomi incontro a poco a poco Mi ripingeva là , dove il Sol tace.
Pagina 458 - Di veder l' alto Sol, che tu disiri, E che fu tardi da me conosciuto. Luogo è laggiù non tristo da martiri, Ma di tenebre solo, ove i lamenti Non suonan come guai, ma son sospiri. Quivi sto io co' parvoli innocenti, Da' denti morsi della morte avante Che fosser dall
Pagina xlvi - ... modi, più che nelle parole, è la ricchezza dei linguaggi e la potenza del dire; le particelle che tengono quasi il mezzo tra la voce ignuda e la frase, congiungendo le parole tra loro, o, congiunte ad una di quelle, dandole senso quasi d'una frase intera; le particelle, dico, son come i muscoli e le giunture del discorso, il quale senz'esse è cadavere a cui la vita Omnibus e nervis alque ossibus exsoliìatur.
Pagina 169 - Ed ora in te non stanno senza guerra Li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode Di quei che un muro ed una fossa serra.
Pagina xix - La lingua parlata in oltre parti d'Italia rade volte s'oppone direttamente ali' uso della lingua parlata in Toscana : se non che, dove quella si tace, questa ha sovente una buona norma da dare. Ne' pochi casi dove il Toscano pare differisca dalla lingua comune, io mi volgo agli scrittori e alla ragion delle cose, e se questi confermano l'uso toscano, come spessissimo segue, io non dubito di stare ad essi.
Pagina 385 - De' tripudi inverecondi : L'allegrezza non è questa Di che i giusti son giocondi; Ma pacata in suo contegno Ma celeste, come segno Della gioia che verrà. O beati! a lor più bello Spunta il sol de' giorni santi; Ma che fia di chi rubello Torse, ahi stolto!
Pagina xxix - Non conviene che la poesia venga a disturbare le cose di questo mondo.» Risposta che a molti parrà bestemmia; ma piena di senno, e degna di vero poeta. Con cotesto principio d'una lingua poetica da sé, non solamente la poesia diventò gergo, ma la prosa stessa ebbe a raccattarne il contagio; e cominciò ad affettare certi modi che, se fossimo meno preoccupati da abiti pedanteschi, ci moverebbero a riso. E...
Pagina 186 - Perché ardire e franchezza non hai? Poscia che tai tre donne benedette Curan di te nella corte del cielo, 12& E '1 mio parlar tanto ben t' impromette ? Quale i fioretti dal notturno gielo Chinati e chiusi, poi che '1 Sol gì' imbianca, Si drizzan tutti aperti in loro stelo; Tal mi fec...
Pagina 10 - ... dopo levate le penne. Così delle ragne di seta che i bachi lasciano nei mannelletti, dov'han fatto il bozzolo. Abbruciacchiare in alcune parti di Toscana si dice strinare, e in qualche altro dialetto (i); ma lo strinare denota più specialmente l'abbruciamento de' peli (siano di qualunque specie); ond'è men generale di abbruciacchiare.
Pagina 72 - O Amore, chenti e quali sono le tue forze! chenti i consigli e chenti gli avvedimenti! Qual filosofo, quale artista mai avrebbe potuto o potrebbe mostrare quegli accorgimenti, quegli avvedimenti, quegli dimostramenti che fai tu subitamente a chi seguita le tue orme! Certo la dottrina di qualunque altro è tarda a rispetto della tua, sì come assai bene comprender si può nelle cose davanti mostrate.

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