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to ch'ei venisse alla corte. Per tanto il richiedeva, che si fermasse o quivi o in altro luogo per via. Le cagioni furono esplicate poi dal Mendozza, ed erano le già riferite, ed oltre a ciò, che sarebbe stato con carico dell'imperadore, se mandandosi un Legato solo, questi andasse dapprima a lui, e così mostrasse, che nella sua parte fosse la difficultà della pace, e'l bisogno dell'industria per impetrarla. Toccò ancora quasi per incidenza il matrimonio della reina: mostrando, che ciò faceva mestiero che precedesse l'altre opere: e che conveniva farlo con forestiero per torre il contrasto fra paesani, a quali sarebbe stata incomportabile la soggezione verso chi dianzi miravano con equalità di stato, e con emulazione d'affetto. Sopra che il Polo tennesi in dire, ch'erano cose degne di gran considerazione. Ma non così tennesi in dissimular la puntura di quell'arresto, dolendosi, che ciò avveniva con indegnità della sede apostolica: ch'egli avendo commessione dal papa di andare avanti, non vedeva come potesse per volontà d'altro principe rattenersi. Meglio essere, che l'imperadore parlasse svelatamente, e dichiarasse ripugnanza alla sua persona particolare, che ad una legazion pontificia in universale. Il Mendozza cercò di levargli questa sospicione quanto era alla sua persona: e gli propose di venir con lentezza, e di fermarsi a Liegi. Ma il cardinale riputò maggior suo disonore arrivar così presso alla corte, e dimorarivi poi, quasi picchiando all'uscio, e non impetrando l'entrata. Senza che, parevagli, che starebbe quivi più sotto chiave, non avendo libertà di poter andare alla reina per altra via quando volesse. Onde amò meglio di ristare a Dilinga. Ed ivi pochi di appresso ricevette commessione per lettere del cardinal del Monte (1), che avendo addotte l'imperadore al pontefice ragioni probabili intorno alla fermata di lui, si contentasse di non procedere, finchè a sua maestà non paresse opportuno. E benchè l'abate di san Saluto avesse trovata (2) buona disposizione in Francia sopra l'andata colà del Polo,

(1) Lettera del cardinal del Monte al Polo a 28 d'ottobre 1555.

(2) Quello che segue, tutto sta in innumerabili lettere e scritture del già detto registro.

ripassando poi egli per Fiandra, vide, che a Cesare ciò spiaceva, non più consentendo che 'l cardinale cominciasse l'opera della sua legazione dal re Arrigo, perchè forse dubitava, ch'egli di là non passasse dirittamente in Inghilterra. Furono infinite le diligenze usate dal cardinale per aprire questi serragli, con lettere lunghissime e nervosissime, animate dalle messioni di speciali uomini all'imperadore, alla reina, ed al papa. Ma il più efficace strumento parve fra Pietro Soto celebre religioso domenicano, il quale, già confessore del medesimo Cesare, aveva dipoi riputato più sicuro all'anima sua deporre la cura di quella, dalla quale ne dependeva un numero senza numero. Onde ritiratosi a suoi privati esercizii teneva cura in Dilinga d'un nobile seminario. Egli dunque si spinse per quest'affare a Brusselles con lettere del cardinal Polo all'imperadore: e per gli ufficii di lui mostrò finalmente Carlo con una sua risposta cortese al Polo, d'ammetterlo e d'invitarlo alla corte. Ma la vera cagione che agevolò l'inchiesta del Soto fu, che già erasi stipulato (benchè quivi ancora non publicato) il matrimonio tra Filippo e Maria. Però che la lettera scritta da Cesare al cardinal Polo fu a ventidue di dicembre, e il pontefice in un Breve di congratulazione a Carlo narra, che l'orator di sua maestà gliene aveva data contezza il primo di gennaio. La somma delle condizioni (1) fu: che nascendo figliuoli di quelle nozze, succedessero nell'Inghilterra, e ne'beni materni secondo le leggi del regno: sì come ne'reami, e ne beni paterni succedesse l'infante Carlo primogenito di Filippo: quel Carlo che rimase presso alla fama per nome più di lutto, che di grandezza: sì veramente che i dominii della bassa Alemagna, e della Borgogna fosser dovuti al primo de'maschi i quali si generassero di Maria, e in difetto di maschi alla prima delle femmine, purchè si maritasse nell'Inghilterra, o nella già detta Alemagna, e secondo il consiglio del mentovato Carlo: che mancando esso Carlo, e suoi descendenti, succedessero in tutte le signorie di Filippo i figliuoli di quel novello parentado, secondo le leggi

(1) Registro del Legato Dandino sul fine dell'anno 1553.

di esse: che Filippo, e Maria si ammettessero vicendevolmente agli onori, e all'amministrazion degli stati l'uno dell'altro: che fosse disdetto a Filippo l'alterar le leggi, e le consuetudini d'Inghilterra, il trarne Maria, salvo che a sua petizione, e il trasportarne le gioie, e i tesori del regno : che l'Inghilterra non dovesse intrammettersi per diretto, o per indiretto nella guerra tra l'imperadore e'l re di Francia, anzi Filippo fosse tenuto di procurar il mantenimento della pace contratta fra quel reame, e la Francia: rimanendo tuttavia egli libero ad aiutar l'imperadore suo padre con le forze degli altri suoi beni e principati patrimoniali. Fermatosi dunque per tal modo lo sponsalizio, si aperse il passo al cardinal Polo d'andare all'imperadore: e gli fu mandato per onorevole incontro il duca di Savoia che allora dimorava con Carlo V, spogliato in gran parte delle sue terre da Francesi. Indi fu accolto il Legato da Cesare con ogni maggior suo decoro. Dipoi seguiro alcuni tumulti nell'Inghilterra (1) per dispiacen

(1) Tutto sta sparsamente nel mentovato registro.

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