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za del conchiuso matrimonio : e Cesare mostrò d'esser molto indifferente (1) a ritrarsene, non avendovi consentito, come diceva, se non per beneficio della religione, e della nazione. Ma la reina con l'aiuto degli ossequiosi domò i sediziosi. Il Polo fra tanto andò in Francia per adoperarsi nel suo ministerio di pacificatore: ma quantunque accolto con somme carezze da quel re, il quale, e come allora affermò, e come parve che raffermasse con l'opere, si pentì del contrasto fattogli al pontificato, non potè sanar con gli unguenti della loquela piaghe tanto profonde della lacera cristianità, e che richiedevano per cura un'immensa effusione di sangue sparso in due conflitti, che divennero finalmente i veri pacieri. Onde il cardinale solo impetrò, che alle domande di Cesare comunicate in Francia per lettere del Dandino, come narrossi, rendesse (2) il re qualche risposta. Ma fu tale

(1) Lettera del cardinal Polo al Morone a 9 di febraio 1554.

(2) Sta in una lettera del cardinal del Monte al nunzio Delfino segnata il dì 13 d'aprile 1554; e più ampiamente nel registro del Polo.

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che toglieva più che promovesse la speranza della concordia. In questo mezzo il matrimonio già notificato al pontefice dall'orator cesareo tra Filippo e Maria, obligò a farne con Cesare i consueti ufficii d'onore e d'affetto, i quali insieme con la cerimonia valessero al negozio: onde gl'inviò (1) nunzio fra Girolamo Mozzarelli ricordato poc'anzi, il quale (2) aveva egli forzato, non ostante le sue lagrime, a prender l'arcivescovado di Consa. Ed era vacata questa chiesa per morte del Caterino, uomo di somma riputazione ne suoi anni, di minore nelle sue opere, forse non favorito in esse dall'universale estimazione altrui, perch'egli in esse meno stimò l'universal opinione altrui. Ma nelle contese con gli eretici, e nelle funzioni del concilio non fu egli inferiore d'applauso a veruno dei coetanei, o de'colleghi. Al nuovo (3) ar

(1) Nel concistoro de' 25 d'ottobre 1554, come negli Atti Concistoriali.

(2) Agli 11 di dicembre 1555, come negli Atti Concistoriali.

(3) Tutto sta nell' instruzione data all'arcivescovo a 29 di gennaio 1554, come nelle scritture de signori Borghesi.

civescovo fu dunque imposto, che si congratulasse con Cesare del maritaggio stabilito, e che poi l'assicurasse intorno alla integrità del cardinal Polo, la cui virtù esser tale, che niuno util mondano l'avrebbe travolto dalle commessioni del papa, e dal ben della religione: finalmente, che di nuovo il confortasse alla pace. Allo studio della quale cercò il pontefice di riscaldar anche il re Ferdinando con la voce del novello nunzio Zaccheria Delfini (1) vescovo di Liesina, ed in altra età cardinale. Al Delfino fu insieme commesso di porre tutta la sua industria per impedire nella prossima dieta i pregiudicii che soprastavano alla religione ortodossa dalle deliberazioni quindi pendenti secondo l'accordo di Passavia: e altresì di raccomandare al re un'altr'opera dal pontefice incominciata. Giulio per mantenere nell'Alemagna la parte fin allora fedele, e per ricuperare la ribellata, era ito pensando a quell'armi che sono proprie della Chiesa, cioè alla virtù, e alla dottrina. Per tanto avea fondato un collegio in Ro

(1) L'instruzione gli fu data al 1 di dicembre 1555, ed è fra le scritture de'signori Borghesi.

ma, ove fossero educati nell'una, e nell'altra molti giovani di quella nazione che mostrassero buona indole: i quali poi ritornando colà, e posti alla cura delle chiese, ed all'esercizio della predicazione, divenissero come ossa, e nervi ben forti di quel corpo cattolico. Di questo collegio, alimentato a sue spese, die la cura a s. Ignazio Loiola, allora vivente, fondatore della compagnia di Gesù, confermata in ampia forma dallo stesso pontefice: l'instituzione della quale, come indirizzata all'ammaestramento de giovani, alle messioni tra gl'infedeli, e generalmente all'aiuto dell'anime, gli parve del tutto acconcia alla buona coltivazion di quel seminario. E benchè i principii a quell'ora ne fossero tenui, come sogliono essere i primi virgulti di tutte le piante quantunque grandi, s'è poi veduta quell'opera amplificata con regia ed apostolica liberalità da Gregorio XIII, il quale ha forse con questi soldati di toga non meno difesa la religione in Alemagna, che la zelante potenza austriaca con quei di spada: si come le rocche delle quali si contende in

questa guerra, non sono penetrabili da T. VII. 8

verun'arme, salvo le ragioni, e l'esempio. Tali ordini portò il nunzio Delfino in Germania. Ma ritraendo la narrazione alla Fiandra ed all'Inghilterra, tornò il cardinal Polo dalla corte francese alla imperiale con le alte proposte del re Arrigo, le quali non parve a Cesare di poter tollerare con pazienti orecchie senza disonore: onde rispose al Legato, che quando altro non arrecava, sarebbe stato meglio che se ne fosse andato di lungo (1). Tali parole furono interpretate dal Polo, quasi a Cesare fosse discara la sua dimora, e sospicò, non un corriere spinto da Carlo a Roma portasse l'instanza della sua rivocazione. Onde scrisse lettere in cui mostrava desiderio d'esser quindi richiamato. Ma il pontefice ebbe sensi affatto diversi: ed a Gianfrancesco Stella mandato colà dal Polo fece (2) un lungo ed acceso ragionamento: mostrando, che 'l suo padrone non dovea perdere in sì bella opportunità quel

(1) Lettera del cardinal Polo al papa da Brusselles, a 24 d'aprile 1554.

(2) Lettera dello Stella al cardinal Polo, a 28 di maggio 1554.

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