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Accordo del duca Ottavio Farnese con gli Spagnuoli, e restituzione fatta a lui di Piacenza. Sospensione d'armi fra 'l papa, e'l vicerè, ma senza conclusione di pace.

Parmi necessario di frapporre tra 'l corso de'negozii spirituali il tenor de'temporali: quando per l'imperfetta condizione umana, benchè negli effetti della natura le cose terrene soggiacciano e nulla influiscano alle celesti, in contrario negli affari del mondo la dependenza è scambievole. Nè gli uomini hanno così gli occhi rivolti al cielo, che non rimangano co' piedi appoggiati alla terra. Erasi principiata l'impresa (1) dal pontefice, e dall'imperadore con auspicii di prosperi avvenimenti. Però che non pur gl'imperiali in una mischia aveano fatti prigioni Andalotto genero del contestabile Memoransì, e due altri signori francesi mandati dal re per queste guerre; ma erano divenuti padroni di molte castella nel Parmigiano, con dare il guasto alla campagna, e cagionare nella città carestia, e spavento. Onde il duca Ottavio fra sudditi nuovi, e con poche forze, diffidava omai della resistenza, (1) Vedi tutto nell'Adriano lib. 8.

quando Piero Strozzi soldato del re di Francia, con celerità prima incredibile e poi ammirabile al Gonzaga, e al marchese di Marignano, femarciar un grosso corpo della sua gente, e la mise in Parma, schernendo la diligenza degli avversarii che lo seguivano. E questo successo non meno stabilì la dominazione a Farnesi, che l'estimazione allo Strozzi. Fu anche dall'armi pontificie, e imperiali posto assedio alla Mirandola, come a terra posseduta da signore di parte franzese, e dalla quale si conducevano le vittuaglie in sovvenimento di Parma. Ma quivi ancora dopo qualche ben avventurata fazione l'impresa si provava più dura della preceduta credenza. Il pontefice, imbarcato nella guerra con la riputazione, e trovando la necessità delle spese in campo, maggiore a più doppii della computazione divisata in camera, si tormentava fra la scarsezza dell'erario, e fra la ripugnanza a perder l'applauso de'sudditi ond'era vaghissimo, con le gravezze che sono il maggiore irritamento dell'odio popolare. Sì che aveva (1) fin allora supplito con impegnar

(1) Sta nella seconda instruzione data a Pietro

tutte le gioie: e, come interviene fra collegati, facea querela degl'imperiali, che col danaro, e con l'armi non corrispondessero alle promesse. Gl'imperiali d'altro lato conveniva, che non dispogliassero le frontiere verso il Piemonte posseduto dai Franzesi, donde si preparavano terribili assalti al Milanese confinante: e pativano quella penuria di moneta ch'è solita nelle monarchie più vaste, e però più obligate di spargerne in varie parti: come spesso i più vasti corpi hanno maggior inopia di spiriti per le funzioni vitali. Travagliavano anche il pontefice le petizioni di Cesare, il quale, professando non interesse privato, ma provvidenza del ben comune contra i fini de'nemici, l'aveva richiesto (1) con la voce di Giovanni Manriquez suo nuovo ambasciadore, che per contrapporre ugual nervo alle forze di cotanti cardinali ch'eran francesi o per nazione, o per fazione, ne creasse otto a sua instanza, quattro nominati, e quattro riserbati in petto, per dichiararli quando il

Camaiani il decimo d'ottobre 1551, fra le scritture de signori Borghesi.

(1) Instruzione allegata.

T. VII. 2

tempo ne 'I consigliasse. A che il papa rispose di non poter soddisfare. Che bene a due fra' nominati egli consentia volentieri, cioè al Poggio, e al Bertano nunzii a Cesare, quello in Ispagna, questo in Germania; ma che nel terzo, il qual era Pietro Tagliavia arcivescovo di Palermo, sì come prezzava la chiarezza del sangue, e la bontà del costume, così spiacevagli la scarsità della dottrina. Ed oltre a ciò dimorando esso allora in concilio fra molti prelati eminenti, riputava il pontefice, che il mandar colà un cappello per lui, sarebbe stato d'invidia, e d'amaritudine agli altri, com'erasi veduto già nella promozione del cardinal Pacecco, benchè di persona che prima d'andare al convento sapevasi destinata alla porpora. Il qual rispetto lo riteneva dal crear quivi cardinale il presidente Pighino, quantunque per altro da se amato, e riputato in supremo grado: massimamente avendo notizia, che alcuno degli elettori quivi presenti aspirava alla medesima dignità, nè avrebbe tollerato senza un acerbo rossore lo scorno del posponimento ad un collega d'inferior condizione. Ma sopra tutti ricusava di conde

scendere al quarto ch'era l'arcivescovo di Otranto, come ad imputato altre volte in causa di fede presso i cardinali della romana inquisizione. Anzi tre (1) anni di poi essendosi ritenuto il papa una nominazione di cardinale in cuore per esplicarla a grado di Cesare, questi col mezzo di Ferdinando della Vega propose di nuovo l'arcivescovo: ma senza effetto. Seguiva il pontefice dicendo intorno alla ricordata petizione di Carlo, che quanto era alla chiesta riservazione in petto di tanti cappelli sarebbe ella riuscita a gran dispiacere del concistoro, e ch'ei non così di leggieri avrebbene ottenuto il consentimento di tutti, senza il quale non era costume di farsi promozioni sì ampie. Ch'essendo egli pontefice nuovo, non aveva così ossequiose le volontà de'cardinali, come chi presiede a senatori da se creati. Aggiugneva la necessità di soddisfare ad altri principi, come al re Ferdinando che domandava quell'onore per fra Giorgio Martinusio monaco di san Paolo primo eremi

(1) Appare da una lettera del cardinal Morone al cardinal Polo in Fiandra a 19 di marzo 1554, nel registro del Polo da recarsi appresso.

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