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la lode di costanza che s'aveva acquistata in tutto il corso della vita, e massimamente sì dapprima nel perder la patria, il patrimonio, e i parenti per la religione; sì dipoi nel non perdere la tranquillità per vedersi fuggir di mano un pontificato già quasi posseduto più tosto che sperato. L'onore col quale il cardinal Polo era uscito di conclave senza esser papa, prevalere a quello di cento papati. Non l'offuscasse egli per tanto con atterrirsi da'cenni d'un semivivo (intendeva di Carlo V logoro già dalle malattie), ma perseverasse virilmente nel procacciarsi il più bel trionfo che possa riportare un senatore apostolico in render la Chiesa al patrio regno, e 'l patrio regno alla Chiesa. Creder sè che la divina provvidenza avesse tenute lungi dalla testa del Polo le corone pontificali per riserbarla ad una corona più appetibile, e più gloriosa, la qual egli non averebbe potuta conquistare, se l'altre che non conseguì, l'avesser imprigionato, come di fatto imprigionavan il pontefice, fra quattro mura. Non volesse dar materia di calunniare a chi gli apponeva, che coloro i quali gli stavan d'intorno, verdi ancora nella speranza del suo papato, il movessero ad operare con tal cautela onde non facesse alienar l'animo dell'imperadore: da cui sì come per addietro era stato portato, così per innanzi si confidassero che sarebbe sublimato. Queste punture valsero anzi a ferire che ad inanimare il cuore del Polo: il qual eccedea più tosto nel voglioso, che nel ritroso di quell'impresa. Ma per ogni parte gli apparivano indizii che Cesare nel volesse tenere indietro: ed egli stimava più onor della sede apostolica l'esser da lei rivocato, che da altri risospinto; e più servigio dell'opera il vederla commessa a un altro con frutto, che a se con titolo infecondo. Sentivasi (1) che nell'imperadore si fossero ingrossate l'ombre verso il Polo, perchè un nipote di lui con libertà giovanile avea biasimato in Dilinga, che la reina volesse soggettare se, e la patria ad un forestiero, il qual nipote nondimeno avea

(1) Tutto appare da molte lettere del mentovato registro, e specialmente da una di Luigi Priuli compagno del cardinal Polo al cardinal Morone, a 5 di giugno 1554, e da una del cardinal Polo al cardinal del Monte, a 4 d'aprile 1554.

poi servito laudevolmente a Maria contro a coloro che s'erano sollevati per tal cagione. Un altro suo nipote era uscito dell'isola a titolo di mal contento per queste nozze, venendo in Francia a trovare il zio, il qual perciò l'avea scacciato di presente dal suo cospetto. Anzi erasi imputato al Polo medesimo, che a Dilinga in publica mensa avesse dette parole in riprovamento di quel trattato. Il che (scriss'egli) non era vero; ma si era vero ch'egli si fosse astenuto dal profferirne il giudicio: e ciò per due cagioni: l'una, però che interiormente non sapeva determinarsi a giudicare quel maritaggio o profittevole, o dannoso; e forse più tosto il credea dannoso all'imperadore in addossarsi una tal soma, che alla reina in alterari vassalli: l'altra, perchè non gli pareva dicevole al suo ufficio, ch'era procacciarsi il cuore di tutti per guadagnar l'anime di tutti, il professarsi approvatore d'un consiglio il quale sapevasi che offendeva molti. Ma il papa veggendo lo sponsalizio conchiuso, e bramando che cessassero al cardinale gli ostacoli dell'impresa, il confortò che volesse non contrastare all'inevitabile; anzi dimostrarsi contento di ciò che Iddio aveva disposto, e di che poteva cavarsi utilità con approvarlo, e nocumento con riprovarlo. A che il Polo avanti di ricever tali conforti era già disceso, scrivendo lettere (1) d'affettuosissima congratulazione al nuovo re ed alla reina, e mostrandosi per tutti i versi a loro ossequioso. E la reina per altra parte facea continue dimostrazioni di riverenza verso la sede apostolica: e specialmente essendo vacate molte chiese d'Inghilterra, nominò ella uomini degni per vescovi, e scrisse al pontefice (2), con pregarlo della sua confermazione (sì come di fatto l'ottenne) (3) adoperando in ciò per mezzano il Polo. Imperò che quantunque esso per autorità ricevutane gli avesse confermati, e'l medesimo avesse fatto con un di quelli ch'eransi instituiti da re scismatici, non mancava contuttociò chi ne rivocasse in dubbio il valore, forse perch'egli non era

(1) Tutto sta nei predetto registro.

(2) A'25 d'aprile 1554.

(5) Sta negli Atti Concistoriali a 6 di luglio del 1554.

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entrato in possesso fin allora della legazione. Nè questa entrata s'apriva ancora al cardinale, bench'egli non rifinasse di procurarla, e con lettere alla reina, e coll'opera di fra Bartolomeo Caranza domenicano, il quale stava in molta riputazione presso il re Filippo, e che fu poi arcivescovo di Toledo. Onde il cardinale finalmente si mosse a scrivere (1) allo stesso re una lettera eloquentissima di più carte mista d'umile riverenza, e d'apostolica libertà. Nel medesimo tempo andò egli strignendo il trattato con Cesare: e videsi che la difficultà si riduceva nella certezza di non recar molestia agli usurpatori dei beni ecclesiastici, di che il Legato feconsapevole il papa (2). Indi a pochissimi giorni gli venne risposta di ciò che aveva scritto al re, portatagli da Simone Renard luogotenente d' Aimont, ambasciadore presso a Filippo, e alla reina sua moglie, dell'imperadore. La lettera era di fede nel

(1) Dal monasterio di Dilinga in Fiandra a 21 di settembre 1554.

(2) Lettera del cardinal Polo al papa a 13 e ai 14 d'ottobre 1554.

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