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messo (1), e oltre a ciò diceva che 'l cardinale con la sua lunga, e ardente avea voluto spronare chi da per se correva, e confortare il re a ciò a che egli avrebbe potuto, e voluto confortare altrui. La somma poi dell'ambasciate commesse a voce consisteva in tre punti. Nell' intender primieramente, se'l cardinale (2) sarebbesi contentato per que giorni d'entrare senza l'insegne, e senza il titolo strepitoso e molesto a molti di Legato apostolico: essendo per altro accetta nel regno la sua persona, ed offerendogli il re ogni onore d'incontramento in grado di cardinale: con riserbarsi poi d'assumere il nome, e l'esercizio di Legato a più acconcio tempo. Secondo, s'egli intendeva d'usar le sue facultà da per se, o pure comunicando prima il tutto con le maestà loro. In terzo luogo, che saria convenuto d'ottener dal ponteficel'amplificazione delle medesime facultà: perciò che in esse concedendosi a lui (3)

(1) A' 22 d'ottobre.

(2) Lettera del cardinal Polo al papa a 25 d'ottobre, e ad Enrico Peningo, e al cardinal Morone ai 28 d'ottobre 1554.

(5) Furono segnate agli 8 di marzo, e più spe

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balia di perdonare a caduti, di dispensar co' preti ammogliati di fatto, sì però che più non ministrassero all'altare, nè ritenessero titoli di beneficii, e con altre condizioni, di rilassar per qualche legittima cagione il vietamento de'cibi più sustanziosi ne giorni di penitenza, e d'usare altre condescensioni, gli si dava similmente autorità transigendi, et componendi sopra i beni usurpati. La qual forma di parlare movea sospetto a quei possessori, ch'egli dovesse quivi ergere un tribunale, e chiamarli tutti in giudicio. Onde il re significava, per quiete publica far di mestiero che 'l papa mandasse al Legato podestà eziandio di liberamente donare. E che se il Legato stimava che una tal facultà gli dovesse certamente venire, avria potuto prevenirla con l'andata; ma ove ne stesse in dubbio, parer buono l'aspettarla. Fu risposto dal cardinale sopra'l primo: che quantunque la diuturna dimora almeno avrebbe richiesto d'essere risarcita nella riputazione con ogni più ampia onoranza

cificatamente a 29 di giugno 1554, e stanno nel predetto registro,

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nel primiero ricevimento, nondimeno conformandosi egli alla pia volontà del pontefice, la qual era d'agevolare in ogni modo la salute di quel reame, sarebbe stato contento d'entrare in forma alquanto meno splendida della dovuta. Sostener egli tre persone, la sua privata, quella di ambasciador pontificio, e la più maestosa di Legato apostolico: per tanto, che non avrebbe ricusato d'entrare con la seconda, e senza la terza. Intorno alla seguente proposta; ch'ei sempre avea portato animo d'operare ogni cosa con la participazione delle maestà loro, e che tale sapeva esser altresì la mente del papa. Dell'ultima, ch'egli oltre a quelle speciali facultà aveva una Bolla, ove sua beatitudine gli concedeva generalmente di fare quanto giudicasse acconcio per la salute di quelle anime: volendo ch'ivi s'intendesse compreso eziandio ciò che richiedesse special menzione di sua natura: e ne prometteva in parola di pontefice la ratificazione. Della qual Bolla mostrò gran soddisfazione il messo regio, e ne volle un esempio da comunicarlo al re Filippo: dicendo, che se prima gli si fosse notificata, minori, e più brevi sarebbono state le malagevolezze. Aggiunse il Polo, che ne avrebbe anche procurato dal papa l'espresso potere: e ch'era certo, non voler la santità sua dall'Inghilterra se non la salute dell'Inghilterra, e niuna utilità temporale. Si veramente ch'esso Legato non consentirebbe mai di contrattare con quei che dovesser ridursi al grembo della Chiesa: però che ciò non sarebbe nè sicuro per l'anima di chi si riduceva, nè onorevole alla dignità di chi l'accoglieva: ma, che dopo una libera conversione avrebbe egli usata con tutti ogni più caritativa, e paterna larghezza. Il nunzio che fu presente a questo colloquio, s'innoltrò più del Legato a promettere qualunque benignità dal canto del papa: sì che l'ambasciadore ne rimase appagato. Il quale in fine aggiunse: che gli restava d'adempiere l'ultima parte della sua commessione, ciò era d'offerire al Polo in nome de' suoi principi l'arcivescovado di Canturberi, che tiene il primato nell'Inghilterra, e che dovea vacare per la cagione da spiegarsi poco appresso. Al che il Legato rispose dopo i convenevoli ringraziamenti: che per esser lui ministro del pontefice, non era uomo di sua ragione in accettar veruna cosa per suo profitto. Senza che, non avrebbe potuto trattare d'alcun suo interesse privato, innanzi che avesse effetto il negozio publico della sua inchiesta. Tosto che seppesi in Roma il cenno fatto da Cesare per l'ampliazion delle facultà, e prima che se ne intendesse la significazione del re suo figliuolo, si diedero elle larghissime (1), e con l'assenso universale del concistoro. E parimente nel concistoro (2) s'era approvato dal pontefice, come da supremo signore del reame napoletano, che Carlo il tramandasse in Filippo. Il che parve convenevole al decoro dello sposo, acciò che non avesse per la sua parte minor dignità di quella che ricevea dalla moglie. Ma innanzi che arrivassero le risposte di Roma intorno allo stendimento delle podestà date al Polo, eransi appianate tutte le difficultà di quella legazione nell'Inghilterra;

(1) Appare da una del Morone al cardinal Polo a'5 d'ottobre 1554. (2) A 25 d'ottobre 1554.

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