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sì che in ultimo la reina rimandò (1) al cardinale un cappellano di lui con lettera di credenza, nella quale brevemente esprimeva, che dal re nel consiglio era stato conchiuso il negozio della sua lungamente desiderata venuta, e dell'unione di quel regno alla Chiesa cattolica. Ora andò egli non in dignità di semplice ambasciadore, ma di Legato. E prima rivocati i bandi contra la sua persona, indi fattogli occorrer per via due principali baroni, finalmente nell'entrata sua in Londra fu accolto alla riva del Tamigi dal re medesimo. Il quale ad un signor inglese che fesembianza di maraviglia, perch'egli iva incontro a un suo suddito, rispose, che andava incontro ad un Legato del papa. Dipoi convenne d'aggiustar varii punti a fine di stabilire il ritorno del regno all'ubbidienza della Chiesa. Ultimamente conchiuso il tutto, e raccolti gli stati il giorno di sant'Andrea (2) nel palagio della reina coll'assistenza del Legato, vi fe un lungo ragionamento il grancancelliere, ove disse che'l Polo era l'angelo dell'In

(1) A”3 di novembre 1554.
(2) L'anno 1554.

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ghilterra: e tutti i raunati esecrarono solennemente l'eresia, e promisero ubbidienza al sommo pontefice. Al quale il re scrisse tosto un'ossequiosissima lettera di sua mano, che fu letta in concistoro a porte aperte: (1) e se ne rendettero in Roma a Dio i più solenni ringraziamenti con messa papale, con publiche processioni, con universali digiuni, e con pienissimo giubileo. Il Legato, benchè fremesse l'invidia contra di lui per rispetti di religione e di stato, continuò sempre in grande autorità : e col suo consiglio, e con l'amplissimo potere datogli ed accresciutogli dal pontefice a petizion dei due re consorti, furono discacciati i pastori infetti dalle chiese, ed esse provvedute di quegli zelanti cattolici, i quali, con tollerar per la religione gli esilii e gli spogli nel tempo della persecuzione, s'erano mostrati meritevoli delle mitre. Vicende di fortuna ch'empiono di maraviglia i mortali: ma non a ragione, in un mondo ove i variamenti son così spessi, e l'incostanza sì naturale, che nulla ci

(1) A' 14 di dicembre 1554.

saria più debitamente ammirabile della fermezza. Meno felice era il corso de successi in altre regioni: il che toglieva al papa di gustar sincero il dolce di quella prosperità. E non che ne paesi lontani, ma nell'Italia ed alle porte del suo dominio vedeva egli tumulti ed apparecchio di stragi. I bollori di Siena, in cambio di tranquillarsi, ogni giorno s'infervoravano. Aveva già prima Giulio con assidue industrie fermata una convenzione fra i cesariani ei francesi (1), per cui gli uni e gli altri ritraessero le loro armi: e'l governo civile di quella signoria fosse retto dal cardinal Cervino, uomo di sperimentata bontà e prudenza, e grato a quei cittadini come nobile di Montepulciano, città vicina di luogo, e altre volte congiunta di stato al Senese. Ma il cardinal di Ferrara con varie arti ne avea procrastinata sì lungamente la soscrizione, che l'esercito spagnuolo per comandamento di Cesare era stato costretto a partirsi per afforzar le spiagge del regno napoletano

(1) Vedi l'Adriano nel libro 11 e 12.

contra i temuti assalti dell'armata turchesca. Onde il papa aveva disposto d'impiegar la virtù del Cervino in altro ministerio vie più conforme all'inclinazione dell'uomo, chiamandolo in Roma con lettera di suo carattere: e ciò era l'assister alla deliberazione d'alcuni capi intorno alle riformazioni, la quale il pontefice riputava in quel tempo assai necessaria. Ma per varie difficultà la Bolla destinata a quell'opera non si potè assettare (1) fin presso alla morte di Giulio : nella qual Bolla contenevasi la riformazione del conclave e del clero. Sì che nè pur v'ebbe tempo, ch'ella ricevesse quelle solennità per cui obligasse i cardinali e gli altri ecclesiastici o nell'uno o nell'altro foro, come rispose (2) nella sedia vacante una scelta d'eminenti legisti addimandatane per commessione del collegio dal cardinal Carrafa decano. Ora tornando alle rivoluzioni di Sie

(1) L'instruzione data ad Antonio Agostini uditor di Ruota, mandato nunzio al re d'Inghilterra a 50 di gennaio 1555, allegata appresso.

(2) Atti Concistoriali a 25 e a 29 di marzo, e a 5 di aprile 1555.

na, la partenza degli Spagnuoli senza stipulazione del già divisato accordo, la quale parve un gran vantaggio de Francesi, partorì la loro ruina in quello stato. Essi, baldanzosi dalla potenza, diedero molestie al duca di Firenze aderente di Cesare nell'isola dell'Elba , e sì lo provocarono a chiamar gl'imperiali in soccorso. Onde venuto con vigoroso esercito il marchese di Marignano, sforzò a combattere Piero Strozzi capitano de' Francesi, e lo sconfisse. Dipoi assediata Siena, si pose a strignerla con la fame. Avvenne fra tanto (1), che Ascanio della Cornia nipote del papa e soldato di Cesare, adescato da una simulata macchinazione di tradimento a sorprender Chiusi, corse mal cauto all'impresa; ma essendo la trama doppia, rimase prigione, e fu mandato in Francia. D'onde poi cortesemente venne renduto al papa dal re; ma con obligazione di tenerlo in deposito come suo cattivo. Tali erano fin allora i successi di quell'armi. Benchè questa guerra in paese confinante assai agitasse il pontefice ; nondi

(1) Lettera del cardinal del Monte al Delfino

all'ultimo di marzo, e a 25 d'agosto 1554. T. VII. 9

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