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suo pontificato, e nel sessantottesimo della sua vita, per difetto (1) di cibo (come spesso accade che i beni della fortuna a chi ne ha più abbondante possesso, più manchino poi nell'uso, mancando loro l'arte d'usarli) e per brama sconsigliata di sanare da malattia insanabile. Il caso fu, che tormentato il pontefice con acuti e ostinati dolori dalla podagra, sperò di farla morir di fame. E là dove il suo gran corpo, e il suo valido stomaco richiedevano, e usavano molto e duro pasto; egli andò successivamente nell'una e nell'altra condizione attenuandolo per modo, che attenuò insieme, ed al fine estinse dopo un mese di tal importuna dieta il calor vitale: divenendo materia di lutto, quand'egli aspettava di rallegrare se, e la sua corte col ricevimento d'una solenne ambasceria d'ubbidienza inviatagli da re d'Inghilterra composta di tre persone: una a nome degli ecclesiastici; un'altra del baronaggio, la terza del popolo. Il di penultimo della sua vita (2) chiamò il col

(1) Sta nella vita già mentovata del cardinal Prospero Santacroce.

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legio, e commise loro la cura dello stato ecclesiastico. Fu Giulio di nascimento ordinario, d'intelletto più che ordinario, migliore a trovar nuovamente il buono, ch'a fermarsi nel già trovato. Passò per molti gradi al supremo. Ed oltre a minori ufficii intervenne al concilio di Laterano, e vi orò solennemente. Fu arcivescovo di Manfredonia, due volte governator di Roma, ed anche uditor della camera. Nel tempo del sacco essendo consegnato per un degli ostaggi a vincitori, videsi in grave rischio d'ignominiosa morte fra la barbara loro ingordigia. In qualità di cardinale resse le principali provincie dello stato ecclesiastico: e s'illustrò come uomo di sapere, e di coraggio nella presidenza lunga, e torbida del concilio. Fu tenero nell'amare, presto all'adirarsi, ma non meno al placarsi. Aperto per natura, ma coperto quant'egli voleva, per arte. Prono alle ricreazioni, ma di pari anche al negozio. Le instruzioni date a ministri nel suo pontificato, che sono la maggior parte dettate da lui, come per poco tutte le lettere di grave affare, mostrano sottile ingegno, e fina prudenza di stato, nè minor zelo del ben publico, e della religione (1): ma vi si scorgono alcune forme di più efficacia che maestà, le quali fanno arguir mancamento d'una perfetta gravità, e moderazione. Ebbe animo benefico, ma talora senza scelta; non lasciando egli già irremunerati i più degni, ma beneficando con essi ancora i men degni. Portò grand'affezione al suo sangue, distribuendo varie porpore tra parenti; alcuni de'quali divennero poi meritevoli dell'onore non meritato quando ottenuto. E specialmente nel cardinal de Nobili la tenerezza degli anni aggiugnendo ammirazione alla santità, parve aggiugnere, e non torre decoro alla dignità. Ma sopra tutti amò, e sollevò uno fuor del suo sangue, non degno nè prima nè poi, che fu il cardinal Innocenzo del Monte. S'astenne d'alienare ne'suoi i beni della sedia apostolica; onde solo a vita donò ad Ascanio della Cornia un castello presso a Perugia: e al proprio fratello suo Balduino die lo stato di Camerino simil

(1) Si riferisce in varie lettere del segretario Dandino.

mente a vita, levatogli poi dal successore che lo risarcì dell'entrate. Raccontano, che 'l mentovato fratello il combattè (1) fin all'ultimo per impetrarne a favor di tutti i suoi discendenti il feudo; e che'l pontefice ne fu ritenuto da liberi consigli del cardinal Cervino. Molto più si mantenne intatto da legarsi a potentati per grandezza de'parenti. Solo dal duca di Firenze, signore del Monte Sansavino sua patria, accettò l'investitura di esso in persona del fratello; non sapendo rattemperarsi dal diletto di vedere i suoi dominar fra quelli con cui s'erano allevati eguali. Un simile allettamento per avventura il trasse l'ultim'anno a stabilir matrimonio (2) tra Fabiano figliuol naturale ma unico del fratello (dopo la morte di Giambattista) ed una figliuola del duca Cosimo, che fu poi collocata ad Alfonso duca di Ferrara. Di che di contezza al concistoro (3), assicurandolo, che quel maritaggio niente avrebbe pregiudicato al

(1) Il Bzovio nell'anno 1555, ed altri scrittori di quel tempo.

(2) Lettera del cardinal del Monte al nunzio Delfino a 13 d'aprile 1554.

(5) A'6 d'aprile 1554.

ben comune. Il pontificato suo rimase di poco gloriosa memoria per l'infortunata impresa di Parma, per la dissoluzion del concilio, e per l'accordo di Passavia. Tutto ciò pareva ricompensato dal racquisto dell'Inghilterra, s'egli ne avesse colto pur altro che i fiori; o se 'l frutto fosse stato durevole per la Chiesa. Morì con tenue estimazione, nè con maggior benivolenza; perciò che certa sua libertà, e domestichezza, che nell'equalità di privato l'avevano altrui renduto più amabile, nella maggioranza di principe il rendettero men venerabile: senza la qual prerogativa il principe non essendo riputato buono in sua condizione, nè ancora suol esser amato. Contuttociò l'opinione gli fu ingiusta; però che i suoi difetti erano di maggior vista sì, che i suoi pregi, ma non forse di maggior peso. In somma eziandio l'onore, come tutti i beni umani, salvo l'unico vero bene ch'è la virtù, sta in arbitrio della fortuna. Nella sedia vacante da cardinali confermossi (1) a Legato di Borgo, e per con(1) Atti Concistoriali a 25, a 24 e 26 di marzo 1555.

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