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seguente a guardiano del conclave Ascanio della Cornia. E ciò non senza qualche contrasto de'baroni: da quali gli s'opponeva, ch'egli era cattivo del re di Francia, e soldato di Cesare, e però incapace di tal cura, come di sommo pregio, così di somma gelosia. Onde il collegio per disgombrare si fatti ostacoli, dichiarò ch'esso inverso di quel ministerio indirizzato alla secura elezione del vicario di Cristo, rimanesse sciolto da tutti i prenominati legami. Nel conclave le forze del cardinali francesi diero speranza di ascendere a quel di Ferrara lor capo: a cui per la potenza della sua casa, e per le doti del suo animo non mancavano altri aderenti. Gl'imperiali adunque, intenti a liberarsi da questo rischio, si rivolsero ad un porporato d'universale applauso, e però d'agevole riuscita. Fu questi il cardinal Cervino: senza ritrarsene loro nè per averlo escluso altra volta, nè per le acerbe dichiarazioni, e orribili minacce o uscite da Cesare, o rapportate a nome di Cesare contra di lui. Perciò che giudicarono, che in un animo saggio, e composto i maggiori beneficii, ed i rispetti del ben comune spuntino gli stimoli della vendetta per le ingiurie sofferte. Ma perchè un gran valore, quando non è stato in ozio, convien sempre che abbia concitata qualche malavoglienza o per offensione, o per dissensione, o per emulazione, gli fecer contesa molti de'cardinali, e massimamente (ciò che parve mirabile) de Francesi: o fosse per sostener le speranze del cardinal di Ferrara, che (1) specialmente gli fu contrario; o vero per una certa regola d'abborrire quel che l'avversario appetisce. Contuttociò, non essendo il numero sofficiente per impedirlo, convennero piampiano essi con gli altri nell'elezione; la qual seguì di concordia a nove d'aprile. Non volle mutare il nome suo di Marcello. Lo stesso poc'anzi avea fatto Adriano VI a conforti dell'ambasciador cesareo, per l'eccellenza de pontefici così nominati: e Marcello II volle imitarlo per un simile affetto verso la memoria del glorioso pontefice e martire di questo nome.

(1) Si riferisce in una lettera del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio suo ministro in Francia a 14 di maggio 1555.

Tosto palesò egli la sua moderazione e circuspezione nel dare il rifiuto ad un'inchiesta per altro assai attrattiva e vistosa in pro de' vicini e quasi compatrioti. Essendosi fra quel tempo ridotti i Senesi all'estremo, e sperando pur essi d'impetrare aiuto da un futuro pontefice, com'è solito del principi nuovi l'abbracciare imprese appariscenti di sovvenir agli oppressi, aveano perciò prolungata la dedizione, con qualche sollecitudine del duca Cosimo: onde, tosto che Marcello fu assunto (1), affidati dalla propinquità e quasi identità della patria, supplicarono a lui di soccorso. Ma egli intendendo, che, se voleva operare come cittadino del suo paese, non poteva farsi riconoscere come padre della cristianità, gli confortò a ubbidire al tempo, e a procurarsi le men dure condizioni da vincitori. Sì che, stabilitosi immantenente l'accordo, uscì di Siena il signor di Monluc: e v'entrarono gl'imperiali co'Fiorentini. I primi pensieri del pontefice furono di proseguir l'impresa della riformazione: (1) Vedi l'Adriano nel libro 12 in fine.

e intorno ad essa tosto deputò alcuni cardinali, che nello stesso carico rimasero poi confermati dal successore (1). Ma per le assidue fatiche della settimana santa superiori alla virtù del suo corpo, non del suo animo, contrasse infermità, la quale con un accidente di gocciola il tolse di vita l'ultimo giorno d'aprile, e ventesimo secondo del suo pontificato. Può egli chiamarsi felice, quanto è alla fama, per quello stesso che parve infelicità: quando a gran pena avria potuto agguagliar con l'opere la sublime opinione lasciata da lui di ciò che, se fosse vivuto, avrebbe operato. Non era intervenuto nell'elezione di Marcello il cardinal Farnese. Egli dopo la guerra di Parma non avea mai consentito di tornare stabilmente a Roma; e soggiornava nella sua legazione del contado avignonese, quantunque invitato da Giulio (2) con offerta di grossa provvisione, e d'onorevole amministrazione. Ma udita la morte del papa, e venuto al con

(1) Atti Concistoriali a 29 di maggio 1555. (2) Contiensi nella mentovata lettera di Giulio III al Cervino.

clave, trovò creato il nuovo pontefice coll'opera specialmente de'cardinali di Sant'Angelo suo fratello, e di Santa Fiora suo cugino: e ricevette da lui singulari carezze, e promesse. Portava il cardinal Farnese di Francia lettere del re Arrigo a cardinali di quella parte in favor del cardinal Polo, che nella rammemorata legazione avendo conversato col re a faccia, avea guadagnata la sua benivolenza: oltre a quello che dal medesimo cardinal Farnese erasi adoperato co' suoi ufficii presso al re in pro di lui: onde, caduto Marcello, di tali lettere sperò giovarsi. Ma scontrò (1) sensi molto alieni negli altri cardinali di quella parte, e specialmente nel cardinal di Bellai il più antico della nazione, e in quel di Ferrara il capo di quella schiera: dicendo essi che occorrevano loro gravi ragioni contrarie da far sentire al re: onde conveniva attenderne la risposta; e fra tanto ritardar l'elezione, finchè giugnessero ancora gli altri cardinali franzesi, i quali afforzas

(1) Tutto sta in tre lettere del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio suo ministro in Parigi, degli 11 e de 14 di maggio 1555.

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