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chi ben l'amministrasse e nello spirituale, e nel temporale; come per servigio della camera, la qual verrebbe in questo modo a sgravarsi della provvisione che sumministrava al cardinale per suo sostegno. Ben in tale opportunità con forme d'onore il giustificò in un suo Breve dell'accusa datagli presso a Carlo, che avesse tramato di levarli il reame di Napoli, e trarlo in dominio di Paolo III: dicendo esser incredibile ciò d'un uomo tutto affisato alle cose sacre sì nella lezione, sì nella contemplazione, sì nell'azione. Ma oltra la contrarietà dell'imperadore all'innalzamento del cardinal Caraffa, anche per altro era ciò lungi dal verisimile; essendo in quell'uomo paventata da tutti una severità di virtù nulla temperata nè dalla esperienza degli affari civili per la solitudine della vita (1), serbata da lui per

(1) Di ciò che appartiene all'inclinazione, e alla vita del cardinal Pietro Caraffa, lontana dalle faccende temporali, si può vedere una lettera stampata di Giammatteo Giberti Datario; il qual riferisce, che 'l Caraffa aveva cambiate le due chiese di Brindisi, e di Chieti col chiostro per desiderio della contemplazione: e il racconto scritto da saggia penna di quel conclave, in cui si dice di esso. Non avendo

quanto gli era stato permesso, eziandio tra la frequenza delle gran corti abitate, e tra gli affari del gran carichi esercitati; nè dalla pieghevolezza verso il consiglio altrui per la fidanza del proprio. Nondimeno sapeva il cardinal Farnese, che le cose molto abborrite, quando si veggono tentar da vicino, benchè senza verisimiglianza di riuscita, atterriscono, e muovono a patteggiare per liberarsi dalla sollecitudine. Perciò a fin di ritrarre i convenuti dall'assunzione del Puteo, deliberò di condurre il Caraffa nella cappella Paolina, dove sogliono i nuovi papi adorarsi. E quantunque non avesse credenza, aveva nondimeno prontezza d'esaltarlo quando l'impresa si ritrovasse più agevole alla mano, che al pensiero: poichè nè il rispetto o di Dio o dell'onore il potea rimordere d'aver innalzato a quel grado il decano del collegio, illustre di nascimento, ben fornito di sacre lettere, e venerabile per una virtù esemplare; nè le ragioni dell'utilità mondana il potevano per la vita ritirata che sempre avea tenuta, potuto condannare per mal accorto d'aver posto lo scettro in mano ad una creatura di Paolo III, della quale aveva provata la gratitudine al sicuro paragone della fortuna travagliosa ne'tempi di Giulio. Oracciò che l'umana sagacità rimanesse ogni di più schernita in quella grandissima azione, ove deputandosi il vicario a Cristo, egli ne vuole ed essere ed apparire il vero autore, molti cardinali s'aggregarono al Farnese, qual tirato dagli altrui conforti, qual da senso di coscienza inverso la probità della persona, qual dalla piena de'colleghi, veggendone un grande stuolo concorrervi, e credendone il numero sofficiente per l'effetto. Sì che di quarantaquattro ch'erano al conclave, tutti s'accostarono al cardinal Caraffa, salvo diciassette, i quali nella sala del concistoro si congregarono insieme ad opporglisi. Ma questi pur superavano di tre (non potendo l'eletto adorar se stesso) la porzione bastevole per impedire: ed erano di grandissima qualità ed autorità. Onde tra perciò, e perchè l'escludere suol esser più agevole che l'eleggere, poste le speranze di molti, l'effetto rimaneva ancora lontano da ogni probabil giudicio. Ma intervenne (1), che Ottone Truxes cardinal d'Augusta, prelato d'altissima estimazione per ogni pregio, e massimamente fra cesariani; benchè la mattina avesse dato cenno al maestro delle cerimonie, che quel giorno il Puteo diverrebbe pontefice; e dipoi risapendo la tentata novità pel Caraffa, fosse prorotto in dire allo stesso: che fa quel teatino ambizioso? la sera sentì mutarsi il cuore. Onde confessatosi e celebrata messa l'altra mattina per tempissimo con divozione assai maggior dell'usata, incontamente fesignificare al Caraffa per l'antidetto maestro delle ce rimonie, che voleva concorrere ad esaltarlo. L'esempio d'un tant'uomo commosse in maniera gli altri escludenti, che rimasero parte cambiati d'intelletto, parte smarriti d'animo. Per contrario quei ch'eransi raunati nella cappella per adorare il Caraffa, benchè la maggior parte (o più tosto tutti, com'egli stesso riferiva) (2)

sapere quello che pare che sia necessario al governo publico.

(1) Tutto sta nel Diario del maestro delle cerimonie a 22 ed a 25 di maggio 1555.

(2) Sta nella relazione dell'ambasciador Navagero fatta al senato veneto l'anno 1557, fra le scritture de signori Borghesi,

nol desiderassero, perseverarono costanti. Sì che finalmente fu eletto e publicato il dì ventesimo terzo di maggio: ascendendo egli al trono (1) di vicario di Cristo in terra quel giorno appunto che celebravasi l'ascensione di Cristo al trono del cielo. E dopo aver il nuovo pontefice richiesti i cardinali più volte (2), che gli proponessero il nome da imporsi, al quale non avea mai pensato, come non avea pensato all'occasione d'imporlosi; tacendo essi per modestia, in ultimo a fin di mostrar qual affetto egli portasse a Paolo III che gli avea dato il cappello, e al cardinal Farnese che gli aveva procacciata la corona, volle chiamarsi Paolo IV. Nel primo suo concistoro publico, il qual si raunò a 30 di maggio (3), prestò l'ubbidienza Ercole duca di Ferrara; indi in un altro a 21 di giugno furo accolti gli ambasciadori inglesi, i quali per parte del regno chiesero venia del preteriti errori; e fu loro perdonato con riceverli nel grembo della Chiesa. E però che

(1) Gli Atti Concistoriali.
(2) Gli Atti Concistoriali.
(5) Sta nel Diario soprallegato.

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