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a già detti ambasciadori nel primo avvento fosse lecito nominar come re d'Inghilterra, e insieme d'Ibernia i loro signori, il papa in un concistoro segreto raunatosi a questo fine il di settimo di giugno, disse che l'isola d'Ibernia, dapoi che i re d'Inghilterra ne avevano acquistata la dominazione per opera della sedia apostolica, erasi posseduta da loro con semplice nome di signori, ma che ultimamente Enrico VIII, già partito dall'unità della Chiesa cattolica, e dall'ubbidienza del romano pontefice ne aveva usurpato il titolo regio sotto colore di certa legge fattasi dal parlamento di quell'isola. E che tanto egli, quanto Eduardo suo figliuolo, i quali mentre vissero si trattarono come re d'Inghilterra, s'erano intitolati anche re d'Ibernia. Ora, esso pontefice a supplicazione di Filippo e di Maria ergerla in reame senza pregiudicio di qualsivoglia ragione che sopra lei si dovesse o alla sedia apostolica, o a qual che si fosse. E le recitate parole far poste in una publica Bolla segnata nel medesimo giorno. In quello stesso concistoro il pontefice annoverò nel collegio Carlo Carrafa suo

a

nipote (1): di cui nella condizione di cardinale avea dimostrata pochissima soddisfazione (2), come d'animo totalmente militare, ed opposto a quello del zio ch'era tutto ecclesiastico: ed unitamente gli commise la legazion di Bologna, e 'l supremo

luogo nel governo. Era Carlo figliuolo ul

timo del conte Alfonso di Montorio fra-
tello di Paolo. Onde, condannato a tenue
fortuna dall'ordine del nascimento, aveva
aspirato ad ingrandirla coll'industria
delle fatiche. Educatosi da giovinetto
a servigi del cardinal Pompeo Colonna,
s'era dipoi aggregato a cavalieri di san
Giovanni, ed alla corte del duca Pier
Luigi Farnese. Indi avea militato sotto il
marchese del Vasto, e sotto il duca Otta-
vio per Cesare nelle prime guerre co'pro-
testanti; ma con più di valore che di for-
tuna. Onde partitone, s'era posto al soldo
del duca Ottavio, ed ultimamente del re
di Francia nelle guerre di Siena guidate
da Piero Strozzi: il che tanto più aveva
renduto lui, e 'l zio diffidente all'impera-
dore. Quando Paolo fu assunto, giugneva
(1) Gli Atti Concistoriali.
(2) La mentovata relazione del Navagero.

Carlo all'anno trentesimo ottavo: e fioriva di quelle doti ch'essendo indifferenti a riuscir in ottimo, o in pessimo effetto, secondo la congiunzione o con la virtù, o col vizio, son chiamate virtù dal popolo; e che 'l facevano parer degno del cardinalato agli occhi passionati del zio: acutezza d'ingegno, avvenentezza di lingua, vigor d'animo, valor di mano, spiriti di gloria; ma tutto signoreggiato, più che dalla ragione, dagli appetiti, e massimamente da quello, ch'essendo il più nocivo, appare il più nobile; cioè da una ambizione insaziabile di dominare, stimolata dall'immagini de'maggiori, e sollecitata dalla nuova fortuna: quasi ella non tanto gli avesse fatto un gran dono, quanto una gran promessa. Dopo la risarcita unione dell'Inghilterra alla Chiesa applicò le debite cure il pontefice per medicar i disordini cagionati colà dalla scisma. Fra i vescovi di quel regno infetti della preterita pestilenza, il maggiore trovossi il peggiore: questi fu Tommaso Crammero arcivescovo di Canturberi, e primate del regno. Era egli stato non pur eretico, ma eresiarca; e dipoi avea pertinacemente sostenuti gli errori in faccia d'un suddelegato apostolico. Onde riferitasi più volte (1) la sua causa dal cardinal Puteo nel concistoro, fu quivi dannato non solo alla privazion della mitra, ma della vita, nella forma usata da tribunali ecclesiastici, decretandone la consegnazione al braccio secolare che lo diede alle fiamme. Amministratore perpetuo di quella chiesa per nominazione della reina fu deputato (2) il cardinal Polo; facendone il papa un'ornatissima laudazione, e constituendolo nella classe de'cardinali preti, sì com'egli allora di fatto prese l'ordine sacerdotale. E perchè in quel regno nel tempo della scisma s'erano fatte, secondo che riferimmo, gravissime usurpazioni di beni ecclesiastici, alcune da privati, altre dalla corona, le seconde con più larghezza furono riparate dalla reina: intorno alle prime si giudicò profittevole l'usar condescensione, per non arrolare tutti gli usurpatori agli stendardi

(1) A'29 di novembre, e a 4 di settembre 1555, come negli Atti Concistoriali.

(2) Agli 11 di settembre 1555, come negli Atti Concistoriali, ed anche nella vita del Polo.

della non bene abbattuta eresia, col soldo di sì grave interesse.

Mentre la Chiesa ricuperava nell'In ghilterra, s'accrescevano le sue perdite nella Germania. Tennesi (1) la dieta in Augusta dopo la ricordata partenza del Legato Morone. Il nunzio Delfino, risaputa l'elezion di Paolo IV, chiese d'aver successore, come si fa per usar modestia, e per sottrarsi al rischio di manco onorevole rimovimento, non per desiderio d'impetrazione: e gli fu risposto, che venisse in Roma per informare il pontefice di quelle faccende, e fra tanto raccomandasse i negozi a Luigi Lippomani vescovo di Verona, il quale di là passerebbe, essendo inviato dal pontefice per nunzio in Polonia, a fine di conservar nella fede quel regno, a cui molto già si stendeva il malore della vicina Germania. Pervenuto il Lippomano ad Augusta, congiunsero amendue ogni forza de'loro ufficii col re, perchè non consentisse a verun pregiudicio della religione ortodossa. Indi partitosi il Delfino per Roma, die il Lippomano a Ferdi

(1) Tutto si narra nella già detta Relazione del Delfino al Carrafa.

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