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nando una ponderosa scrittura, dove mostrava che le quistioni di fede non hanno altro tribunale che la sedia apostolica. Ma veggendo presagii di sventurata conclusione, riputò miglior partito seguire il suo viaggio in Pollonia, che rimanere in persona di rappresentator pontificio, spettatore poco onorato di quelle offese alla religione, delle quali non poteva essere impeditore efficace. Il re Ferdinando confortò con lunga orazione gli ordini all'unità della fede, e alla pace. Dipoi scorgendo gli umori non ben disposti, nè potendo operare coll'autorità, e col consiglio d'alcun ministro apostolico, giudicò buono di non deliberare l'articolo riserbato, in quale de quattro proposti modi si potesse ciò conseguire, ma di rimetterlo ad un'altra futura dieta. Ben fra tanto consentì a gravissimi detrimenti della religion cattolica, non però a perpetuo, ma fin alla concordia finale. Scusavasi egli di ciò, apportando, che aveva richiesto d'ordini specificati l'imperadore, esortandolo alla pace con la Francia, la quale anche era promossa dalla reina Maria, stimolatavi dagli ufficii del cardinal Polo: ed avergli ricordato esser questa l'unica arme per franger l'orgoglio del protestanti: ma che Cesare in cambio di mandargli le ricercate commessioni, gli aveva in secca forma risposto, non poter egli e per malattia di corpo, e per distrazione di guerra applicar l'animo agli affari dell'Alemagna: onde a esso Ferdinando ne rimettea la disposizione. Che in quel tempo quasi tutte le città, e i signori germanici stavano fra se in differenze, e inimicizie per contese o di religione, o di stato: il che cagionava la ruina del paese. Che mentr'egli dimorava alla dieta in Augusta, i principi protestanti di potentissime famiglie, come di Sassonia, di Brandeburgo, e d'Hassia, eransi ragunati a Naumburgo, quasi in una contraddieta, ed avevano scritto a lui di voler confermare una certa lega, la qual chiamavano ereditaria fra loro, per esser ad ogni accidente uniti, ed in pace: il che voleva dire, per esser disuniti ed in guerra con Cesare, quando ricevesser molestia nella libertà di lor setta. E finalmente conchiudeva il re in sua discolpa, ch'egli niente aveva fatto, salvo approvar ciò in

che erano convenuti unitamente cattolici T. VII. 11

ed eretici, ecclesiastici e secolari. La sustanza del recesso fu. Che Cesare, verun signore cattolico potesse molestar quelli della confessione augustana per l'ordinazioni che avevano statuite fin allora, o che statuissero nel futuro: questi scambievolmente i cattolici o ecclesiastici, o secolari. Che chiunque non s’atteneva nella religione o all'una, o all'altra delle prenominate parti, fosse ischiuso dalla concordia. Che niuno fra gli ordini dell'imperio dovesse allettare alcun signore, o alcun suddito di esso alla religione sua propria, prendere la tutela de'vassalli contra il padrone: e ciò senza pregiudicio di quegli stati che per antico diritto potevano eleggersi il protettore. Che se i vassalli o degli uni, o degli altri volessero con le famiglie mutar paese, e vendere i beni, non fosse loro disdetto, salvo tuttavia il diritto de signori nelle persone servili: abbondando la Germania di servi obligati alla gleba, come parlano i legisti. Che quanto era agli spogli fatti de beni ecclesiastici, si rimettevano alla concordia di Passavia, in virtù della quale sospendevansi queste cause intorno al passato fin alla futura dieta. Che la giurisdizione ecclesiastica non s'esercitasse nelle cose appartenenti alla presente concordia, ma bensì nel resto: lasciandosi riscuotere alle persone ecclesiastiche i consueti diritti, purchè o per se stesse, o con l'opera de parrocchiani provvedessero a lor ministerii ed al mantenimento solito degli spedali, e delle scuole. E se intorno a ciò nascesse controversia, divisavasi la maniera di terminarla per via d'amichevoli componitori. Nel che vennero gli ecclesiastici a ceder solennemente quella ragione, il cui uso di fatto era già loro impedito dalla forza de protestanti; ciò fu di poter esercitare la riscossion de proprii diritti, e far altre esecuzioni nelle terre situate dentro al territorio spirituale degli uni, e temporale degli altri. La prefata concordia fosse durevole sin alla finale da statuirsi in uno de quattro modi. E se la finale per tal via non riuscisse, rimanesse pur la presente ferma ed inviolabile. Avesse luogo questa concordia e fra la nobiltà immediatamente soggetta a Cesare, e nelle città imperiali dove fin a quel tempo l'una e l'altra religione era stata in vigore: sicchè i seguaci d'amendue vi dovessero conversar pacificamente. Che nella camera imperiale s'amministrasse ragione a tutti, senza riguardo che fossero dell'una, o dell'altra religione. Che i giuramenti nel futuro si potessero prestar secondo l'accordo di Passavia per Dio, e per l'Evangelio: essendosi ritrovato questo modo, affinchè si giurasse per cosa riverita parimente da cattolici, e da protestanti, e non si costringessero i protestanti a giurar pe'santi a cui essi negano il culto. Fu anche dichiarato da Ferdinando, che i sudditi in temporale del principi ecclesiastici non soggiacessero come i sudditi desecolari all'obligazione d'osservar la religione del principe, o di mutar paese. L'effetto d'un tal recesso tanto riuscì a più danno in perpetuo, quanto sembrò più giovevole per quell'ora. Imperò che gli Alemanni stanchi, e logori dalle discordie, di leggieri con quest'oppio s'addormentarono in un diuturno riposo: il che operò che riputassero quel recesso

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