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uno specialmente voglion che fosse contra l'imperadore. I quali poi tutti furon soppressi: benchè al Nanni ed allo Spina, come a rei confessi fu tolta la vita. Si rendettero più credibili al papa queste nimichevoli trame da ciò che'l suo nunzio residente presso Carlo avea scritto. Continuava nella pristina autorità in quella corte Antonio Perenotto vescovo d'Arras figliuolo del morto grancancelliere signor di Granuela. Aveva egli altezza d'intendimento, ma non meno alterezza di cuore: quanto per l'una pari ad ogni vasto maneggio, tanto per l'altra più acconcio ad amministrare un governo dispotico che civile. Sì che quando gli toccò di regger provincie oltre modo abborrenti dell'uno, e tenaci dell'altro, ne cagionò la perdita al suo signore. Or egli, udita la carcerazion fattasi del cardinal Santa Fiora e di Camillo Colonna, e l'udienza negatasi all'ambasciadore, s'era risentito col nunzio e contro al pontefice, e contra i nipoti, usando forme disprezzevoli e minaccevoli, e più tosto sgridando quasi con suddito, che dolendosi come con pari. Ciò le lettere del nunzio recavano. Ma le solite amplifi

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cazioni della corte aggiugnevano come risaputosi per vie private da Brusselles, che 'l Granuela avesse instigato Cesare a guerreggiare il papa, e a spogliarlo di tutta la signoria temporale, quasi non mai sicuro nel reame di Napoli con un sì avverso e torbido confinante. Diè fede pe rò il pontefice, secondo la natura del vecchi, timida e sospettosa, all'apparenza di così atroci ingiurie che gli preparasse o per insidie o per armi la nemica volontà degl'imperiali. Benchè rimirando la cosa fuor di passione, chi può immaginare che Carlo, il quale allora stava in punto di rinunziare la monarchia, come fece il seguente mese d'ottobre, e di consacrarsi ad una pia solitudine, volesse lordare la sua coscienza e la sua fama con un fine d'azione sì detestabile, sì ardua all'esecuzione, sì agevole al discoprimento ? Onde molti si fecero poi a credere, tutto essere stato invenzione del cardinal Caraffa, che con bugiarde relazioni e con infinte scritture avesse ingombrata di quelle orribili larve la fantasia del pontefice a fine di precipitarlo per impeto di terrore ne più disperati consigli. Ma veramente i meglio informati negano che'l Caraffa in quella stagione possedesse tanto d'autorità col zio, e di signoria co ministri, che tenesse il pennello in mano per dipigner a suo talento la scena agli occhi del papa. Onde il più simile al vero è, che torcendo egli a mal uso la natura, e l'età sospecciosa di Paolo, e ricercando e stipando l'ombre da tutti i lati, fosse più tosto falso comentatore che falsatore: e che i ministri del papa gli secondassero, o ingannati anch'essi, come non consapevoli di tutta la tela, senza la cui piena contezza non si può ben giudicare, o dubitando che 'l mostrar eglino poca stima di que sospetti fosse per interpretarsi poco zelo della salvezza del principe. Il papa dunque tutto agitato chiamò a se (1) molti cardinali ed ambasciadori di quelli che stimava più indifferenti, fra i quali l'inglese, quel di Portogallo, e quel di Vinezia: ed alla presenza di essi richiamandosi de torti che sosteneva dagli imperiali, e giustificando le sue azioni, diede a veder la necessità che aveva di ri

(1) Lettera del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio de 9 d'ottobre 1555.

sentirsi. Poco appresso dicono che raccolse ad un segreto colloquio il signor d'Avanzone ambasciador francese, di cui molto si confidava, e'l cardinal Farnese di somma autorità allora e presso a lui, e presso a Francesi: e facendovi intervenire alcuni de' suoi più intimi, e specialmente Silvestro Aldobrandini celebre legista, e padre del pontefice Clemente VIII, il qual era un degli usciti di Fiorenza, e però cupidissimo di que tumulti che rimettessero in franchezza se e la sua patria: ed oltre a costoro, Paolo Consiglieri, uno de tre che insieme col papa avevano instituita la religione de cherici regolari; il qual era stato poi chiamato da Paolo all'ufficio di suo maestro di camera. Quivi raccontò le crudelissime macchine lavorate contra di se, e del nipoti: fe legger le lettere del nunzio, e parte de fabricati processi: rammaricossi della sua condizione, ch'essendo constituito da Dio padre de cristiani, vedesse congiurare a suo eccidio le proprie sue viscere; e fosse costretto d'assicurarsi col ferro delle proprie sue viscere, non tanto per salvezza della sua vita, che volentieri avrebbe sacrificata alla quiete universale, quanto per custodia di quella dignità della quale non era padrone, ma guardiano. E mostrò di fondare le principali speranze nella potenza e nel zelo del re cristianissimo. Narrano, che dall'ambasciadore gli fu risposto, com'è solito in questi casi, con offerte del regno, del re e di tutti i regii figliuoli in difesa della santissima sua persona, e dell'apostolico suo principato. E che appresso accennò il papa, sperar lui di veder prestamente in uno de' figliuoli del re il reame di Napoli, e in un altro la ducea di Milano: e con questo accommiatò i ragunati. Aggiungono che il cardinal Caraffa, impaziente di ogni dimora, li condusse nelle vicine stanze del maestro di camera: e digeritesi quivi le condizioni grossamente, fu imposto al Casa che fosse continuo con l'Avanzone già informato in gran parte de sensi regii, per divisar la scrittura de'capitoli; la quale con celerità formatasi, a tredici d'ottobre fu segnata dal pontefice, e scambievolmente dall'oratore a nome del re, cui si die tempo quaranta giorni a ratificarla. E per fretta del cardinal Carrafa

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