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patti fra 'l papa e'l re al duca Ottavio. La qual era in effetto, ch'egli (1) con milizia franzese, e sua, e con occulto sussidio delle vicine terre ecclesiastiche entrasse dallo stato di Castro in quello di Siena per ravvivar le moribunde reliquie della republica, e discacciar quindi gli Spagnuoli, e i Fiorentini: mentre il pontefice prima di venire a scoperta rottura (poichè innanzi ad essa voleva giustificarne la necessità co ministri de'principi, dando a veder loro le tessute cospirazioni) e solo a titolo di gelosia, e di sicurtà destinava di tener fra tanto armate col governo del duca d'Urbino le sue frontiere verso il regno napoletano, e con ciò il vicerè impedito dal rinforzare il Senese. Nel che parea forse in cuor loro a Farnesi d'essere spinti alla prima fila della battaglia, esponendo se stessi, e le terre loro agl'insulti de'confinanti e provocati nemici, e senza tal nervo d'arme che bastasse per assalir con prosperità una monarchia sì possente dov'era posseditrice, e munita.

(1) Lettere del cardinal Farnese al cavalier Tihurzio de' 50 di settembre 1555, e sul principio di gennaio 1556.

Onde il duca Ottavio, e'l cardinale aveano significato più volte questo loro spiacimento con disconfortar il pontefice dall'impresa: e per tanto mostrandosi poco contenti, divennero poco amati, e poco creduti. S'aggiunse che que ministri del papa i quali avean ottenuti gli ufficii per intercessione del cardinal Farnese, e massimamente il Casa, a fin di salvar la loro fortuna, ch'era in sul fiore, da ogni ombra nociva d'esterior dependenza, usavano e con le parole, e con l'opere appresso a Paolo e al nipote una studiosa ostentazione contraria. Quindi (1) fu, che non pure gli si tenesse celata la messione del Ruccellai, ma si adoperasser con lui maniere palesi di rimessa affezione. E ancorchè dipoi, contentandosi egli di non far il primo personaggio in quella scena, il Caraffa l'ammettesse a onorato luogo, e per conseguente il Casa gli rendesse una grata ed amorevole riverenza, tutto ciò rimase nel colore della superficie, senza internarsi alla profondità de' trattati. La qual non suole rivelarsi da principi, salvo o a chi

(1) Lettere del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio nel principio di gennaio 1556.

la necessità gli costrigne, o a chi giace in tal condizione che possa temer dallo sdegno loro qualunque miseria, e sperare dalla lor grazia qualunque prosperità. Aveva già il cardinal di Loreno preso l'ultimo congedo dal papa, il quale vi fece intervenire (1) il cardinal Caraffa, e'l conte di Montorio, dicendo che gliene consegnava come servidori di sua maestà, divisandosi tra loro da capo grandi apparecchi per assalire alla nuova stagion gli Spagnuoli e nella Toscana, e nel regno: quando gli sopravvenne una lettera del re con queste novelle: che trattandosi fra i suoi ministri e quelli di Cesare il cambio de'prigioni, i cesarei avevano addimandati i suoi, se fosse in lor autorità di conchiuder anche una tregua. Di che il re informato avea fatto rispondere, che poteano conchiuderla, ma co patti da lui l'anno addietro proposti, e sopra riferiti, cioè, che non si parlasse di condizioni, ma ciascuna parte durasse nello stato presente. Non aver potuto negare il re quel (1) Lettera del cardinal Farnese al duca Otta

vio da Monte Roso, dove aveva alloggiato il cardinal di Loreno a ... di gennaio 1556.

che aveva offerto altre volte, e che riuscirebbe a tanto vantaggio per lui, senza dichiararsi nemico della publica quiete. Ma d'altra parte non avvisarsi, che gli avversarii fossero per accettare quel che allora avevano ricusato, e ch'era in sì grave loro disavvantaggio. Il cardinal di Loreno parlò talor d'una, talor d'altra maniera intorno alla credenza sua dell'effetto: ma per tutto ciò non ritardando l'andata, lasciò la lettera a quel di Tornone che la comunicasse al pontefice. Il quale uditone il tenore, senza molto apprezzarlo, rispose: piacergli che si trattasse, e più essere per piacergli se si conchiudesse la deposizione dell'armi: nondimeno parergli ciò più oggetto di desiderio che di speranza, mentre una parte riproponeva il già rifiutato dall'altra. Ma l'avvenimento insegnolli, qual imprudenza sia negli affari massimi confondere il non probabile col non futuro. Al cardinal di Loreno riuscì di leggieri nel suo viaggio tirar alla lega il duca di Ferrara, cupido di gloria e d'accrescimento, e mal contento degli Spagnuoli. Ma il senato vineziano con sensi più moderati, e più saggi vi contraddisse, amando la pace d'Italia, e la salvezza propria, nè scorgendo verisimile quell'impresa. Fra tanto il papa a fine di levar la ruggine dalle sue armi, e di viver anche più custodito, ordinò a dodici rioni di Roma una descrizione, ed una rassegna generale del cittadini abili alla milizia: i quali gli comparvero innanzi a numero d'ottomila nella piazza di san Pietro il terzo giorno di novembre. Agli otto di dicembre tenuta cappella, come in domenica dell'avvento, creò cavalieri cento gentiluomini romani, constituendoli per sua guardia, ed assegnando a ciascuno stanze in palazzo. Ma sapendo che non men valida guardia al principe formasi da senatori che da soldati, dopo la seconda soscrizione de'capitoli fece una promozione di sette cardinali (1) in gran parte suoi confidenti. Furon essi uno de' suoi religiosi Giambernardino Scoto (2) proposto innanzi dal papa nel concistoro di quel

(1) A 18 di dicembre.

(2) Così chiamavasi, come appare dal suo sepolcro nella basilica di san Pietro, e dal libro della sua professione.

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