Immagini della pagina
PDF
ePub

medesimo giorno per arcivescovo di Trani; uno de' suoi famigliari, Scipione Rebiba vescovo di Motola, e governator di Roma; uno dei suoi congiunti, Diomede Carrafa vescovo d'Ariano. I primi due con la luce della virtù superarono tosto nell'applauso della corte il pregiudicio dell'oscurità de'natali, e quasi de'nomi: il terzo con lo stesso aiuto si tenne lungi dall'odio universale di Roma contra i Carrafi in vita di Paolo, e fu esente dall'ingiurie comuni a tutti gli altri Carrafi nella morte di esso. A questi aggiunse un valente legista romano, che fu Giannantonio Capizucchi auditor di Ruota, ed un suo collega francese Giovanni Suavio Reomano, con averlo eletto pur dianzi nello stesso concistoro al vescovado di Mirpoix vacato per morte di Claudio della Guisca; uno spagnuolo, cioè Giovanni Siliceo, che da umilissima nazione s'era innalzato col valore, e con la probità ad esser maestro del re Filippo, ed arcivescovo di Toledo. E finalmente onorò anche la Germania in Giovanni Groppero decano di Colonia, gran parapetto della fede, benchè assai battuto non meno dalle imputazioni dei

domestici che dagli assalti de'nemici: il quale s'illustrò con quella porpora doppiamente, e avanti come a lui dal pontefice destinata per merito, e dipoi come da lui rifiutata per modestia. Il secondo pregio lo rende più memorabile del primo, perchè più singulare nel mondo, quantunque per avventura non maggiore in verità, perchè non più giovevole al mondo. Il papa mantenne tal dirittura in quell'elezione, che le instanze caldissime del re Arrigo, unico sostegno allora e suo, e dei suoi i quali vi congiunsero tutte le industrie, non poterono indurlo ad annoverarvi il vescovo di san Paolo. Stava il pontefice tutto su gli apparecchi militari. (1) E'l primo giorno dell'anno 1556 nella cappella con accompagnamento di solennissime cerimonie (2) aveva creato il conte di Montorio general della

(1) I fatti che seguono sopra le discordie fra 'I papa, e gli Spagnuoli, ove da noi non se ne allega particolar testimonio, sono cavati o dall'Adriano nel lib. 13 e ne seguenti, o dalla relazione dell'ambasciador Navagero, o più distintamente dall'istoria manoscritta del Nores.

(2) Sono descritte lungamente le solennità nel Diario del maestro delle cerimonie in quel giorno.

Chiesa: dal che s'era tenuto fin a quell'ora per sembrargli il conte d'affetto spagnuolo, sì che fu bisogno che'l cardinal suo fratello entrasse mallevadore e del suo animo, e della sua fede. E sotto la condotta d'Antonio Carrafa similmente suo nipote, ma coll'opera d'Ascanio della Cornia, fu occupato poco dipoi Montebello con altre terre, antico dominio de'conti Guidi nella Romagna, tolte dal pontefice per misfatto a Gianfrancesco lor padrone, delle quali privò in una medesima congregazion concistoriale a perpetuo quella famiglia, e investinne (1) lo stesso Antonio suo nipote. Ritornarono ancor su quei giorni di Francia i capitoli soscritti dal re medesimo a diciotto di gennaio. Ed essendo a quella corte inviato dal pontefice Antonio Sanseverini duca di Somma, uomo come nemicissimo degli Spagnuoli, così tutto infiammato alla destinata impresa, aveva egli per via fatto prendere il Breve del generalato al duca di Ferrara. E già per mille versi tutta la casa del papa spirava ardor marziale: quando una

(1) A'27 di giugno 1556, come negli Atti Concistoriali.

lettera di Bastiano Gualtieri vescovo di Viterbo, sustituito da Giulio III per nunzio in Francia al Santacroce, valse di un'acqua fredda che convertì tutto quell'ardore in un vano e mesto fumo. Benchè Cesare l'anno addietro avesse escluse le proposte d'Enrico, nondimeno la variazione dello stato gli fe allora variar consiglio. Aveva egli dall'una parte in quell'anno migliorate le condizioni del suo possesso con la dedizione di Siena, e con la cacciata de'Francesi da gran parte della Corsica: dall'altra il grande, e non ben confermato acquisto dell'Inghilterra era un frutto che richiedeva d'essere stagionato con l'aria dolce della quiete, e senza venti che soffiassero da confini. Apparivano gli avversi pensieri del papa, i quali non altronde potevano conseguir l'effetto se non dal braccio di Francia. Carlo, e sazio di questo mondo, e sollecito dell'altro, avea rinunziati al figliuolo, perciò chiamato dall'Inghilterra, il dì venticinque d'ottobre i paesi de'Fiamminghi, e'l giorno diciassette di gennaio tutti gli altri reami, e stati patrimoniali. E già s'apprestava quivi a fare un simil rinunziamento dell'imperio al fratello nella futura dieta, a fine di ritirarsi in un angolo religioso della Spagna, ciò che mandò poi ad opera il prossimo agosto, per attendere totalmente alla servitù di Dio, e non al dominio degli uomini. Onde stimava pro del figliuolo, che alla novità di sì vasta soma potesse applicare intera la forza delle giovanili sue spalle, e non distratta nella pugna con sì poderoso avversario. Perciò preponendo la sustanza all'apparenza, e la salute al romore, accettò la proposta: ed egli sì come Cesare, Filippo sì come signore del principati ereditarii, convennero a tre di febraio in una sospensione di armi a cinque anni col re di Francia, senza esservi pur menzione del papa (contra (1) ciò che, ove ella si stabilisse, ne avea predetto il cardinal di Loreno) come nè amico dell'uno, nè palese ancora per confederato dell'altro. Di questa conchiusa tregua diè il nunzio le prime novelle, senza che il re o i suoi ministri ne facessero verun motto al pontefice. Egli e i nipoti sentendosi precipitati dagli eccelsi proponimen

(1) Appare dall'allegata lettera del cardinal Farnese al duca Ottavio, da Monte Roso.

« IndietroContinua »