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ti, e lasciati preda inerme a sì gagliardo, e provocato nemico, rimasero attoniti, ed angosciosi. I primi consigli furono, scriver tosto al duca di Somma, perchè se l'accordo non era in termine inrevocabile, studiasse a tutt'uomo per disturbarlo. E la lettera fu dettata in nome del cardinal Carrafa dal Casa con eloquenza uguale sì all'ansietà del padrone, sì al valore, anzi all'affetto ancora del segretario, a fine che il duca al re la leggesse: com'egli fece, veggendolo più volte arrossire in faccia: tanto è il dominio della ragione ben espressa, eziandio sopra le più sublimi potenze. Quivi con maniere quasi disperate, e perciò più libere, si rimproverava ad Arrigo la rotta fede, la quale insegnerebbe ad ogn'italiano quanto valessero le promesse francesi, e farebbe rimaner l'Italia in assoluta disposizione degli Spagnuoli. Aver assai volte detto il papa al cardinale che l'incitava alla lega: se io mi determino di entrare in dispiacere con gl'imperiali, che faranno questi tuoi francesi? Vedi, che non mi lascino poi, quando avrò bisogno di loro. Il cardinale aver ingannato, e precipitato il zio per essersi ingannato egli nel confidarsi che i capitoli soscritti da un re di Francia non fossero un appoggio di canna da rompersi il dì vegnente. Non esser bastevole scusa del re, il papa aver detto sempre che desiderava la pace: quando ben sapeasi, che dalla sua bocca non poteva uscire diversa voce. Nè altresì, che le condizioni fossero state dal re offerte fin l'anno precedente, poichè avendole allora ricusate l'imperadore, ed essendo entrato il re in nuova convenzione col papa, lo stato dell'affare s'era mutato. Ma conoscendosi che i rispetti della ragione allora penetrano più vivamente, quando sono aguzzati alla cote dell'utilità, fu nella lettera posto avanti, ch'eziandio secondo la misura dell'interesse scorgevasi al re tanto mal convenevole quella tregua, quanto ella per lui sembrava più vantaggiosa. Ben aver conosciuti Cesare questi apparenti vantaggi del re: e pur esservi condesceso eziandio con sì grave scapitamento della riputazione: senza fallo non mosso altronde che dalla notizia delle sue poche, e dell'altrui molte forze, onde prevedeva nella guerra più gravi iatture. Come dunque avrebbe potuto resistere agli urti non del re solo, ma del papa, e di molti principi italiani, che sarebbono cospirati alla sicurtà, ed alla gloria di ridurre a libertà la patria comune? Per quei cinque anni di riposo gli Spagnuoli ristorerebbono le afflitte forze, s'assoderebbono nel possesso dell'Inghilterra, porrebbono il giogo a quasi tutta l'Italia, ove mancherebbe fra tanto o'l vivere, o'l potere, o l'ardire agli oppressi principi: e in fine risorgerebbono più feroci a vendicarsi de'colpi dati lor dalla Francia, e a lavare col sangue di essa l'ignominia presente. Ma ottusi furono questi pungoli, da poi che l'accordo era stabilito: del quale giunsero poi anche, quantunque tardi, le contezze da ministri franzesi, con le scuse già prevedute da pontificii, e nella ricordata lettera riprovate. E oltre a ciò s'intese, che v'era concorsa l'opera del Legato Polo; il quale, regolandosi dalle commessioni vecchie ricevute da Giulio, e non mai a se rivocate, s'era avvisato d'adoperare non solo in giovamento del cristianesimo, ma in soddisfazione del suo signore, spronando a questo trattato la reina Maria, e contribuendovi anche il valore della sua opera. Paolo dunque venne in parere di mandar due Legati (1). Il cardinal Rebiba, confidente ed a se per lungo servigio, ed a Carlo ed a Filippo per natio vassallaggio, fu indirizzato a questi due: il Carrafa, sul quale dovea fondarsi la mole del più arduo e più intimo negozio, ad Enrico. La prima, e publica loro cura doveva esser di convertire la sospensione a tempo in pace perpetua: il che quando fosse avvenuto, il papa ne avrebbe acquistato merito e benivolenza con amendue; e vi saria stato compreso e dall'uno e dall'altro, com'è l'usanza, o almen dall'uno senza fallo. Sì che sarebbe rimasto e glorioso e sicuro. Ma quando ciò non sortisse, fu data al Carrafa una seconda instruzione occultissima: ch'egli col vigor della voce e della presenza, e con gli strumenti che avrebbe saputo guadagnarsi in corte, s'ingegnasse di trarre il re all'osservanza della lega, ed alla rottura della tregua: parendo a Paolo che

(1) Furono dichiarati a 10 d'aprile 1556, e ricevettero la croce per partire agli 11 di maggio, come negli Atti Concistoriali.

ciò volesse la giustizia per le ragioni premostrate. Onde in Roma si tennero due registri di lettere che a nome del papa scriveva al Legato successivamente il fratello: l'un ordinario, e che rimase nella segreteria di palazzo, contenente le commessioni del primo intento: l'altro segretissimo da non lasciarne memoria, composto delle ordinazioni sopra il secondo trattato. Il che diede poi materia d'apporre al Carrafa, che avesse incitato il re alla guerra senza comandamento del papa. E questo è un de'pesi nel ministerio de'sommi affari, che talora per esser fedelissimo al suo signore convien avventurarsi ad essergli in altra età riputato infedele. L'instruzione data al Rebiba dimostrava gran zelo, ma più imperioso che mansueto, e però mal adattato alla condizione del tempi, e mal convenevole alla qualità del pontefice: in cui non vedeasi quell'animo sciolto dalle cose temporali che si richiede per atterrire i monarchi con la podestà spirituale. Dicevasi dunque in essa (1) che mirando il papa i gravis(1) Queste instruzioni sono fra le scritture dei

signori Panfilii. T, VII. 14

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