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di Carpi, svanì la sua legazione a Carlo, la qual era più d'apparenza, che di bisogno. Intorno alla promozione, Cesare udite le ragioni (1) del papa avea risposto al Camaiano, che si rimetteva al voler di sua santità : onde Giulio ne fece una di tredici il dì venti di novembre (2), veggendosi in quella elezione guiderdonati i più eccellenti e benemeriti prelati che ornasser la corte: quali erano il Saraceno arcivescovo di Matera, il Ricci, il Bertano, il Mignanello, il Poggio, il Cicala, il Dandino, richiamato allora (3) da Bologna a Roma, e dalla cura dell'armi all'esercizio della penna: uomini le cui onorate azioni, e nelle reali nunziature, e nelle fatiche del concilio sono sparse per varii luoghi dell'istoria presente: Giacomo Puteo decano della Ruota, illustrata da lui con le sue celebri decisioni, ed insieme arcivescovo di Bari, Luigi Cornaro gran

(1) Lettera dianzi allegata del Dandino al Gonzaga.

(2) Atti Concistoriali.

(5) Breve del papa al cardinal Dandino segnato il dì 20 di novembre 1551.

commendatore di Cipri, per la republica veneta: e gli altri similmente furon di qualità riguardevoli. Indi il papa mandando a Trento il vescovo di Montefiascone, fe scusarsi da lui col Legato Crescenzio, se per quella volta non avea potuto compiacerlo nella promozione del Sauli suo vicelegato in Bologna, e da esso fervidamente raccomandato: ed insieme inchinandosi a lusingare in quell'eminente cardinale qualche immaginato appetito di più alta fortuna, al qual potea cagionar molestia una tanta aggregazione di nuovi elettori e forse competitori; gli fe dire, ch'egli avrebbe significato a tutte le sue creature, come si dovessero portare verso il diletto suo cardinal Crescenzio e in sua vita, e dopo sua morte: ambasciata maravigliosa di personaggio constituito in tal condizione, che niun ragionamento cotanto suole abborrire quanto di successore. Fe anche render grazie a tre arcivescovi elettori della pietà mostrata in concilio, e promettere loro gratitudine: e fe significare al (1) Pighino, (1) Negli Atti del concilio sotto Giulio, registrandosi questa promozione di cardinali, si dice,

che stesse di lieto animo, perciò che nella sua causa erasi già conchiuso, e poteasi sentenziare senza nuova citazione: accennando con queste parole il papa un luogo di cardinale ch'egli s'era serbato in petto nella passata promozione, destinandolo al Pighino, per dichiararlo tantosto che 'l rimovesse dal concilio, come poi fece (1) tra pochi mesi.

Vennero dal Verallo risposte di molta speranza intorno alla pace; dando mostra il re di condescendere che Ottavio uscisse di Parma con tre condizioni.

Che ne fosse convenevolmente ricompensato. Che 'l papa assicurasse il re di non lasciar venire quella città in poter di Cesare. E che'l rendesse parimente sicuro di non esser congiunto a Cesare nell'altre controversie con esso re.

Intorno alla prima, insisteva il pontefice nelle passate offerte. Quanto era alla seconda, profferiva per sicurtà la pro

che 'l papa creò anche il Pighino; ma riserbò a dichiararlo in altro tempo. E che però egli rimaneva allora in concilio con l'abito solito di prelato.

(1) A 50 di maggio 1552, come negli Atti Concistoriali.

messione sua e del concistoro, e la confermava con la cedola mandatagli dall'imperadore, ove questi s'obligava, che acquistandosi Parma, dovesse ella stare in poter della Chiesa senza pregiudicio de' diritti d'ambedue le parti. E oltre a ciò proponeva Giulio di consegnarne la custodia ad un cavaliere onorato, e indif. ferente, che s'obligasse di conservarla per la sede apostolica, e difenderla da tentamenti dell'una, e dell'altra corona. Sopra la terza diceva, dover bastare al re, oltre alla sua parola, i tanti pegni che aveva dell'amor suo. Anzi affermava, che non avrebbe risparmiato qual si fosse disagio della persona propia a fin d'ire a procurar la pace comune. In tale stato di cose inviò novellamente il pontefice all'imperadore il Camaiano su l'uscir di dicembre. Ma non avendo per la vicinità del giorni scorta l'autore in addietro la diversità di queste due messioni, è caduto in qualche leggiero abbaglio, che nulla monta alla sustanza dell'opera, nelle sue preterite stampe. La somma delle sue nuove commessioni si raccoglieva in due punti.

L'uno era informar l'imperadore di ciò ch'erasi commesso al Verallo, e mostrargli che, quando cessasse la cagion della guerra con Francia, ogni convenienza richiederebbe dal papa la reintegrazione della concordia. L'altro, riscaldarlo a dar ordini per continuazion dell'impresa, ove la pace non avvenisse; e a proseguirla robustamente fra tanto, senza lasciarsi incantare dal suono artificioso delle speranze: essendo le preparazioni della guerra efficacissimi strumenti non meno per non combattere, che per vincere. Benchè i Francesi dapprima (1) si mostrassero pieghevoli a far che Ottavio uscisse di Parma; nondimeno o trovavano, o ponevano difficultà nell'acconcio delle tre condizioni proposte. E riuscendo loro felicemente la difesa di quella città, e della Mirandola, cominciarono pian piano a voler patto più vantaggioso, non già in sembianza odiosa di riscuoterlo come dovuto, ma in forma più modesta di con

(1) Tutto sta specialmente nel libro 8 dell'Adriano.

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