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Spagnuoli, accesa dall'amore che 'l santo vecchio avea sempre dimostrato verso la maestà sua. E trovò il re prontissimo a difender Paolo quando fosse molestato, e a romper con sì giusta opportunità la tregua: parendogli che niuna general convenzione s'intenda obligare un membro a non sovvenire il capo: e che i trasgressori di essa fossero gli Spagnuoli, da che in odio del re travagliavano il papa. A questi sensi già era stato mosso Enrico dall'autorevoli ed eloquenti persuasioni del cardinal di Loreno; a cui parea grave scorno che si fosse disfatto in Francia, forse per opera de' suoi emuli, tutto ciò ch'egli avea fatto in Italia. Adunque il re espresse forti richiami all'ambasciador cesareo degli aggravamenti che sosteneva il pontefice: e simili ne fe portar a Cesare dal suo orator in quella corte: ed inanimò il Legato Carrafa, mostrandogli le picciole forze che si potevano temere dagl'imperiali, ed affidandolo delle grandi ch'egli avrebbe sumministrate. Sopraggiunsero poscia tali novelle, che ad un tempo innasprirono d'odio privato il cardinal Carrafa, e gli accrebber titoli publici a rinovar la lega. Quanto era a dispiaceri privati, l'aveva il re nominato alla chiesa di Coninges: e parlandone il papa nel concistoro, il cardinal Pacecco, e fra Giovanni Alvaro di Toledo Domenicano zio del vicerè, il quale dal suo arcivescovado di Compostella era dinominato il cardinal di san Giacomo, avevano recate in mezzo liberamente molte qualità del Carrafa, per le quali alla sua mano mal si confacesse il baston pastorale. Di ciò egli informato, scrisse al fratello una lettera (1) tutta rigata di fiele contra que cardinali, e quella nazione. Intorno agli affari publici gli fu significato, che gl'imperiali facevano in Napoli co' negoziatori un partito di trecento mila scudi in acconcio de'Colonnesi, fondato su le terre da loro possedute in quel regno: che lasciavano soldar gente in palese da Marcantonio: ed in breve, tutto ciò che mosse il pontefice ad ordinarla comparigion del fiscale nel concistoro. Onde il cardinal Carrafa diede a

(1) A'24 di luglio 1556 da Sciantigli, fra le scritture de'signori Borghesi.

vedere al re (1), non solo come di ragione, ma come di necessità il romper la tregua: anzi essersi già rotta dagli Spagnuoli con tante ingiurie fatte, ed apparecchiate al pontefice perch'era amico della maestà sua. Ed applicatosi tutto al secondo trattato, riconfermò col re le capitolazioni poco diverse dalle prime: sollecitollo al patteggiato deposito, ed a presente rimessa di pecunia, e soccorso di milizia. Fra tanto fu significato al cardinal Rebiba (2), il qual erasi già innoltrato fin a Mastric, due giornate presso a Brusselles, che tornasse a dietro. Per titolo di questa rivocazione fu publicato dal papa, essersi da se inteso che’l re Filippo avea data commessione di far ritenere il Legato, forse per ripresaglia de' suoi aderenti carcerati, e travagliati da Paolo. Altri credettero ch'essendosi stabilito di procurar presso Arrigo il frangimento della tregua, e l'appiccamento della guerra contro a

(1) Lettera del cardinal Carrafa al duca di Paliano nel dì ultimo di luglio 1556 da Parigi, tra le scritture già dette.

(2) La relazione del Navagero.

Filippo in Italia, fosse richiamato il Rebiba perchè cessava la materia della sua legazione. Non potè già tornare il cardinal Carrafa sì tosto, come il papa tutto confuso e trepido richiedeva: poichè alla difesa del zio non era manco necessaria la sua presenza in Francia che in Roma, a fine di convertire le grandi promesse in effetti: impresa difficilissima nelle corti reali. Partissi egli ultimamente sul fin di agosto, non senza prevederne qualche pregiudicio all'esecuzione; ma tuttavia recando danari, e comandamento che un corpo di soldati guasconi dimoranti in Corsica, passasse alla custodia di Roma, sì come avvenne. Arrivarono i due Legati verso la metà di settembre, ricevuti dal pontefice senza veruna solennità: come non dicevole a ministri ed a tempi mal fortunati. La venuta del cardinal Carrafa non potea più ritardarsi per dare assetto a disordini, sollevamento al terrore, e spirito al negozio, posta la grand'età, e la picciola esperienza del papa, non pur intorno alle cose belliche, ma politiche. Aveva il duca un esercito mediocre di numero

passando di poco dodici mila combattenti, T. VII. 16

ma eccellente per disciplina e per valore, e formidabile per l'animo infiammato dei capitani, il più de'quali facevano per se la guerra, a fine o di ricuperare i beni lor tolti, o di vendicar le offese lor fatte dal pontefice. Per tanto gli uomini d'arme ubbidivano a Marcantonio Colonna : i cavaileggieri avevano per general condottiero il conte di Popoli, nel quale lo stretto parentado col papa aguzzava l' ira per l'oltraggio sostenuto con la privazion dell'ufficio, e con l'esclusion dal palazzo: mastro di campo generale era Ascanio della Cornia: alla cura dell'artiglieria soprastava quel Bernardino d'Aldano menzionato nell'instanza del fiscale. Non fu arduo ad un tal esercito l'occupar tosto molti luoghi con l'arme, e l'ingombrarli tutti con lo spavento. I sudditi de'Colonnesi, come accade negli stati posseduti per lunga età e con affezione da una famiglia, per la maggior parte si diedero spontaneamente agli antichi signori. Nè molto andò, che per difetto di provvisione convenne rendersi ad Anagni, terra che avevasi in conto per fortezza di sito, e per copia di vittuaglie adunate. Il vicerè a

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