Immagini della pagina
PDF
ePub

fine d'alleggerir l'odio alle sue armi, e di seminar gelosia tra 'l pontefice e i cardinali, accettava le dedizioni a nome del collegio, dichiarando sè pronto di rendere i luoghi o ad esso, o al futuro pontefice. Del qual artificio tosto il papa avvedutosi ed alteratosi, ne informò una general congregazione di cardinali. Essi, mostrata indegnazione del fatto, pregarono il Bellai francese loro decano, che ne facesse per lettere grave lamento col duca a nome comune: quasi gli riputasse scismatici o ribelli, che volessero accettare ciò ch'ei toglieva al loro supremo principe e capo. Questa forma d'operare non poter essere in grado alla pietà del suo re, e sopra tutti dolersene il cardinal di s. Giacomo suo zio: per un uomo del quale mandarono questa lettera, segnata il dì terzo decimo di settembre, e recata al duca mentr'egli appunto stava ad assedio sotto Anagni. Il vicerè di presente rispose, ringraziando i cardinali che l'avvertissero di astenersi da quelle azioni che non potevano gradire alla pietà del suo signore: la guerra essersi mossa da lui a forza, secondo le ragioni che aveva significate al sacro collegio per la voce del Loffredo: per ciò in fin che vivesse Paolo IV, fargli mestiero di mantenere in protezione del re le terre occupate. Ma perchè sua maestà gli avea data ferma commessione di restituirle ad ognora che'l pontefice morisse, ed in tal caso il governo dello stato ecclesiastico apparteneva al collegio, pe rò egli avea voluto obligarsi con la predetta dichiarazione di non ritenerle nè pure que pochi di che si frapponessero o fin all'elezione del nuovo papa, o fin alla venuta del nuovo comandamento reale. In ultimo iterava le sue preghiere col collegio e col decano, che disponessero il pontefice a consigli più paterni, e più giusti. Questa conclusion della lettera, e lo sbigottimento che si scorgeva in Roma per la perdita già poi seguita d'Anagni, mosse alcuni cardinali a prender col papa quella libertà che s'usa nel tempo de' gran pericoli, i quali sbandiscono l'adulazione, ed a mostrargli la necessità di trattare accordo: a che assentendo egli, mandò il giorno decimosesto di settembre al vicerè fra Tommaso Manriquez Domenicano, con lettere del cardinal di san Giacomo a proporre una sospension d'arme, cui durante si praticasse di pace. E perchè il vicerè non volle sospensione, ma ben si mostrò inclinato al negozio se'l papa constituiva una congrega di cardinali non passionati, con cui brevemente avessero potuto trattare della materia uomini da lui mandati a tal fine, il papa la formò il di seguente: ponendovi fra gli altri il cardinal Pacecco, quel di san Giacomo, e'l Carrafa, e'l Rebiba dianzi tornati. A questa congregazione spinse il duca unitamente col Manriquez Francesco Pacecco suo segretario, il quale sempre l'aveva confortato alla quiete, e per tanto pareva acconcio mezzano di stabilirla. E'l dì venti di settembre a cardinali ragunati in casa di quel di s. Giacomo espose egli le desiderate condizioni. Erano elle: che'l papa si riunisse col re: gli promettesse di non mai molestarlo, e di non mai collegarsi contra di lui: liberasse i carcerati suoi vassalli e i suoi ministri, e reintegrasse Marcantonio Colonna, ed Ascanio della Cornia.

[graphic]
[graphic]

Il dì vegnente gli fu risposto, che l'altre proposizioni non erano disperabili: ma che l'assolvere Marcantonio, ed Ascanio sudditi del papa, e condannati per altri falli di sommo peso, e nulla appartenenti al re, pareva condizione sì dura che niuno ardiva di portarla a sua santità : e che il duca non avrebbe dovuto per essa ritardar la quiete comune. Ma il vicerè si fermò nella sua domanda. E benchè dipoi fosse ordinata una conferenza tra lui e'l cardinal Carrafa in Grottaferrata pel dì ventesimo quarto di settembre, il Carrafa non vi comparve, mostrandone il vicerè ammirazione ed indegnazione. L'apparente sembianza dell'impedimento fu (1), che essendosi divisato che andassero col cardinal Carrafa quel di Santa Fiora e'l Vitelli, il cardinal di Santa Fiora chiese licenza scritta dal papa, acciò che una tal andata non gli potesse in alcun tempo essere opposta in giudicio, quasi trasgressione del severissimo divieto, e debito della grossissima sicurtà onde il papa l'avea legato a non partirsi di Roma, co

(1) L'istoria del Nores, e la relazione del Navagero.

[graphic]

me fu raccontato: ma il pontefice negolli questa cautela, e si disciolse il trattamento del viaggio. Di che Paolo incagionava il non essergli paruta quella mession di tre cardinali al vicerè nè onorevole al grado, nè sicura dalla fraude. Ma ciò per avventura fu opera del Carrafa, il quale disperando o ver non curando di piegare il duca a ritrarsi da quelle proposizioni a cui era inesorabile il papa, temè di non fare intiepidire con questo infruttuoso colloquio i Francesi nell'inviare i soccorsi per sospetto d'instabilità nel pontefice. Onde colla lingua di Cesare Brancacci (1) mandato colà nuovo nunzio in que giorni appunto, gli assicurò sopra l'onor suo, che'l papa non sarebbesi mai fidato degli Spagnuoli, nè avrebbe mancato alla lega, quando il re prima non le mancasse. Anzi stava dubitoso che la stessa interposizione di fra Tommaso Manriquez, la quale non aveva potuto egli impedire, non producesse ne' Francesi dannose immaginazioni: bastando sempre mai poco a ri

(1) Varie lettere del cardinal Carrafa al Brancaccio, d'ottobre e di novembre del 1556, tra le scritture de'signori Borghesi.

« IndietroContinua »