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tenere altrui dal sollecitarsi molto. Ma il fe respirare da una tale ansietà il signor di Selva pur allora giunto di Francia, confortandolo in nome del re ad incantar gli Spagnuoli con le parole, finchè (1) giungessero i preparati soccorsi. Imperò che per beneficio d'una tale ambasciata potè il cardinale ed ascrivere a quel medesimo intento il trattato introdotto prima con l'opera del Manriquez, ed introdurne altri dipoi, sicuro che s'egli non conchiudeva, non cagionerebbe ne' Francesi o amarezza o freddezza per quella praticata concordia: e se conchiudeva, cessava il bisogno de'loro aiuti, e poteva onestare l'azione con la tardità di tali aiuti assai oltre e alla promessa del re, e alla necessità del papa. Non rifinava egli fra tanto di spronarli con figurar la vittoria per facile. I nemici smunti, i regnicoli, e i toscani maltrattati, e cupidissimi di mutazione: ma far mestiero di prestezza per le angustie presenti di Roma. Queste e veramente eran grandi, e le rendeva gran

(1) si raccoglie da una del cardinal Carrafa al Brancaccio segnata il dì 25 d'ottobre.

dissime il concetto che ne formavano i cittadini: il quale spesso nelle guerre, quantunque falso, ha forza di verità: e nel popolo di Roma composto in gran parte o di togati, o di plebei, e infievolito dalla quiete, rappresenta all'animo la impossibilità del guerreggiare pari all'abborrimento del guerreggiare. Sollevò alquanto il terrore la venuta del signor di Monluc con alcune compagnie dal territorio di Siena, come di capitano che nell'assedio lungamente e valorosamente sostenuto di quella città s'avea guadagnata riputazione di perito e valoroso difensore. Onde il popolo ravvivossi e colla fidanza in un tal custode presente, e con la speranza per questo pegno del maggiori aiuti venturi. Non andò molto che alcune perdite vicine, e variazioni lontane più gravemente spaurirono il popolo, ed afflissero il papa. Il duca si fe padrone di Tivoli, città forte presso a Roma, ed opportuna a unir le forze col regno. Nettuno, fabricato sul mare tra le rovine d'Anzio antico, si ribellò al pontefice, cacciandone la guernigione, e riponendosi in dominio de'Co

lonnesi. E, ciò che fu maggior colpo, cadde in poter de'regii, benchè a costo di molto sangue, la fortezza d'Ostia, luogo di grande effetto, sì come quello in cui si unisce la prossimità con Roma, e la comodità del mare. Ma la più nociva percossa, benchè più lontana e più sorda, fu la riconciliazione del duca di Parma con gli Spagnuoli. Secondo le cose già raccontate, era ogni di maggiormente scemata in Paolo la tenerezza del beneficio e la riverenza di creatura mostrate da lui al cardinal Farnese ne'primi giorni, avendo imparato, ciò che s'apprende con breve scuola, a trattarlo non più come capo, ma come suddito: onde il cardinale sentiva al cuore un tal cambiamento di scena : ma sopra questo lo pungeva il soverchio fasto de'nipoti Caraffi, che già usavano con ognuno come padroni. Nè almeno l'utilità de'buoni frutti ricompensava la caduta delle splendide foglie: non veggendo egli destinato al duca Ottavio nella lega o carico di gran decoro, o condizioni di gran profitto. Il che rendevalo insieme scontento de Francesi, i quali, com'egli avvisavasi, l'avevano pasciuto di lunghe speranze, senza (1) pur inchiuder nominatamente lui, e'l cardinal suo fratello nell'ultima convenzione con gli Spagnuoli, perchè riavessero le ritenute entrate ecclesiastiche, e facendo in ciò men per loro, che non avean fatto pe'cardinali Salviati, Gaddi, e Ridolfi ne'tempi andati. Vivendo egli dunque così svogliato e de Francesi, e de papali, ed essendo spirati di molto i due anni per cui era pattovita la dependenza d'Ottavio dal re Arrigo, e mancato ancora con la morte il principal fomentatore di essa, Orazio, incominciarono i Farnesi a considerare, che sì Piacenza, sì le rendite loro ecclesiastiche e temporali ne' regni di Napoli e di Sicilia non potevano ad essi restituirsi se non da chi le teneva. D'altro lato, sì come avviene che nelle rotture del principi sommi trovano vantaggioso partito i mediocri, mentre ciascuno de primi reputa di gran momento a prevalere nel contrappeso delle forze qualunque aggiunta lor favorevole de'secondi: gli Spagnuoli si mostrarono e volonterosi al trattare, e larghi nel pat

(1) Lettera del cardinal Farnese al cavalier Ti-burzio de 13 di maggio 1556.

teggiare. Al trattamento aveva dato principio il cardinal Morone creatura del Farnese, e che s'avea ricuperato l'amor suo con seguitarlo nell'ultimo conclave (1), ed era insieme confidentissimo, com'è detto, degl'imperiali. Onde (2) egli poscia continuò a strignerlo con la messione poco vistosa, e perciò più operosa, del Gherio segretario suo al duca d'Alba: mentre allo stesso tempo, e senza notizia nell'un dell'altro negoziava in Roma col cardinal Farnese Garzia (3) Lasso, che anch'egli dipoi s'era spinto a Napoli per quest'impresa. Ma la conclusione ebbe a nominazion de Farnesi e con soddisfazione del duca d'Alba (4) per mediatore Girolamo da Correggio, vassallo di Cesare, e ministro (5) d'Ottavio. Quanto fu a pat(1) Lettera del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio a 25 di maggio 1555. (2) Lettere del cardinal Farnese al duca Ottavio senza segno di giorno, con un capitolo d'una lettera del Gherio allo stesso cardinale. (5) Lettere allegate del cardinal Farnese al duca Ottavio, ed altre dello stesso allo stesso agli 8, e ai 15 d'aprile 1556. (4) Capitolo allegato del Gherio.

(5) Il cardinal Farnese mandò la procura per soscrivere i patti dal canto suo a 2 di giugno 1556,

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