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ti, gli Spagnuoli (1) da prima offersero di render Piacenza a tempo, ritenendo la fortezza, e poi di riaverla con ricompensazione, porgendo qualche fil di speranza che ciò sarebbe il nuovo loro ampio acquisto di Siena congiunto allo stato di Castro, e ponendo gelosia che, se no, toccherebb'ella per ventura in quel trattati di pace al duca di Savoia. Ma rifiutando i Farnesi quella più tosto prestanza che restituzione, con aspettarne poi un cambio che sarebbe a discrezion del più potente, si praticarono, e si formarono questi articoli: che ponendosi il duca Ottavio in dependenza del re Filippo, e mandando per allevarsi alla corte di lui Alessandro suo primogenito, ricuperassero i Farnesi, non solo ciò che d'ecclesiastico, o di laicale avean posseduto già negli stati del re, ma insieme Piacenza, rimanendone agli Spagnuoli il castello. In esecuzione di che fu ella consegnata ad Ottavio dal cardinal Madruccio, al quale insieme col marchese di Pescara s'appoggiava in quel tempo la suprema cura degli affari di Cesare e del re cattolico in Lombardia. Così l'inopinabile varietà de' casuali rivolgimenti schernendo l'arroganza de'politici discorsi, operò che lo strumento efficace a Farnesi per ricoverare la protezion della casa d'Austria, ed insieme Piacenza, non fosse o l'amore di Cesare alla figliuola, o i servigi a lui prestati dal genero, o gli ufficii a pro della Chiesa, e del nipote impiegativi ardentissimamente da un papa di tant'autorità qual era Paolo III: ma il crearsi dal cardinal Farnese un pontefice nemico agli Austriaci, che gli ponesse in angustie, e poscia il disunirsi quel cardinale dallo stesso pontefice, ed offerir l'aderenza della sua famiglia ad essi Austriaci, mentre n'erano perciò così bisognosi che giudicaron pro non pur d'accettarla, ma di comperarla a sì alto prezzo. Divisavano (1) i Farnesi, quando il trattato pendeva, e non erano fermate ancora le condizioni, di far quest'accordo,

come in una cifera ad innominato contenuta nel già detto registro.

(1) Capitolo allegato del Gherio, e lettere del cardinal Farnese al duca Ottavio agli 8 ed a 15 di aprile 1556.

(1) Lettera del cardinal Farnese al duca Ottavio a 15 d'aprile, sopra allegata.

per quanto era in loro potere, con buona pace del papa, e del re di Francia. Il consentimento del papa stimavasi per necessario, ove si pattovisse di cambio per città ecclesiastica, qual era Piacenza. Onde proponevano di riserbarlovi in principio della scrittura con parole assai riverenti. E speravano ch'egli nol disdirebbe, quando ancora non aveva apertamente inimicati gli Spagnuoli, ed apparivano a tempo a tempo raggi di vicina serenità: riuscendo per altro quella reintegrazione inverso di se a tanto utile del sovrano quanto dell'immediato signore. Al re di Francia s'argomentavano di mostrare, che gli era in vantaggio disobligar le sue forze dalla difesa di Parma, ed aver un suo divoto e obligato principe posseditor di Piacenza: non volendo essi in quel tempo divenire, almeno in palese, aderenti di Spagna. Sospendevano poscia in cuor loro la deliberazione, come in quistione arduissima, se, ove il re e i suoi ministri fossero stati inflessibili nel ripugnare, la gratitudine de' passati suoi beneficii, e'l timore de' suoi futuri risentimenti dovesse in lor prevalere all'interesse legittimo di

si prezioso racquisto, Ne i Francesi gran fatto vi dissentirono e l papa (1) s'era in qu alche forma quietato con la promessa de'Farnesi di non travagliarlo dalla parte dello stato di Castro, e con la stanza in Roma del cardinal di Sant'Angelo quasi d'ostaggio. Ma (2) per effetto il duca Ottavio porse agli Spagnuoli quanto potè di consiglio, e d'aiuto in segreto modo. Ed anche avea lor offerto di venir a publica dichiarazione, con esporsi a ogni rischio, si veramente che'l re gliel comandasse, e non volesser tirarlovi quasi di sua volontà, per sua utilità i ministri. Ben egli si argomentava di persuadere eziandio con la viva espressione della consorte sorella di Filippo, la quale già era ita a trovarlo in Fiandra, che questo sarebbe stato nocevole a se ed al re ugualmente. Ma il cardinal Farnese avea protestato di non

(1) Tutto appare da due lettere del cardinal Farnese da Parma al cavalier Ardinghello a Brusselles de 14 d'agosto 1557.

(2) Tutto ciò si scorge da varie lettere del duca Ottavio notate appresso l'allegato registro del cardinal Farnese e scritte alla moglie a Brusselles de 6 e de 13 di febraio 1557, con altre senza giornata, e con un discorso sopra la guerra.

volere alcuna parte in ciò ch'offendesse il pontefice. In ultimo il duca a violente richieste degli Spagnuoli, e con infinito dispiacer e timore del già detto cardinale, si scoperse lor partigiano, guerreggiando egli come tale il duca di Ferrara confederato de'Francesi, e del papa (1). Ma per buona ventura, quando ciò avvenne, si conchiuse appunto la pace tra Paolo e Filippo: il che liberò i Farnesi dal conceputo rischio per lo spaventoso sdegno del provocato pontefice. Le quali ultime cose intervennero alquanto dipoi. Solo adunque il duca di Ferrara rimaneva allora in fede: e ne facea dichiarazione. Co'Vineziani avea rinovate il papa le diligenze, mandandovi nunzio il Commendone: (2) ma non potè spingerli a più che ad inviare un lor segretario al vicerè confortandolo a deporre l'armi, e protestando che la republica non avrebbe potuto al fintollerare nè l'oppressione, nè la depressione del papa. Il quale ufficio

(1) Lettera del cardinal Farnese all'Ardinghello, da Parma a '28 di settembre 1557. (2) Lettera sopra allegata del Carrafa al Bran

caccio a 23 d'ottobre 1556.
T. VII, 17

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