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Venuta de Francesi in aiuto del papa sotto il duca di Guisa Assedio di Civitella del Tronto, e necessità di levarlo fra poche settimane. Imprese di Marcantonio Colonna vicino a Roma. - Pericolo ivi di sorpresa. - Rotta a San Quintino sostenuta da Francesi, e però chiamata del duca di Guisa e del suo esercito in Francia. Pace tra 'l papa e'l re Filippo con due sorti di convenzioni, l'una publica, e l'altra occulta. Rivocazione del cardinal Polo dalla legazione, e processo contra di lui per causa di fede. Prigionia del cardinal Morone per simil causa. Cardinalato e legazione in Inghilterra di fra Guglielmo Peto, ma senza effetto per contraddizione della reina. Legazione del cardinal Trivulzio al re Arrigo, e del Carrafa al re Filippo, e poca soddisfazione in questa. Imperio rinunziato da Carlo V, e differenze del pontefice con Ferdinando perche nega d'ammetterlo per imperadore. Dieta d'Augusta, e suo recesso. - Morte di Car

lo V, e dichiarazione fatta dal papa nelle sue
esequie, Morte della reina Maria; successio-
ne della sorella Elisabetta, e nuova separazion
di quel regno dalla Chiesa. Scacciamento
fatto dal papa de suoi nipoti, e sue cagioni.
Seconda sconfitta de Francesi a Gravelinga,
e pace da lor conchiusa con gli Spagnuoli.
Morte infelice del re di Francia. Morte del
pontefice Furore del popolo romano contra le
sue memorie, e la sua famiglia. Lunghezza
e varii successi del conclave. - Elezione del
cardinal de' Medici, che si nomina Pio IV, e
riconosce Ferdinando per imperadore. Suoi
pensieri di raccorre il concilio. - Ristoramen-
to in Ispagna della giurisdizione ecclesiastica,
ed instanze del nunzio Reverta a prode Carrafi.
- Congiura d'eretici contra il re di Francia.
Difficultà mostrata da esso re e dall'impera-
dore intorno alla mansione di Trento, e ad al-

tre circustanze sopra il concilio. Uffici del
re cattolico e del pontefice per impedire un

concilio nazionale destinatosi in Francia da

una preceduta assemblea. - Punizione capitale fatta dal papa ne' Carrafi. Trattato sopra varie città per mansione del concilio: ed infine, assenso de'principi a quella di Trento. Bolla onde il papa quivi il convoca per la prossima Pasqua.

Spirata, collo spirare appunto dell'anno 1556, la tregua tra 'l pontefice, e gli Spagnuoli, e caduta invano l'opera del Fantuccio per quella del Pacecco mandato dal

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duca d'Alba non in aiuto, ma in ostacolo, parve che si cambiasse il volto della fortuna. Perciò che rimanendo il vicerè a fortificar le terre del regno napoletano, e così mancando il violento influsso del suo esercito ne' luoghi occupati intorno a Roma, si ridussero ben prestamente allo stato lor naturale, sì per l'affetto che la Chiesa possedeva nel cuor de'popoli, sì per la vicinità delle sue forze. Onde Piero Strozzi non solo ricuperò tosto le minori terre, ma Tivoli ed Ostia, così malamente difesa, che 'l suo custode ne fu punito della testa in Brusselles. Era ritenuto il vicerè alla cura del suo dal prossimo aspettamento dell'armi francesi: le quali avevano già rotta la tregua in Fiandra con titolo di varie macchinazioni tentate dagli Spagnuoli in trasgressione di essa, ed annoverate in un manifesto dato alle stampe da Carlo di Marigliac arcivescovo di Vienna in Francia. Di che il nunzio Fantuccio scrisse, aver il re Filippo mostrata sì gran maraviglia ed indegnazione, che giurò di non riporre la spada sin che non facesse pentire i Francesi d'averla essi con violazione del patti contra di lui sguainata : e la sorte gli fu propizia di poter osservare un tal giuramento. Nel principio dell'anno calò con robusto esercito il duca di Guisa in Italia. E prima disceso nel posseduto Piemonte, non trovò poi contrasto, se non più audace che vigoroso in Valenza. Ed avendola tantosto superata, passò poi per le terre del duca Ottavio, il quale nè poteva resistere, nè, quantunque riconciliato con gli Spaguuoli, erasi dichiarato lor partigiano fin a quell'ora; di che l'avea richiesto in quell'accidente il marchese (1) di Pescara governator di Milano. Ma egli dando a conoscere al cardinal Madruccio e ad altri ministri regii l'insufficienza delle sue forze unite alle spagnuole per quivi opporsi a quell'esercito, avea fatto lor sentire, che maggior servigio del re Filippo era il cooperare all'allontanamento d'oste sì forte dalla fievolezza del Milanese: riconfermando l'offerta della sua dichiarazione, ove dal re medesimo gli fosse prescritta. Il quale approvò dipoi la cautela del duca, o perchè la stimasse vera, o per

(1) Lettera del duca Ottavio alla moglie a Brusselles, menzionata di sopra.

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mantenerlo in fede nel futuro; al che niente più conferisce che il dimostrarsi contento del preterito. Ben aveva (1) egli rinunziato al re Arrigo il collare, come legame d'obligazion ripugnante a quella che gli risultava dal possesso di Novara e d'altri feudi sottoposti al re Filippo, mentre fra le due corone si guerreggiava. Il duca di Guisa adunque, senza contesa, a 16 di febraio pervenne a Reggio; andatogli incontro il duca di Ferrara con sue milizie, a cui dismontato da cavallo consegnò riverentemente il bastone del general comando. Quivi era unitamente il cardinal Carrafa, che non avea potuti smuovere i Vineziani dal cauto loro stato di mezzo. Avutosi consiglio fra i prenominati capi intorno al cominciar dell'impresa, il parer de Francesi fu, che s'investisse la Lombardia, la quale allora mal guernita più di tutti gli stati degli Spagnuoli, non avrebbe potuto star salda al cozzo di quell'esercito continuamente rinfrescato dalla vicina Francia, e armato alle spalle dal Piemonte

(1) Lettere del duca Ottavio al cardinal di s. Angelo, del 1 di gennaio, e al re di Francia, de' 27 di gennaio 1557.

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