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confinante, e dalle prossime terre del duca di Ferrara. Il qual duca (1) volea con poco diverso consiglio, che si prevenissero gli assalti da se antiveduti del duca Ottavio: la cui confederazione con gli Spagnuoli, benchè non discoprisse ancora la faccia, nondimeno portava quella sorte di maschere che non tolgono cognizione a riguardanti, velando, non celando. Ma il Carrafa, tutto intento alla sicurtà di Roma, adoperò ogni suo calore affinchè s'andasse sopra il reame di Napoli, per deviare quel fiume dalle cui onde vicine la reggia pontificale stava quasi affogata. Ed a Francesi convenne di soddisfargli per le commessioni espresse del re, che alla difesa del pontefice s'attendesse, ed alla sua volontà s'ubbidisse. Allora il duca di Ferrara sentendo allontanar l'esercito da suoi stati, gli rimirò quasi in preda all'armi del Milanese propinquo, e del Parmigiano e della Toscana posseduti da principi di contraria fazione. Per tanto facendo conoscere al cardinale, e al duca la necessità

(1) Lettera del duca Ottavio alla moglie in Brusselles, senza giornata.

di rimaner lui e con la persona e col nervo delle sue genti alla guardia del suo, e rinovando amplissime offerte di vittuaglie, d'artiglierie, e di ciò ch'egli potesse ministrare all'impresa, di cura del resto in suo luogo a Luigi suo figliuolo, che fu poi celebre cardinale. E cominciando a veder su l'opera ciò che prima avea sol considerato in astratto, intese quanto malagevole fosse l'abbattere un monarca sì poderoso, sì bene annodato con gl'Italiani, e che teneva il vantaggio di guerreggiare in casa sua, e remotissima dagli stati del più gagliardo nemico: e quanto i suoi propri pericoli in caso di sinistri sopravanzassero le speranze in avvenimento di vittorie. Onde parevagli, che 'l mondo potesse notarlo di leggerezza per essersi avventurato sopra una barca sì mal fornita ad un pe lago sì mal sicuro. Deliberò ei perciò d'andare a Vinezia, e quivi argomentarsi di persuadere le ragioni de' suoi passati consigli a quel senato, la cui approvazione stimava che gli varrebbe d'autorevol difesa nel foro d'ogni giudicio non temerario. Nè faticò egli molto a riportare onorevol risposta da que prestantissimi uomini, i sì prezioso racquisto. Nè i Francesi gran fatto vi dissentirono: e'l papa (1) s'era in qualche forma quietato con la promessa de'Farnesi di non travagliarlo dalla parte dello stato di Castro, e con la stanza in Roma del cardinal di Sant'Angelo quasi d'ostaggio. Ma (2) per effetto il duca Ottavio porse agli Spagnuoli quanto potè di consiglio, e d'aiuto in segreto modo. Ed anche avea lor offerto di venir a publica dichiarazione, con esporsi a ogni rischio, sì veramente che 'l re gliel comandasse, e non volesser tirarlovi quasi di sua volontà, per sua utilità i ministri. Ben egli si argomentava di persuadere eziandio con la viva espressione della consorte sorella di Filippo, la quale già era ita a trovarlo in Fiandra, che questo sarebbe stato nocevole a se ed al re ugualmente. Ma il cardinal Farnese avea protestato di non

(1) Tutto appare da due lettere del cardinal Farnese da Parma al cavalier Ardinghello a Brusselles de 14 d'agosto 1557. (2) Tutto ciò si scorge da varie lettere del duca Ottavio notate appresso l'allegato registro del cardinal Farnese e scritte alla moglie a Brusselles de 6 e de 13 di febraio 1557, con altre senza giornata, e con un discorso sopra la guerra.

volere alcuna parte in ciò ch'offendesse il pontefice. In ultimo il duca a violente richieste degli Spagnuoli, e con infinito dispiacer e timore del già detto cardinale, si scoperse lor partigiano, guerreggiando egli come tale il duca di Ferrara confederato de Francesi, e del papa (1). Ma per buona ventura, quando ciò avvenne, si conchiuse appunto la pace tra Paolo e Filippo: il che liberò i Farnesi dal conceputo rischio per lo spaventoso sdegno del provocato pontefice. Le quali ultime cose intervennero alquanto dipoi. Solo adunque il duca di Ferrara rimaneva allora in fede: e ne facea dichiarazione. Co'Vineziani avea rinovate il papa le diligenze, mandandovi nunzio il Commendone: (2) ma non potè spingerli a più che ad inviare un lor segretario al vicerè confortandolo a deporre l'armi, e protestando che la republica non avrebbe potuto al fintollerare nè l'oppressione, nè la depressione del papa. Il quale ufficio così privato, e disarmato valse più a suono che a colpo. Onde al medesimo segretario, che nel ritorno vide il pontefice, questi disse che voleva scomunicare, e privare de regni l'imperadore e'l figliuolo: o perchè la ferocia della natura gli dettasse in verità così fatti sensi, o perchè sapendo lo studio di quel senato verso la quiete d'Italia, volesse stimolarlo ad usar più gagliardi modi per ovviare a tanto incendio imminente. Ma non perciò la republica uscì dal suo moderato procedere. Stringendosi dunque le angustie, e separandosi gli amici, fu appiccato di nuovo un trattato di tregua, il qual ebbe per mediatore i cardinali di Santa Fiora, e di San Giacomo. E'l duca d'Alba n'aveva necessità non così palese, ma nulla minore che'l papa, essendoglisi e scemata la gente con le morti, con le fughe, col diramarla in cotante guernigioni delle terre occupate, e renduto malagevole il campeggiare per le piogge autunnali, e soffrendo altri disagi che porta seco la guerra massimamente nel paese nemico. Onde prima fu conchiusa a diciannove di novembre immediato dopo la dedizione d'Ostia

(1) Lettera del cardinal Farnese all'Ardinghello, da Parma a '28 di settembre 1557. (2) Lettera sopra allegata del Carrafa al Bran

caccio a 25 d'ottobre 1556.
T. VII, 47

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