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una tregua di diece giorni soscritta dal cardinal Carrafa e dal vicerè, ed indi in un parlamento seguito fra loro di cinque ore a vista d'amendue gli eserciti, fu prorogata ad altri quaranta, e publicata in concistoro a ventisette di quel mese. Aveva il cardinale un Breve con ampia facultà di stabilir anche la pace, per condizion della quale chiedeva Siena in permutazione di Paliano: quasi non fosse stato più agevole agli Spagnuoli il dare al Colonna qualche città del Senese, e cedere alla domandata restituzione delle sue terre, che 'l dare a Carrafi un cambio a tanti doppii maggiore della cosa litigata. Il vicerè dunque rispose, che non aveva autorità dal re di venire a convenzione di pace, benchè per effetto (1) l'avesse, come dipoi affermò Ruigomez al nunzio in Brusselles. Ma il duca amò meglio il simulare difetto di podestà, che'l manifestare contrario affetto di volontà. E certamente non si poteva accettar quella proposta senza ferir nel cuore il duca di Firenze

(1) Appare da una lettera del nunzio Fantuccio da Brusselles al cardinal Carrafa a 13 di febraio 1557, fra le scritture de'signori Borghesi.

che aveva contribuito tanto alla presa di Siena, e senza insegnare agli uomini, che il merito per ottenere un principato dagli Spagnuoli in feudo, era l'aver procurato spogliarli di maggiori principati coll'arme. Per tanto fu rimesso il negoziar dell'accordo alla corte del re, ove dal canto del papa andò nunzio Federico Fantucci bolognese uditor di Ruota, e dal vicerè vi fu mandato il segretario Pacecco. Ma essendo venuto a conferenza il Fantuccio col vicerè avanti di porsi in via, il papa ritrasse dalle sue relazioni, ch'era vano lo sperar la concordia per la ripugnanza degli Spagnuoli alle fermissime sue richieste. E d'altra parte gli crebbe l'animo per le novelle della vicina mossa ch'era per fare l'esercito francese guidato dal duca di Guisa. Onde pensò ad impiegar utilmente lo spazio della tregua in fornirsi per ogni lato e di soldati, e di danari, e di amici. A questo fine spinse con titolo di Legato suo, e della sedia apostolica il cardinal Carrafa a Bologna, a Vinezia, e dovunque andasse dentro l'Italia. E dopo la partenza di lui nella quarta domenica dell'avvento ne die contezza ad una general (1) congregazione di cardinali, rendendone le ragioni, e massimamente con tai parole: affinchè egli, il qual dee trattare degli aiuti da prestarsi alla sedia apostolica, non tratti solo a privato nome del pontefice, ma della medesima sedia. Nel che parve che Paolo imparasse dall'avversario: e però dove il duca s'era ingegnato di diminuire il pregio del papa con dividerlo dalla sedia apostolica, egli cercò d'accrescer l'uno con l'espressa congiunzione dell'altra.

(1) A'20 di dicembre, come negli Atti Concistoriali.

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Venuta de Francesi in aiuto del papa sotto il duca di Guisa Assedio di Civitella del Tronto, e necessità di levarlo fra poche settimane. Imprese di Marcantonio Colonna vicino a Roma. - Pericolo ivi di sorpresa. - Rotta a San Quintino sostenuta da Francesi, e però chiamata del duca di Guisa e del suo esercito in Francia. Pace tra 'l papa e'l re Filippo con due sorti di convenzioni, l'una publica, e l'altra occulta. Rivocazione del cardinal Polo dalla legazione, e processo contra di lui per causa di fede. Prigionia del cardinal Morone per simil causa. Cardinalato e legazione in Inghilterra di fra Guglielmo Peto, ma senza effetto per contraddizione della reina. Legazione del cardinal Trivulzio al re Arrigo, e del Carrafa al re Filippo, e poca soddisfazione in questa.- Imperio rinunziato da Carlo V, e differenze del pontefice con Ferdinando perchè nega d'ammetterlo per imperadore. Dieta d'Augusta, e suo recesso. Morte di Car

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