Immagini della pagina
PDF
ePub

lo V, e dichiarazione fatta dal papa nelle sue esequie. Morte della reina Maria; successione della sorella Elisabetta, e nuova separazion di quel regno dalla Chiesa. Scacciamento fatto dal papa de' suoi nipoti, e sue cagioni. Seconda sconfitta de Francesi a Gravelinga, e pace da lor conchiusa con gli Spagnuoli. Morte infelice del re di Francia. Morte del pontefice Furore del popolo romano contra le sue memorie, e la sua famiglia. - Lunghezza e varii successi del conclave. Elezione del cardinal de' Medici, che si nomina Pio IV, e riconosce Ferdinando per imperadore. - Suoi pensieri di raccorre il concilio. Ristoramento in Ispagna della giurisdizione ecclesiastica, ed instanze del nunzio Reverta a prode Carrafi. Congiura d'eretici contra il re di Francia. Difficultà mostrata da esso re e dall'imperadore intorno alla mansione di Trento, e ad altre circustanze sopra il concilio. Uffici del re cattolico e del pontefice per impedire un concilio nazionale destinatosi in Francia da una preceduta assemblea. Punizione capitale fatta dal papa ne' Carrafi. Trattato sopra varie città per mansione del concilio: ed infine, assenso de principi a quella di Trento. Bolla onde il papa quivi il convoca per la prossima Pasqua.

Sira, collo spirare appunto dell'anno 1556, la tregua tra 'l pontefice, e gli Spa

gn

uoli, e caduta invano l'opera del Fan

tuccio per quella del Pacecco mandato dal

duca d'Alba non in aiuto, ma in ostacolo, parve che si cambiasse il volto della fortuna. Perciò che rimanendo il vicerè a fortificar le terre del regno napoletano, e così mancando il violento influsso del suo esercito ne' luoghi occupati intorno a Roma, si ridussero ben prestamente allo stato lor naturale, sì per l'affetto che la Chiesa possedeva nel cuor de'popoli, sì per la vicinità delle sue forze. Onde Piero Strozzi non solo ricuperò tosto le minori terre, ma Tivoli ed Ostia, così malamente difesa, che 'l suo custode ne fu punito della testa in Brusselles. Era ritenuto il vicerè alla cura del suo dal prossimo aspettamento dell'armi francesi: le quali avevano già rotta la tregua in Fiandra con titolo di varie macchinazioni tentate dagli Spagnuoli in trasgressione di essa, ed annoverate in un manifesto dato alle stampe da Carlo di Marigliac arcivescovo di Vienna in Francia. Di che il nunzio Fantuccio scrisse, aver il re Filippo mostrata sì gran maraviglia ed indegnazione, che giurò di non riporre la spada sin che non facesse pentire i Francesi d'averla essi con violazione del patti contra di lui sguainata: e la sorte gli fu propizia di poter osservare un tal giuramento. Nel principio dell'anno calò con robusto esercito il duca di Guisa in Italia. E prima disceso nel posseduto Piemonte, non trovò poi contrasto, se non più audace che vigoroso in Valenza. Ed avendola tantosto superata, passò poi per le terre del duca Ottavio, il quale nè poteva resistere, nè, quantunque riconciliato con gli Spagnuoli, erasi dichiarato lor partigiano fin a quell'ora; di che l'avea richiesto in quell'accidente il marchese (1) di Pescara governator di Milano. Ma egli dando a conoscere al cardinal Madruccio e ad altri ministri regii l'insufficienza delle sue forze unite alle spagnuole per quivi opporsi a quell'esercito, avea fatto lor sentire, che maggior servigio del re Filippo era il cooperare all'allontanamento d'oste sì forte dalla fievolezza del Milanese: riconfermando l'offerta della sua dichiarazione, ove dal re medesimo gli fosse prescritta. Il quale approvò dipoi la cautela del duca, o perchè la stimasse vera, o per

(1) Lettera del duca Ottavio alla moglie a Brusselles, menzionata di sopra.

mantenerlo in fede nel futuro; al che niente più conferisce che il dimostrarsi contento del preterito. Ben aveva (1) egli rinunziato al re Arrigo il collare, come legame d'obligazion ripugnante a quella che gli risultava dal possesso di Novara e d'altri feudi sottoposti al re Filippo, mentre fra le due corone si guerreggiava. Il duca di Guisa adunque, senza contesa, a 16 di febraio pervenne a Reggio; andatogli incontro il duca di Ferrara con sue milizie, a cui dismontato da cavallo consegnò riverentemente il bastone del general comando. Quivi era unitamente il cardinal Carrafa, che non avea potuti smuovere i Vineziani dal cauto loro stato di mezzo. Avutosi consiglio fra i prenominati capi intorno al cominciar dell'impresa, il parer de Francesi fu, che s'investisse la Lombardia, la quale allora mal guernita più di tutti gli stati degli Spagnuoli, non avrebbe potuto star salda al cozzo di quell'esercito continuamente rinfrescato dalla vicina Francia, e armato alle spalle dal Piemonte

(1) Lettere del duca Ottavio al cardinal di s. Angelo, del 1 di gennaio, e al re di Francia, del 27 di gennaio 1557.

confinante, e dalle prossime terre del duca di Ferrara. Il qual duca (1) volea con poco diverso consiglio, che si prevenissero gli assalti da se antiveduti del duca Ottavio: la cui confederazione con gli Spagnuoli, benchè non discoprisse ancora la faccia, nondimeno portava quella sorte di maschere che non tolgono cognizione a riguardanti, velando, non celando. Ma il Carrafa, tutto intento alla sicurtà di Roma, adoperò ogni suo calore affinchè s'andasse sopra il reame di Napoli, per deviare quel fiume dalle cui onde vicine la reggia pontificale stava quasi affogata. Ed a Francesi convenne di soddisfargli per le commessioni espresse del re, che alla difesa del pontefice s'attendesse, ed alla sua volontà s'ubbidisse. Allora il duca di Ferrara sentendo allontanar l'esercito da suoi stati, gli rimirò quasi in preda all'armi del Milanese propinquo, e del Parmigiano e della Toscana posseduti da principi di contraria fazione. Per tanto facendo conoscere al cardinale, e al duca la necessità

(1) Lettera del duca Ottavio alla moglie in Brusselles, senza giornata.

[graphic]
« IndietroContinua »