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tanto avea fatto significare a Farnesi, già
riconciliati seco, e non ancora nimicati
con l'altra parte, che gli sarebbe in grado
s'essi imprendessero quel trattato. Il che
posero in effetto il duca Ottavio, e'l car-
dinal Alessandro dimoranti allora in Par-
ma, mediante il cardinal di Sant'Angelo
lor fratello rimaso in Roma. E trovarono
ne' Caraffi gran segni di pronta disposi-
zione, scusando essi gli apparecchi mili-
tari che faceano in quel tempo, e la mes-
sion del fanciullo in balia del re Arrigo,
con la necessità per non rimaner disarma-
ti, ed abbandonati, fin che'l duca d'Alba
teneva contra di loro ignuda la spada. On-
de fu riscritto al re, che mandasse pode-
stà sofficiente a chi gli piaceva. Ma videsi
che le sublimi speranze del cardinal Ca-
raffa poco avean dimesse le cime per gli
avversi turbini della guerra, sentendosi
che aspirava nella concordia all'acquisto
di Siena, e a dare sposa di sua famiglia
al principe Alessandro Farnese.
Nel premostrato concistoro il pontefi-
ce fece un'altra deliberazione, con la qua-
le s'avvisò di provvedere all'indennità del-
l'Inghilterra, e di soddisfare alle petizioni

di quella reina. Era pervenuta a notizia di lei la rivocazione del cardinal Polo dalla legazione: del che forte s'era commossa, non essendo ancora sì ben rifiorita la religion cattolica in que paesi, che rimanendo privi d'un esquisito cultore, non potessero di leggieri rinsalvatichire. Onde, impeditane la contezza al cardinale (1) per tenerlo in buona fede, pregò instantemente il papa, che le discordie tra sua santità e'l marito nol traessero in opera di tanto danno alla salute di que popoli, e alla venerazione delle sue medesime chiavi in que regni. Giunsero al pontefice questi ufficii quando appunto era rifratto alquanto il suo impeto da successi mal fortunati: sì che più agevolmente piegossi a contentar la reina. Ma non già confermando il Polo : essendogli nati contra di lui sospetti, quantunque falsi, in materia di fede: quasi egli covasse nell'animo qualche dottrina poco sincera. E per simili imputazioni aveva egli serrato dianzi in Ca

(1) Ciò che segue in questo capitolo si legge nella vita manoscritta del Polo, composta da Lodovico Beccatelli suo familiare, poi arcivescovo di Ras gugi.

stello il cardinal Morone: contro a cui erano venute accuse fin quando il papa in grado di cardinale interveniva alla congregazione del santo ufficio. Onde, sì come ardente nel zelo, e credulo alle suspicioni, da quell'ora avea dimostrati acerbi sensi verso di lui: il quale benchè di ciò consapevole, nientemeno o a fin di placarlo, o affidato dall'innocenza, s'adoperò caldamente per l'esaltazione di Paolo: e in quel tempo gli furono prenunziate dal Lottino conclavista del cardinal Santa Fiora le sue sventure: le quali se nol bruciarono, adugghiarono forse in tal modo i fiori de' suoi meriti, che non potesse mai spuntarne il maggior de'frutti. Or con lui voleva il pontefice rincontrare il Polo, e proceder nella causa contro ad amendue in un tempo. Adunque per ottenere questo suo fine, e ad un'ora compiacer la reina, pigliò spediente di crear quel di cardinale, e congiuntamente Legato nell'Inghilterra un uomo a lei grato, come quello ch'era governator della sua coscienza. Fu questi fra Guglielmo Peto minore osservante: il quale nelle prime insanie d'Arrigo VIII non aveva temuto di pronunzia

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re dal pergamo con apostolica libertà, che Caterina era veramente sua moglie. Onde per sì bella colpa esiliato, avea fatto soggiorno in Italia lungamente col Polo. Indi rivoltosi il tenor delle cose nell'Inghilterra, era colà ritornato, e la reina l'aveva scelto ad ascoltar le sue confessioni. Nell'ornarlo d'amendue le dignità disse il pontefice, che si per sua immediata notizia, sì per altrui relazioni il conoscea di tal probità, di tal prudenza, e di tal dottrina, che fosse degno dell'onore, e pari all'ufficio. Non convenire che'l Polo espressamente già rivocato, e necessario in Roma per gravissime cagioni, fosse riconfermato. Ma per essere il Peto d'età decrepita, e di lignaggio ordinario, stimò la reina troppo disavvantaggioso all'Inghilterra quel cambio. Sì che ripregò il pontefice per la confermazione del Polo : le cause contra lui non poter esser fondate in azioni precedenti la sua venuta in quel reame, da che la santità sua dopo ciò l'avea con sì egregie laudi promosso alla chiesa di Canturberi: per fatti susseguenti meglio potersi commetter la cognizione al consiglio ecclesiastico della reina, la quale antiporrebbe a tutti gli altri rispetti quello della giustizia: ma prima che la colpa di lui fosse chiara, non doversi condannar tutto il regno, anzi la religione stessa, al gastigo, con la privazione di sì necessario operatore per sostentarla. Benchè la reina ritenesse i Brevi del papa inviati al Polo ed al Peto, e cercasse d'occultare il fatto, ne trapassò nondimeno all'orecchie del Polo qualche bisbiglio. Onde subito depose l'insegne della legazione, e mandò al pontefice Niccola Ormanetti suo datario, e in altra età vescovo di Padova, e nunzio in Ispagna, per offerirgli ogni più ossequiosa ubbidienza. Il papa mitigato per questa sommessione, e volto in quel tempo a riconciliarsi col re Filippo, si contentò di soprassedere fin a tanto che il cardinal Carrafa destinato da lui per Legato ad esso re, ne trattasse presenzialmente. Sì che'l Polo continuò non col nome, e coll'esteriore apparenza, ma con la vera stima, e soprantendenza di Legato fin alla morte che poco stante riferirassi.

In questo mezzo avvicinandosi la festa de'principi degli apostoli, nella quale dee pagarsi al pontefice il censo per lo reame

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