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di Napoli, mandò il vicerè ad offerire, mediante il cardinale di Compostella suo zio, che avrebbe soddisfatto al debito, quando sua santità il volesse accettare. Si tenne perciò una generale adunanza de'cardinali (1): e consigliando alcuni che s'accettasse con protesto, e senza pregiudicio dell'incorsa caduta dal feudo, parve ridicoloso agli altri che in verun modo fosse riconosciuto per feudatario chi attualmente occupava le terre del suo sovrano, e contro al quale il sovrano guerreggiava come contro a ribello. Niun pregiudicio apparire nel rifiutare il tributo; anzi maggiore e dignità e sicurtà. E così fu adoperato: ma indi, seguita la pace, il censo si ricevette con le opportune cautele (2). Poco dipoi giunsero a Roma i tre mila Svizzeri : ciò fu a 20 di luglio. Nè il papa si tenne da veruna possibil significazione o d'onore o d'amore per disporli a servirlo con affezione d'amici, e non con trascuraggine di mercennarii. E perchè Marcantonio Colonna dopo altri dan(1) Atti concistoriali a 19 di giugno 1557. (2) Gli Atti concistoriali a 25 d'ottobre 1557. T. VII. 19

neggiamenti avea predate le ricolte d'intorno a Paliano, riducendo la terra in estrema angustia e penuria, tutto volonteroso di ricuperarla non solo per util suo, ma per detrimento degli occupatori, furono subito spinti colà gli Svizzeri, affinchè unitisi col resto delle milizie papali, si sforzassero di reprimere la baldanza del nemico, e d'allargare la strettezza degli assediati. Ma l'opera riuscì a tale, che 'l giorno ventesimosettimo di quel mese venutosi a conflitto, benchè gli Svizzeri dimostrasser valore, la vittoria fu del Colonna. Il quale maneggiando allora la spada con più di prodezza che di gloria contra la Chiesa, l'affilava, senza saperlo, per divina provvidenza ad esercitarla in maggior teatro e in maggior dignità per la Chiesa; con rinovare l'allegrezza degli antichi trionfi in quella Roma, la quale temeva allora, ch'egli vi rinovasse l'angoscia de'moderni saccheggiamenti. Fece respirare i Romani dal terrore la venuta del duca di Guisa: il quale col ritorno di Piero Strozzi avea ricevuta commessione dal re d'asisstere a tutela del papa, a cui si promettevano con prestezza nuovi, e poderosi soccorsi. Ond'egli si partì dalla Marca: e per far antimuro a Roma andò coll'esercito a Tivoli. E 'l duca d'Alba scambievolmente per sovvenire al Colonna, passò col suo campo a Sora. In sì fatto stato di cose il giorno ventesimo terzo d'agosto arrivò a Roma novella tale che finì d'abbattere le speranze, ma non potè abbassare l'altezza d'animo, o, com'altri dicevano, l'alterezza del papa. La novella fu, ch'essendosi combattuto fra gli Spagnuoli, e i Francesi presso a San Quintino luogo della Piccardia, aveano i Francesi ricevuta un'orrenda sconfitta: onde il re per mera necessità richiamava il duca di Guisa con l'esercito alla sua propria difesa: e lasciava libero il papa di concordare come volesse. Ebbe questo lietissimo annunzio il vicerè dalla parte degli stessi nemici. Imperò che, permettente il pontefice, gliel mandò il cardinal di Santa Fiora con la voce d'Alessandro Placidi suo segretario; e quasi mancia domandògli la pace, offerendogli le medesime condizioni, le quali gli erano state offerte il settembre passato, quando egli altresì era in fortuna di gran vantaggio. Ma il vicerè, alteroso per tanta prosperità, le rifiutò con disprezzo e sdegno, e con lamentarsi del cardinale, che professandosi amorevole del re, nel consigliasse. Anzi dichiarò di non volersi pacificare, se Paolo non confessava publicamente l'error suo nell'essersi collegato co'nemici della corona cattolica, e la sua ingiustizia nell'aver molestati i dependenti di lei; e se non restituiva loro ogni libertà, ogni onore, ed ogni danaro. Il pontefice per contrario affermava d'esser apparecchiato prima alla morte, che a questo scorno della maestà pontificia. Aveva deliberato il vicerè d'accostarsi tacitamente a Roma, e d'assaltarla si sprovveduta, e spaurita com'era, nell'ora del buio, e del sonno, fidandosi di sorprenderla. Ed a questo fine subito dopo l'esclusione delle proposte le si avvicinò con l'esercito a mezzo miglio, premettendo Ascanio della Cornia ed altri capitani, che riconoscessero più da vicino in qual termine la città fosse. Ma, ricevendo i rapporti varii, e i più autorevoli tali che dimostravano starsi con vigilanza, e con apparecchio, non volle tentar l'imL'una delle cagioni che ne rimossero il duca d'Alba, dicono alcuni che fosse la pietà di non rinovare in se l'infame vittoria d'un Borbone: maggiormente che avendo egli divisato di prender ben sì la città per assicurarsi del papa, ma di salvarla dal sacco, e promesse però due paghe a soldati con obligarli ad astenersene, intese che i Tedeschi aveano determinato d'antiporre l'utile della preda all'osservanza della parola, e del divieto: onde il duca tanto più ebbe orror dell'impresa. L'altra cagione fu, ch'egli e saggiamente, e veramente riputò il consiglio troppo arrischiato, sospettando che qualche gagliardo stuolo di difensori prestati fors'anche da vicini eserciti dello Strozzi, e del duca di Guisa, potesse aspettarlo in sito disastroso, e quivi far una strage de' suoi con diminuirgli la riputazione e'l vantaggio. Dissi non pur saggiamente, ma veramente; poichè, sì come tutti gli ambasciadori sono insieme spiatori, il Placidi ritornato dal campo del vicerè avea riferito essersi da lui quivi osser

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