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vati alcuni indizii del mentovato proponimento. Onde quella notte che 'l duca avea destinata ad attentarne l'effetto, e che fe riconoscere da suoi capitani lo stato della città, fu vero ciò che gli riportarono Ascanio della Cornia, ed altri con lui, che si scorgevano segni di gelosia, e d'apparecchio: però che perpetuamente si vegliò, e si stette in armi con militar diligenza: e 'l cardinal Carrafa tenne sempre le guardie pronte, e ben or dinate , discorrendo egli di continuo a cavallo per la città fin alla luce. Il duca di Guisa ristette in Roma fin al giorno de 19 di settembre, nel quale, cinque di dopo l'accordo, v'entrò il duca d'Alba a riverire il pontefice; e la sua dimora fu di non lieve profitto nel patteggiare. Per tanto il papa, intento ad una concordia che gli partorisse quiete e sicurtà, ma senza iattura o disonore, si rivolse agli ufficii della republica veneta: la qual egli sapeva quanto e per zelo comune, e per util suo proprio bramasse la pace e 'l diritto nell'Italia, si che niuno de'principi con la potenza o spogliasse l'altro del suo, o gli togliesse la libertà di comandare nel suo. Ed ebbe quivi per istrumento il cardinal Trivulzio poc'anzi da lui creato, ma non ancora di là partito. E appunto il re Filippo altresì dubitando, che per la moderna vittoria di San Quintino gli si potessero esser commossi contra per gelosia i principi indifferenti con aver essa a lui più nemici accresciuti che uccisi, com'era avvenuto in quella di Pavia ed in altre simiglianti, avea spinto a quel senato Francesco di Valenza cavalier di Malta, per significargli il prospero successo della battaglia, ed insieme la sua moderata intenzione. La qual era, ch'egli non aspirava ad ingrandimenti; anzi, che allora più che mai si offeriva pronto di restituir al pontefice le terre occupate, ov'egli con patti ragionevoli concorresse a riporre in quiete l'Italia. Onde la republica deliberò d'inviare a questo trattato Francesco Frumenti (1) un de' suoi segretarii. Nè con minor sollecitudine fu mandato a promuoverlo Averardo de'Medici dal duca di Firenze; al quale troppo montava il poter corroborare col tepor

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(1) Vita manuscritta del cardinal Commendone, d'Antonio Maria Graziani,

della pace le radici ancor tenere de' suoi principati. A conforti d'amendue que'ministri si dimostrava inespugnabile il vicerè; a cui parea strano, che veggendosi egli in tal maggioranza di forze e di fortuna, dovesse accordarsi con equalità di condizioni, rendendo sterili d'ogni frutto le conseguite vittorie. Ma i mediatori gli diedero a vedere, che 'l nemico allora divien più formidabile, quando per la potenza e per la durezza insieme del vincitore divien disperato. Esser noto l'animo impetuoso ed infrangibile di Paolo. In qual turbazione porrebbe gli stati del re, e l'Italia, se facesse ciò che diceva, ritirandosi in luogo sicuro, e consegnando alla custodia de Francesi e del presente duca di Guisa Roma e l'altre città del dominio ecclesiastico? Non volersi ciò riputar non futuro, perchè si conoscesse dannoso al papa: non sempre gli uomini operare con la prudenza; spesso con la passione: e massimamente lo sdegno essere una spezie di furore, che rappresenta per ben proprio eziandio un gran detrimento proprio, quando è offendevole all'offenditore. Queste ragioni ingagliardite

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dall'autorità del mezzani, i quali se ricevevano la repulsa, potevano cambiarsi in diffidenti, e al fine in avversarii, trassero il duca d'Alba a venire in un parlamento col cardinal Carrafa a Cavi luogo de'Colonnesi occupato dal duca. Ivi dunque andò il Carrafa l'ottavo giorno di settembre accompagnato da cardinali di Santa Fiora e Vitelli: convenendo che quello spirito ammorzasse la fiamma, il quale avevala suscitata, e nudrita. L'osso del trattato fu la causa di Marcantonio Colonna: imperciò che il papa stava inesorabile a comprender o lui o altri de'condannati suoi sudditi nella pace; e al duca pareva ignominia del re cedere in tutto eziandio dopo la vittoria alla cagione principal della guerra. Preceduto lungo litigio, si dettarono due capitolazioni; l'una publica, l'altra occulta; amendue note al pontefice; ma la seconda (1) tanto dissimulata da lui, che nè pur volle mostrarsene mai consapevole al

(1) Che al papa fossero note amendue si cava, oltre all'altre memorie, da alcune lettere del duca di Paliano al cardinal Carrafa in quei giorni, tra le scritture de'signori Panfilii.

cardinal Vitelli. Concordarono dunque il Carrafa e'l duca secondo le amplissime lor facultà segnate al cardinal (1) dal pontefice lo stesso giorno degli otto di settembre, e al duca dal re il ventesimosesto di luglio nell'anno medesimo 1557. E i patti furono con tanta indennità e della riputazione, e dell'interesse del papa, che dal tenore di essi poteva egli apparire tutt'altro che perditore. La contenenza de'capitoli manifesti fu tale: che'l duca farebbe verso il pontefice e la sedia apostolica quelle sommessioni in segno d'umiltà e d'ubbidienza, che fossero convenevoli per impetrar perdono e grazia da sua beatitudine: e che 'I re manderebbele uomo speciale a prestar il medesimo ufficio. Che’l papa, sì come padre clementissimo, riceverebbe il re per buon figliuolo suo e della sedia apostolica, ammettendolo alle grazie comuni agli altri principi cristiani: che si sciorrebbe dalla lega col re di Francia, promettendo nel futuro d'esser padre comune e indifferente: che dalla parte del re cattolico

(1) Sta fra le scritture de'signori Borghesi, come anche le capitolazioni e publiche e segrete.

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