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gli si restituirebbono, diroccatone ogni nuovo fortificamento, le terre soggette o immediatamente o mediatamente alla sedia apostolica, e prese fin a quel giorno. E che scambievolmente dall'una e dall'altra banda si renderebbono l'artiglierie. Che si rimetterebbono da amendue le parti tutte le pene o temporali o spirituali a tutte le persone e comunità, o secolari o ecclesiastiche per qualunque opera commessa per occasione di questa guerra: dichiarando che pertuttociò nel presente capitolo non fosser compresi Marcantonio Colonna ed Ascanio della Cornia; anzi rimanessero nella contumacia in cui stavano, ed a libera disposizione del papa. Che Paliano nello stato in cui era, si consegnerebbe a Giambernardino Carbone confidente d'amendue le parti, il quale ad amendue giurerebbe fede e osservanza di quelle convenzioni ch'eransi fermate fra 'l cardinale e 'l duca per servigio de'loro principi, e vi terrebbe una giusta guernigione a spese comuni. I predetti capitoli (1) furon recati

(1) Che al papa fosse nota ancor la capitolazione segreta, si prova non solo dalle memorie che alle

prima da Marcantonio Elio vescovo di Pola al pontefice; che ad instanza del cardinal Farnese avealo introdotto nella segreteria di stato fin da primi giorni della sua creazione (1): e dopo l'approvamento del pontefice furon soscritti ancora, come da testimonii, dal cardinal di Santa Fiora e dal vescovo dell'Aquila, e rogati dal cancelliere del duca. Ma oltre ad essi fermaronsi que segreti del cui tenore il papa non volle scoprirsi a veruno per informato; e che perciò si stabilirono con la sola presenza e colla sola soscrizion del cardinal Carrafa, del duca, e del Sacchetti segretario del cardinale. E furon questi capitoli parimente così ben condizionati a preservar da ogni pregiudicio, e da ogni disonore la sedia apostolica, che il voler negarne la notizia in Paolo come inflessibile a consentirvi, è un offendere alla stess'ora e il vero, e il papa quasi trasgressore di quello strettissimo debito, onde chi sta in tal grado è tenuto sotto pena della divina indegnazione, e della publica vituperazione, di voler la pace col suo gregge ad ogni tollerabil partito. La somma fu. Che in Paliano o si mettesse un confidente d'amendue le parti, o si sfasciasse ad elezione del re: che sfasciandosi, non si potesse mai rifortificare da chiunque lo possedesse, finchè il re non avesse data al presente duca di Paliano ricompensazione di suo contentamento, il che non si indugiasse oltre al termine di sei mesi. E non facendosi ciò, il Carbone dovesse consegnar Paliano così sfasciato al predetto duca. E quando intorno alla ricompensazione nascesse discordia, ella si rimettesse alla republica di Vinezia. Accettata la ricompensazione, il duca dovesse ceder la terra a chi volesse il re, pur che non fosse nemico o del papa o della sedia apostolica, ove prima non impetrasse il perdono. Con le quali parole venivasi quinci ad escludere la persona di Marcantonio: quindi era libero al re di far avere Paliano ad altri della stessa famiglia.

gherannosi dipoi, ma dal sommario del processo a difesa de Caraffi ch'è appresso l'autore, ed in cui ciò rendesi aperto; il quale è poi comprovato dalla sentenza solenne di Pio V. (1) Lettera del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio a 27 di giugno 1555.

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Stabilito ciò, venne in Roma il duca d'Alba nel giorno decimonono di settembre, alle due ore della notte: nè prima giunse, che si condusse al papa, da poichè la stessa mattina ne fu partito privatamente il duca di Guisa, il quale aveva mandato avanti in varii drappelli il suo esercito. Adoperò il vicerè col pontefice alla presenza di venti cardinali le più significanti forme d'umiltà e di sommessione per nome suo, e del suo signore: e'l dì vegnente si tenne concistoro (1) dove il segretario Massarello lesse i capitoli publici della concordia, e riferì le parole dette al pontefice dal duca. Quivi fu statuito di celebrar cappella il prossimo giorno dedicato a s. Matteo apostolo, offerendo il sacrificio a Dio in ringraziamento, e di promulgare anche perciò un generale giubileo, e finalmente di mandar due Legati a procacciar la pace fra le corone, il Carrafa al re Filippo, il che insieme valeva per vincolo più tenace della riconciliazione fra lui e'l papa, e al re di Francia il Trivulzio, che possedeva in quel regno

(1) Atti Concistoriali a 20 di settembre 1557.

la chiesa di Tolone. Ottenne (1) il duca da Paolo con riverenti ed acconce preghiere la liberazion di varii prigioni ch'erano ritenuti in castel Sant'Angelo, rimanendone quivi sol cinque: tre ecclesiastici: questi furono il cardinal Morone, e'l vescovo della Cava per materie d'inquisizione, e l'Osio (2), che già datario assai valevole col papa, eragli poi caduto in gravi sospetti: e due principalissimi cavalieri, il conte di Pitigliano, e Giulio della Rovere. Tanto eziandio fra'bisogni e i pericoli della guerra, che suol rendere il principe suddito de' suoi sudditi, erasi mantenuta intrepida la severità di Paolo, non tenendosi d'offendere persone potenti per grado, per valore, per amicizie, per parentadi. Le commessioni al Trivulzio si riducevano a due opere (3): ringraziare Enrico degli ufficii prestati al pontefice, ed

(1) Lettera del cardinal Dandino al cardinal Capodiferro de 25 di settembre 1557.

(2) Vita di Paolo scritta dal Panvino, e lettera del cardinal Farnese al cavalier Tiburzio de 24 di agosto 1555.

(5) Tra le scritture de'signori Borghesi.

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