Immagini della pagina
PDF
ePub

ardire; nè mai essere per dar riposo o a se, o ad altrui, finchè si vedesse spogliato. Il rispetto della quiete publica rendere oneste, e per conseguente onorate tutte le azioni. Prendessero esempio dal re medesimo, che per questa cagione, quantunque posto in tanto vantaggio di forze, aveva fermata col papa una pace con tanto disavvantaggio di patti. Appresso a ciò, il riguardo d'un principe come lui, che s'era contentato di non costrignerli a questo per obligazione, e che ora ne gli pregava, e poteva rimeritar così fatto servigio con altri grandi e privati, e publici, valere a far sì che ognuno lodasse questa concession di perdono e come generosa, e come prudente. Fra tanto per dimostrar egli al Legato la stima particolare nella quale il tenea fra quelli della sua casa, gli assegnava una pensione di dodici mila scudi. Il Legato in parte raddolcito con questa, in parte conformando il volere al potere, ringraziollo e tornò al pontefice (1). Ma il trovò non appagato della sua opera, sì per la trasgression del divieto in

(1) Partissi a 12 di marzo su i cavalli delle poste, come nel Diario del maestro delle cerimonie.

far le dimande a nome del zio, con esporlo alla vergogna della repulsa in richiesta poco onorevole come di privato interesse, sì perchè avea ridotto il negozio a tale che le solenni protestazioni fatte da regii traevano il papa fuori di quella dissimulazione ch'egli per gelosia d'onore avea custodita con tanta cura intorno alle promesse di Paliano. E sì come tra 'l cardinale e'l fratello la diversità delle nature, e l'emulazione dell'autorità s'era veduta potere assai più che la congiunzione del sangue, così Paolo sospettò che la mala riuscita del trattato fosse avvenuta o per negligenza, o fors'anche per diligenza del cardinale. E la lunga sua lontananza, come a favoriti spesso interviene, avea lasciate radicare nel cuor del zio queste spine: la cui semenza non vi sarebbe allignata, s'egli coll'assidua presenza l'avesse potuto coltivare. Mentre che d'intorno a Roma s'eran fatte guerre temporali, avea la Germania esercitate battaglie spirituali (1). Tenutasi la nuova dieta in Ratisbona sul fine

(1) Ciò che segue appresso, è tratto dalla relazione del nunzio Delfino al cardinal Carrafa intorno

dell'anno 1556, e continuata nell'anno 1557, veggendosi stretto il re Ferdinando a determinare uno de'quattro già mentovati modi per la pace della religione, e non avendo guida assistente d'alcun ministro pontificio, elesse insieme co principi ecclesiastici per minor male il colloquio; da che e il concilio generale, secondo che si è detto, non piaceva in quel tempo nè a cattolici nè ad eretici, nè si poteva stabilire senza il papa, e'l rimettere gli articoli della religione o a concilio nazionale, o a dieta, era un principio di scisma con danno e rischio gravissimo della fede: là dove considerava il re potersi nella denunziazion del colloquio porre tali riservazioni, che sempre il negozio rimanesse sospeso, e pendente da podestà superiore. Così fu dunque statuito nel recesso che si fea'tredici di marzo del 1557, decretandovisi un tal colloquio per l'agosto prossimo in Vormazia, nel quale si scegliessero dodici per parte. Il re nel decreto pose una condizione la qual era: che i predetti dovessero conferire, ed aver

alla Germania, e dall'istoria del Nores intorno a Ro

ma, eccetto le cose ove allegheremo altri.
T. VII, 24

i

consiglio sopra il modo della concordia: e appresso, riferire a lui: il quale avrebbe determinato ciò che fosse opportuno intorno alla religione. E benchè in questo decreto non si nominasse il pontefice come il debito richiedeva, nondimeno i consiglieri del re dissero a un segretario lasciato colà dal nunzio Delfino per far qualche buono ufficio senza rappresentazione di personaggio, ch'era necessario di perdonar ciò alla calamità de'tempi; ma che la determinazione riserbata al re intendevasi nella forma della ragione, cioè con dependenza dall'autorità del pontefice. Ben il Delfino fece dipoi querela contra gli ecclesiastici che v'avevano consentito: ma essi risposero, essersi avvisati che 'l papa non vi dissentisse, mentre avea lasciato venirvi da Roma Pietro Canisio della compagnia di Gesù, uno degli eletti per la parte cattolica. Il che dal pontefice s'era permesso, non perchè non riprovasse in genere tal sorte di collazioni; ma perchè, presupposto il male inevitabile di quel profano esperimento, gli piaceva che la parte cattolica avesse difensori dotti e fedeli. Anzi mandò egli da Roma un dottore, che stan

do quivi privatamente, adoperasse e la scienza, e la diligenza per custodire da ogni percossa la religione: e gli fu comandato ancora il dinunziar vietamento di quel (1) trattato come d'illecito in materie di fede, senza la precedente volontà del pontefice. Ma in ciò s'ebbe felicità: però che presedendo alla conferenza per destinazione del re Giulio Flugio vescovo di Naumburgo, ed interissimo cultore della fede ortodossa, fu proposto (2) forse per suo consiglio da cattolici in primo luogo, ch'essendo sbandite per tanti editti imperiali delle diete tutte le sette, salvo della religione vecchia, e della confessione augustana, si convenisse unitamente innanzi a ogni cosa nella riprovazione dell'altre. A che acconsentirono cinque fra'deputati eretici; ma sette vi contraddissero, affermando che non si volea condannar le parti senza ascoltarle. Onde la riuscita fu, che nata perciò discordia fra i deputati de'protestanti, si partirono i

(1) Il tenore di questa proibizione sta nell'archivio Vaticano.

(2) Lo Spondano all'anno 1557, al numero 15, e al 16.

« IndietroContinua »