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cinque, ed indi quei de'cattolici: e per tanto si disciolse la conferenza con poco onore ed applauso della parte eretica, e senza ottener que pregiudicii della religione antica, i quali potevano soprastarle dalle determinazioni di tali assemblee non congregate nè governate con la legittima autorità della Chiesa. Rimase nondimeno alla setta de'protestanti, eziandio per tenor del recesso ultimo di Ratisbona, la licenza concedutale ne' moderni conventi fin alla concordia finale Per questa licenza fermata coll'autorità, con la presidenza, e col nome di Ferdinando, aveva il pontefice grave sdegno con esso: e non meno per essersi da lui sospesa l'esecuzione de'bandi ne'suoi principati d'Austria contra coloro che prendevan la comunione laicale sotto l'una, e l'altra specie. Di ciò si scusava egli, perchè que popoli veggendo un tal uso nella Boemia e in altre vicine provincie, e sapendo che 'l cardinal Contarino nella dieta di Ratisbona aveva mostrata inclinazione a farlo conceder dal papa, e che i due nunzii Bertano e Lippomano ne aveano dipoi recata l'autorità in Germania, se n'erano inflessibilmente invogliati, come di cosa non vietata per diritto divino, e nella quale il volgo credeva un tesoro spirituale inestimabile. Onde avevano congiurato di negare a Ferdinando qualunque sovvenimento ne' bisogni contro al Turco, s'egli non condescendeva alla lor petizione: ed esso in tanta necessità niente avere lor conceduto, ma solamente sospeso il rigore de' suoi editti: in virtù di che non si toglievano o le pene spirituali della Chiesa, o le temporali delle leggi civili contra chi fa opere onde s'arguisca interna eresia: qual era il voler sì pertinacemente quella comunione contra il divieto de'pontefici, il che denotava miscredenza o intorno alla presenza di Cristo sotto ciascuna delle specie, o almeno intorno alla podestà della Chiesa. Aggiugnevasi nella mente del papa un altro grave dispiacere di Ferdinando per aver egli educato Massimiliano suo primogenito quasi in cura de luterani : dei quali viveva attorniato, ed i cui predicanti liberamente permetteva nella sua corte: di che avea data informazione al pontefice specialmente il nunzio Lippomano (1) con occasione del suo transito per la Germania, mentre, come s'è mostrato, andava in Pollonia. E la cagione di questa libertà usata da Ferdinando nell'educazion del figliuolo era stata il desiderio di tenere a lui ben affetti non i soli cattolici ma insieme gli eretici, affinchè i Tedeschi di concordia resistessero all'intendimento di Carlo, che l'imperio dopo la morte del fratello si trasportasse nel re Filippo. Or avvenne, ch'essendo l'animo del papa sì mal contento e adombrato di Ferdinando per rispetti di religione, Carlo V imperadore volle spogliarsi affatto d'ogni dominio, e rinunziare in vita l'imperio a lui come a re de Romani. Il che alcuni, più creatori che conoscitori di macchine nell'opere umane, interpretavano per artificio; quasi egli cercasse coll'abbandonamento già posto in effetto delle cure imperiali, e prenunziato della dignità imperiale, far intendere a Ferdinando ed agli Alemanni, quanto fosse necessaria

(1) Sta in una relazione del Lippomano a Paolo IV a 17 d'aprile 1556, tra le scritture de'signori Borghesi.

per conservazion dell'imperio e per difesa contro al Turco l'unione in una stessa mano del suo potentissimo scettro patrimoniale, e di questo elettivo più maestevole che vigoroso; e sperasse di spignerli per tal modo a consentire in Filippo. Ma videsi che Carlo diceva per fare, non per minacciare. Imperò che quantunque il fratello a fin di ritrarlo da quel pensiero tentasse appo lui prima i conforti di Ferdinando arciduca d'Ispruc suo secondogenito, e dipoi del primogenito Massimiliano re di Boemia e genero dello stesso Carlo, restò egli immobile nel proponimento: per esecuzion del quale molto avanti avea deputato Guglielmo di Nassau principe d'Oranges a far la solenne rinunziazione del titolo e delle insegne cesaree nella dieta degli elettori. Tanto che senza aspettarne l'effetto ritirossi a vita spirituale e libera da ogni cura mondana dentro a un monistero di religiosi ieronimiani in Ispagna. Or avendo il re Ferdinando prorogata lungo tempo la dieta per la speranza di vincere con sue preghiere il fratello, indi caduto da essa, adoperovvi l'autorità degli elettori, i quali ragunati in Francfort, unitamente rifiutarono l'instanza dell'Oranges. Ma per contrario egli che avea le commessioni precise, espose loro, che non era ufficio suo il riportare altre ambasciate al suo signore già separato dal mondo, ma trarre ad opera la cedizione, e il rendimento di quelle insegne ad essi elettori, i quali gliele avean date: e questo rinunziamento della corona imperiale si feappunto nel giorno ventesimo quarto di febraio, sacro all'apostolo s. Mattia, nel quale Carlo era nato, ed aveva conseguite le maggiori prosperità, e segnatamente la medesima corona per mano del pontefice Clemente in Bologna. Allor gli elettori tosto dichiararono per successore il re Ferdinando, ed egli prese il titolo d'imperadore. Di che mandò incontanente a dar contezza al pontefice con l'ambasceria di Martino Guzman. Ma Paolo non giudicò di poterlo ricevere, nè riconoscer Ferdinando per imperadore legittimo senza pregiudicio dell'apostolica autorità, e senza pericolo della cattolica fede. Il pregiudicio argomentavasi, perchè essendo gl'imperadori d'Occidente, e i loro elettori instituiti dalla sede apostoli

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