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che un tal suo giubilo non fosse capace d'accrescimento: ma che poi questo giubilo s'era in lui oltremodo aumentato con risapere dall'ambasciador suo quanto amorevolmente, paternamente, e giustamente sua santità avesse degnato d'imporre fine alle malagevolezze mossegli dall'antecessore: intorno alle quali non riputava necessario di parlare per la somma equità della beatitudine sua, a cui stimava che le ragioni di lui non fossero del tutto ignote: ma che se pur ne desiderasse più copiosa informazione, farebbe a lei vedere quanto cavillose erano state le opposizioni, e quanto egli fosse lontano da ogni colpa. Che quantunque fra tre, o ver quattro giorni dovesse inviare alla santità sua un solenne ambasciadore per congratularsi con la sommessione dovuta, e per fare i soliti ufficii di riverenza e di devozione, secondo l'uso degl'imperadori eletti suoi predecessori, nondimeno avea voluto prevenirne la giunta colle presenti lettere in ringraziamento di tanto egregio amore a lui da sua santità dimostrato. L'ambasciadore che poi venne fu il conte Scipione d'Arco, il quale a dicias

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sette di febraio rendette ubbidienza al pontefice nel concistoro a nome di Cesare: e in riguardo sì di lui stesso, ch'era camerier maggiore di Ferdinando (1), e suo principal favorito, sì del principe che con tanta prestezza e osservanza il mandava dopo i dispiaceri sofferti dal preceduto pontefice, ebbe egli insolito onore d'ospizio in palazzo. Dalla parte cerimoniosa passò il conte alla negoziosa, e domandò la celebrazion del concilio, opportuno allora più che mai per la pace stabilita fra i cattolici: e trovò che in questo il papa non solo gli consentiva, ma il preveniva, avendone fatta spontanea dichiarazione co'cardinali. Convenivano allora con gli Alemanni in richiederlo fervidamente anche i Francesi; e per cagion loro congiunti di sito, e d'affinità, vi s'inducevano gli Spagnuoli: là dove ne'tempi andati sì gli uni, come gli altri v'erano freddamente concorsi e con la volontà, e con la presenza, come tirati più dagli ufficii del papa, e dall'amore poco attivo del bene

(1) Sta in una lettera del nunzio in Ispagna al papa a 22 di maggio 1560, tra le scritture de'signori Borghesi.

T. VII. 25

altrui, che stimolati dalla pungente nei cessità del proprio. Imperò che tutti essi per addietro, veggendo i loro paesi netti e pacifici, e la sola Germania lebbrosa, e tumultuosa, non aspettavano per se dal concilio altro pro che alcun ristoro della episcopal giurisdizione. E quindi seguì, che allor gli Spagnuoli pur qualche maggior prontezza vi dimostrarono, in quanto furono spinti dal comandamento del loro principe, ch'era insieme principe della Germania alla cui salute il concilio s'indirizzava: ma come accade in tutti i moti cagionati da forza estrinseca, e non da impeto interno, anch'essi e rari, e lenti vi comparirono: e che i Francesi non soggetti al medesimo signor che i Tedeschi, furono perciò e più restii a consentirvi, e più tardi a condurvisi, e più presti a dipartirsene, se non quando, o, com'essi professavano, il Zelo dell'autorità pontificia, o, come altri loro imputava, l'emulazione contra degli Spagnuoli gli mosse a sostentare il concilio trasportato in Bologna. E ciò altresì fu cagione, che dipoi il re Arrigo preso destro dalla guerra di Parma non si ritenesse di far que solenni protesti contra di esso ed in Roma, ed in Trento. Là dove ora i Francesi sentivansi riscaldati a procacciarlo come rimedio de grandi loro mali presenti, e come salvezza da maggiori imminenti. E perciò i due re nel congiugnersi di sangue, e di amicizia, avevano posto fra le condizioni della pace il dar opera al concilio. E questi mali, e questi pericoli della Francia si erano dopo quel tempo e palesati e aumentati. Anzi non ne rimaneva esente anche il corpo della monarchia spagnuola: imperò che nella Fiandra, principato ereditario del re di Spagna, e perciò più a cuore agli Spagnuoli che non era la Germania ne'tempi di Carlo V, con l'assenza del re erasi scemato il timore, e cresciuta la baldanza ne' sediziosi: onde la duchessa di Parma sorella di Filippo, lasciatavi da lui al governo, benchè donna e di senno e d'animo più che donnesco, non potea reprimere gli avanzamenti continui che vi faceva l'eresia e nella quantità, e nella licenza degli aderenti. Ma, ciò che maggiormente incendeva gli Spagnuoli e di vergogna e di sollecitudine insieme, dentro lo stesso cuor della Spagna, come fu detto, erasi scorta la rea semenza allignata nelle stirpi de'cavalieri, e ne'seminarii degli studenti: d'onde s'erano avveduti, che quando regna la pestilenza, non basta non averla a confini per viverne sicuro, e disobligato dal far le guardie. Pur, ciò non ostante, essendosi purgata la Spagna co'supplicii, e'l medesimo sperandosi della Fiandra, e per altro soprastando dal concilio un gran rimescolamento di cose, non mai appetibile a chi ha molto da perdere, il re di Spagna non tanto il voleva quanto vi condescendeva. La principal variazione adunque s'era fatta nella volontà de'Francesi: in cui, quanto per altri tempi s'era veduto minore, come il bisogno, il desiderio del sinodo, altrettanto allora le nuove lor piaghe gli rendevano avidi più che ogni altro di questa universal medicina. Erasi diffusa in Francia la dottrina eretica di Giovanni Calvino natio di quel regno: il quale avendo osservato in qual parte fosse stata più agevolmente battuta la luterana, s'era ingegnato nel macchinar la sua nuova fortezza di correggervi que difetti ch'erano occorsi nell'edificio o casuale, o mal con

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