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siderato dell'altra. E in aiuto di lui, o almeno in danno della fede cattolica, s'aggiunse, che varii uomini dotati di belle, ma non buone lettere, chiamati colà di Germania dal re Francesco I grand'amator delle muse, aveano portate avvolte in que'fiori le serpi nate ne'lor paesi. Onde allentandosi nel governo del presente re garzone il rigore degastighi adoperati dal padre, e dall'avolo, s'era di subito dilatata col favor della novità, e della sensualità l'eresia. Contuttociò finch'ella rimase in uomini di poche forze, e non fu protetta da principi, non recò molta sollecitudine, come impotente a resistere non che a spaventare (1). Ma presto avvenne, che dalle case ella salì nelle torri. I signori del sangue regio, che son chiamati alla corona in difetto di mascolina progenie nella casa regnante, dolevansi di vedersi depressi, ed allontanati dall'autorità del governo: il che nel dominio parimente di Francesco I, e d'Enrico era lor accaduto, per quella regola: ad un suddito di molte forze per se stesso, non convenire che

(1) Vedi Caterino d'Avila nel principio della sua istoria.

il principe le accresca col suo favore, per non farlo più veramente un rivale che un ministro della dominazione: e meno che a tutti doversi aggiugner di potenza a quei che possono aspirare per qualche special diritto alla successione del principato quando egli vachi, a quali è perciò d'interesse la ruina del possessore. Ma questa scarsezza d'autorità sopportata da essi mentre viveva un re robusto, sì di testa a governare per se medesimo, come di braccio a sgomentare i sediziosi, non fu comportevole sotto Francesco II privo d'amendue quelle doti. E gl'irritò più fieramente il vedersi esclusi d'ogni participazione della reggia di Francia da estranii non solo di schiatta, ma di patria, risedendo tutta la balia nella reina vedova ch'era italiana, e ne signori di Guisa congiunti alla moglie del re per sangue, e alla madre per collegazione, i quali signori erano un tralcio della casa di Loreno traspiantato di là nuovamente in Francia. Per tanto i principi della prosapia reale, ed altri emuli de signori di Guisa rivolsero tutti i pensieri a dar l'anima al corpo di qualche fazione che nella presente debolezza del re ricuperasse lor con la forza quelle prerogative di cui si tenevano indebitamente spogliati. A questa fazione erano di mestieri tre qualità per l'intento loro: che fosse grossa di numero, mal contenta del reggimento, e corroborata d'aiuti esteriori e vicini. Tutte queste condizioni s'univano mirabile mente nella nuova setta, che da seguaci con vocabolo favorevole si nominava dei riformati, e volgarmente dagli altri in quel tempo appunto ricevette il soprannome di Ugonotti, perchè, secondo l'etimologia che ne arrecano i più, ragunavansi nella città di Turs a far loro assemblee presso d'una porta quivi chiamata d'Ugone. Consideravasi che questa era gente diffusa per ogni parte del regno, offesa dal governo presente per la contrarietà, e non atterritane per la debolezza: oltre a ciò, secondo i suoi fondamenti, avversa ad ogni imperio monarchico o spirituale o temporale: audace, e cupida di novità sì per inclinazione, sì per interesse, e guernita ai confini da innumerabili nemici del nome cattolico nella Germania, nell'Elvezia, e nell'inghilterra. A questa fazione dunque disposero di farsi capi, affinch'ella servisse loro di petto, i signori del sangue regio, e specialmente il principe di Condé fratello d'Antonio re di Navarra. Ed era il principe tra quei della sua famiglia se condo nel grado, ma primo nell'ardimento, sì per impeto della natura, come per incitamento della condizione sublime di schiatta, bassa di fortuna, e però nutrice di spiriti sediziosi. A lui s'unirono i signori di Ciattiglione della famiglia di Coligni per l'emulazione con quei di Guisa, e massimamente Guasparre supremo ammiraglio di Francia, uomo di gran valore, di gran consiglio, di grand'autorità, di gran seguito. Avevano questi ordita una congiura di ritenerla persona del re con titolo di liberarla dal servaggio, e dall'inganno de'forestieri; ma in effetto per fine di trarne a forza una pienissima libertà della loro setta, ed una preminenza di podestà eguale a quella della nobiltà pe'signori del sangue, da quali fosse proporzionalmente compartita a loro aderenti: e dipoi (come fu creduto, e scritto (1) dal re medesimo) se avvenisse lor

(1) In una lettera generale divulgata allora dal

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fatto, e non occorresse insuperabile intoppo nel popolo di Francia divotissimo de'suoi re, trasportar la corona dalla casa Valesia, in cui allor dimorava, in quella di Borbone, cioè del re di Navarra, ch'erane un altro ramo lontano di grado, ma il più prossimo della stirpe reale. Scopertasi questa congiura su l'entrar dell'anno 1560, furono chiamati dalla reina i signori di Ciattiglione, in sembianza a consiglio, e a difesa per la qualità de'lor carichi militari, ma veramente per separarli dal resto de'congiurati, ed averli in sua forza. Postosi a conferenza con essi l'affare, lor sentenza fu, che avuto rispetto al numero immenso di quei che seguivano la nuova setta, si soprassedesse del procedere contra di loro fin al futuro concilio. Nondimeno secondo il più comune parere (1) degli altri, rimase stabilito eziandio con loro soscrizione un editto contra quelle novità; ma in forma languida, e riprovata da molti, benchè autori di concetti posati. Perciò che l'editto

re. E largamente di ciò lo Spondano nell'anno1560, al num. 6, e in molti seguenti. (1) Agli 11 di marzo.

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