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si dal papa tutta l'industria per disporre i vescovi d'ire a lor chiese, ove prevenendo, meglio potessero correggere almen que'difetti che non abbisognavano di più forte mano, e notare gli altri pe quali dovessero nel concilio procurar l'ammendamento. Pregare insieme il pontefice sua maestà per sì ardua e salutifera impresa, di robusti aiuti, e di sapienti consigli, i quali non si poteva egli promettere da que principi per cui difetto erasi sparsa ne'loro stati l'eresia, come da tali che temerebbono di fare o dir cosa che dispiacesse agli ammorbati lor sudditi. E perchè il concilio ricercava gravissime spese, e l'erario apostolico erasi non solo evacuato ma indebitato nelle prossime guerre, fosse in grado al re di porgere ogni favore alle riscossioni della collettoria : maggiormente veggendosi egli invitato a ciò dall'amorevolezza del papa in mandargli subito per mano dello stesso nunzio le facultà della Crociata, e nelle dimostrazioni usate principalmente in riguardo di sua maestà verso l'imperadore suo zio, onorandolo come tale, e ricevendone con accoglienza non comune l'ambasciadore.

Il re si scusò molto a lungo della tardanza commessa negli uffici di riverenza; fermando ch'egli già due mesi avanti avea destinato a prestarli come suo ambasciadore il conte di Tendiglia, il cui indugio era poi seguito per malattia: che l'animo suo-non aveva mai sentita maggior allegrezza che nella creazione di sua santità: che sempre era stato, e sarebbe mentre vivesse, ubbidiente figliuolo di quella santa sede: e che a sua beatitudine ubidirebbe non solo per debito universale, ma per affezione e riverenza particolare, la qual di continuo le avea portata per l'opinione che tenea della sua probità ed integrità: e perciò farebbe sempre maggiori dimostrazioni d'osservanza, e d'ubbidienza verso il presente pontefice, che non avea fatte verso i passati: e che indirizzato dal consiglio di sua beatitudine, si sforzerebbe di dar ogni buon esempio, non che di tergersi d'ogni rea suspizione. E di fatto indi a una settimana scrisse al papa lettere ossequiose di suo carattere: e seguille poco appresso l'ambasciadore. Alle sterili parole della cortesia corrisposero le fertili del negozio. Perciò che intorno alla podestà del nunzio, disse, che gravissime ragioni aveano persuaso per conveniente l'aggiugnerli un assessore; le quali già egli avea comandato al consiglio che fossero comunicate all'ambasciador destinato; dovendole questi poi esporre a sua santità, dal cui giudicio pendesse la determinazione: ma poichè il papa fin da quell'ora gli dinunziava il suo contrario volere; ed aveva eletto un tal nunzio, del quale non avrebbe saputo il re deputare più intero e confidente assessore; lascerebbe ch'egli esercitasse liberamente le facultà consuete, informandolo fra tanto delle mentovate ragioni, acciò che le significasse al pontefice per l'incerte qualità del nunzii venturi: che parimente voleva ritornar libero nell'avvenire (sì come fece) l'esercizio del collettore. E quanto era al danaro riscosso da'regii ministri per addietro, prenderebbe informazione, e darebbe ordini convenienti a buono, ed ubidiente figliuolo del papa. A cui basciava ben mille volte il piede per la grazia della crociata; della quale si gioverebbe contra gl'infedeli, ed a servigio di Dio. Una simile notizia disse che piglierebbe ancora intorno alle ordinazioni fattesi in pregiudicio della giurisdizione ecclesiastica, con annullarle ove convenisse, e con ricorrere, s'alcun bisogno ne' suoi reami vi fosse, all'autorità del pontefice che sì benignamente gliene offeriva. Sopra 'l concilio, la gravezza dell'affare necessitarlo a maturar la risposta. Il re cristianissimo averlo mandato a richiedere che congiuntamente pregassero sua beatitudine per la celebrazione; e da se essersi chiamati molti uomini dotti de' suoi regni per udirne in sì gran deliberazione il parere. Tardò il re poi molti giorni una tal risposta: e finalmente la rendette; approvando che si convocasse il concilio, e si rimovesse l'ultima sospensione: e profferendo largamente ogni sua forza in promuoverlo.

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Mandò il pontefice altri nunzii fuor d'ordine a varii principi cristiani per la stessa celebrazione; prima a cattolici, indi, come riferirassi, ancora egli eretici. In Francia andò Francesco Lencio vescovo di Fermo, in Pollonia il Canobio. Ma il principal trattamento doveva farsi con Cesare, i cui stati n'erano più bisognosi, e dal torrente de'quali ricevevano l'inondazione gli altrui paesi: onde a lui gli altri cattolici potentati si rimettevano. A Cesare dunque per titolo di cortesia fu inviato dal papa Marco Sitico (1) de'conti d'Altemps cavalier tedesco suo nipote; a cui diede (2) egli la chiesa di Cassano vacata per la sua creazione, e in altro tempo la porpora: ma sopra i negozii della religione gli fu aggiunto per compagno fra Cornelio Mussi vescovo di Bitonto (3), recando egli a tutti i principi della famiglia cesarea doni preziosi insieme e divoti. Il primiero intento all'andata del Musso fu il racquisto alla religione del re di Boemia: il quale pareva tanto o quanto spruzzato de'nuovi errori, massimamente intorno alla necessità della comunione sotto l'una, e l'altra spezie. Ed a questa impresa parve mira

(1) Appare dalla instruzione data al nunzio Delfino da recarsi appresso.

(2) A'29 di maggio come negli Atti Concistoriali.

(3) Tutto è in lettere dell'Amulio a'29 e a'31 di maggio, e al 1 di giugno 1560.

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