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stici, partitisi allora dal concilio, e che gli ambasciadori di Ferdinando sedessero dalla banda sinistra presso al cesareo: premessa da presidenti publica e solenne dichiarazione, che ciò si facea per questo sol caso, consentendovi le parti per amor della quiete, e senza che dovesse recare alcun pregiudicio alle ragioni o di quelle, o di chi altro si fosse. E per impedire un tal pregiudicio dalla prelazione, non si prestò nella messa cantata il giorno della sessione la consueta onoranza della pace, o dell'incenso a veruno degli oratori. E del successo intero, e da capo vollero i Portoghesi un'autentica testimonianza da presidenti segnata il di quinto di maggio. Ma tali cose avvenner dipoi, benchè narrate in questo luogo per esporre ad un medesimo sguardo tutto l'avvenimento: dovendo spesso l'istoria rassomigliare certa maniera di specchi, in cui varii oggetti fra loro divisi rappresentano un volto unico. Ora, ritraendo indietro il racconto, ammalò tra pochi giorni (1) il Legato: e

(1) A 25 di marzo, come nel Diario del maestro delle cerimonie.

com'è solito, che le malattie de grandi sieno imputate sempre ad interne afflizioni, quasi in loro, al contrario degli altri uomini, non fosse passibile l'animo mediante il corpo, ma il corpo sol mediante l'animo, così fu creduto, ch'egli infermasse di travaglio, perchè 'l concilio sotto la sua condotta facesse passi meno felici delle concepute speranze, e mostrasse indizii di presto disfacimento. Al cardinale, per un effetto assai consueto di chi sta con gli umori del corpo disposti alla morte, la sera innanzi al corcarsi infermo parve di veder nella stanza un can grande e nero con occhi torvi, onde, chiamati due camerieri, impose loro che'l discacciassero dicendo che s'era posto sotto la prossima tavola. Ma dopo molto cercamento non fu da essi tal cane ritrovato in altro luogo che nella fantasia del padrone, nella quale affermano che rimase a perturbarla fin ch'ei fu vivo. Nella malattia di lui esercitava le prime parti il Pighino. Or avvenne in questo tempo, che le mine dei protestanti scoppiarono contra l'imperadore. L'elettor Maurizio, recandosi e ad offesa che non avesse mai conseguita la

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libertà Filippo Langravio suo suocero, il qual s'era dato nelle mani di Carlo con promessa di non ritenerlo in perpetuo carcere, ed a scherno la risposta, che niuna lunghezza fosse perpetuità, unitosi con molti altri principi di Germania e col re di Francia, mosse l'armi. E come agevolmente si vince la guernigione straniera dove già si posseggono i cuori de'cittadini, conquistò di leggieri la città d'Augusta ch'era d'inclinazion luterana. Indi l'esercito dei collegati minacciò Ispruch ove dimorava l'imperadore, e per conseguente spaventò ancora Trento città propinqua. Nè tardarono a fuggire molti vescovi non solo italici, ma spagnuoli, quantunque gli oratori cesarei con ogni industria s'argomentassero d'assottigliare i pericoli, e Carlo dopo qualche ambiguità determinasse di non partirsi d'Ispruch per non accrescere con la confessione del suo timore l'orgoglio de'nemici, e la fama della loro potenza, ch'è la più forte macchina delle guerre. Ma il cardinal Madruccio, non volendo col diminuire il rischio nelle parole, aumentarlo a costo suo negli effetti, e sollecito che la sua città o avesse maggior custodia per risospignere, o minore irritamento per provocare gli assalti de luterani, fe (1) significare al pontefice, che non si prometteva sicura quella mansione dall'impeto de confederati. Onde il papa, messo a consiglio il negozio in una congregazion concistoriale (2) il giorno quindici d'aprile, col parere de'cardinali deliberò di sospendere il concilio. E nella stessa congregazione informò il collegio della sospension d'armi trattata col cardinal di Tornone. In contrario gl'imperiali, abborrendo fuor di misura l'interrompimento di quel sinodo ch'era lavoro di tante loro diligenze, e base di tante loro speranze, rinovarono in Trento gli strepiti lor consueti in simiglianti occasioni. E come talora la medesima debolezza fa prorompere nelle minacce, dinunziavano di voler in questo caso tentar gli estremi argomenti. Onde i nunzii, come semplici prelati, non s'attentarono di mandare ad opera così di presente la commessione : ma (3) scrissero al papa, che sarebbe riu

(1) L'Adriani nel lib. 8.

(2) Sta negli Atti Concistoriali.

(3) Atti di Castel sant'Angelo nel dì 15 d'aprile 1552.

scita molestissima a vescovi la sospensione fatta col Brevedella santità sua senza veruna autorità, o volontà del concilio. E che pe rò avevano giudicato per lo migliore non publicare il suddetto Breve, ma procurare che'l concilio medesimo fosse autore di quella deliberazione. Il papa fece loro significare (1), che più non indugiassero, e ch'egli non apprezzava quelle minacce. E per dar soave, ed insieme efficace acutezza al comandamento con lo stimolo della speranza, fe accennare al Pighino, che ov'egli cessasse di presedere nel concilio, incomincerebbe a sedere nel concistoro. Ma questa lettera non ebbe effetto, perchè già era seguito l'effetto. Poichè veggendosi in quel tempo non solo col pensiero, ma quasi con gli occhi, e dalle finestre di Trento il pericolo soprastante, e la fuga inevitabile del prelati e de'teologi, fu prima tenuta una congregazion generale (2), ove colle più sentenze, e specialmente con quella del cardinal Tridentino, del vescovo di Zagabria oratore di Ferdi

(1) Lettera del Camaiano al Massarello del primo di maggio 1552. (2) A 24 d'aprile 1552, T, VII, 4

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