Immagini della pagina
PDF
ePub

nando, e dell'arcivescovo Granatese si pigliò spediente di venire alla sospensione infrascritta. Ed appresso nel dì ventotto d'aprile fu celebrata la sessione, sacrificando solennemente Michel della Torre vescovo di Ceneda. Ivi cantatosi per Vangelo fuor d'ordine quello tratto dal capo decimosesto di s. Giovanni: poco andrà che non mi vedrete, ed un'altra volta poco, e mi vedrete, ed usatesi l'altre solennità, eccetto il sermon latino, il vescovo celebrante recitò il seguente decreto. Che 'l santo ed universal concilio di Trento congregato nello Spirito santo, e presedendo in esso i reverendissimi nunzii Bastiano Pighino, e Luigi Lippomani, tanto a nome loro, quanto del reverendissimo, ed illustrissimo Marcello Crescenzio Legato, assente per gravissima infermità, non dubitava che non fosse manifesto a ciascuno per quali fini di publica utilità quel sinodo si fosse adunato da prima in quella città da Paolo III, e appresso ripostovi dal successore, e quanti buoni frutti avesse renduti fin a quell'ora nella dichiarazion della fede, e nella riformazion de costumi. Ond'erasi sperato, che quelli i quali avevano eccitate in Germania le novità della religione, fossero per venirvi ben tosto, e che dalla verità convinti, dovessero tornare all'unità della Chiesa: quando per astuzia del nemico universale s era appiccata una tal fiamma nel cristianesimo, che rendeva inutile la continuazione del presente concilio: il quale non che placasse, provocava, benchè fuor di sua intenzione, gli animi di molti. E l'Alemagna, in cui servigio specialmente s'era convocato, ardeva di tali discordie, che tutti gli elettori ecclesiastici, e molti altri principali vescovi di quella nazione s'erano dipartiti a fine di custodire gli stati loro. Onde non volendo il sinodo urtare contro a quella incontrastabile necessità, eleggea di tacer fra tanto, e di riserbarsi a tempi migliori, dando agio a prelati di ritornare a loro ovili, per non essere infruttuosi ad ambedue i luoghi. Sospendersi per tanto il concilio per lo spazio di due anni: veramente, che se prima cessassero i legittimi ostacoli, s'intendesse altresì cessata la sospensione: e durando eglino più tempo, s'intendesse spirata isso fatto, e senza nuova convocazione tosto ch'essi mancassero, ove al presente decreto s'aggiugnesse l'assenso, e l'autorità della sedia apostolica. Fra tanto il sinodo confortava tutti i principi, e prelati cristiani, che per quanto appartenea loro di ragione, osservassero, e facessero osservare nelle lor signorie, o chiese le cose fin a quell'ora decretate, e statuite. In questo decreto convennero tutti gli altri, salvo dodici degli spagnuoli, che protestarono solennemente in contrario. Fra i quali Giambernardo Diaz vescovo di Calaorra s'oppose ugualmente alla sospensione, ed alla prorogazione. Non così gli altri undici: questi furono Salvador Alepùs arcivescovo di Sassari, Giovanni Salazar vescovo di Lanciano, Alvaro della Quadra vescovo di Venosa, Pietro Acugna Avellaneda vescovo d'Astorga, Giovanni Fonseca vescovo di Castell'a Mare, Francesco Navarra vescovo di Badaioz, Michel Puch vescovo d'Elva, Giovanni Emiliano vescovo di Tuy, Martino Ayala di Guadix, Alvaro Moscoso di Pamplona, e Pietro Poaz di Città Rodrigo. La protestazione loro fu tale. Il presente concilio essersi lungamente desiderato da tutto'l mondo cristiano, e quivi raccolto con immense fatiche per varii fini di gravissimo momento, a niun de quali era

si pienamente ancor soddisfatto. Un di questi fini essere stato il comporre le discordie fra signori cristiani: che non doveasi per esse il concilio interrompere. La proposta forma di sospensione esser più veramente dissoluzione: perciò che, tacendo eglino l'altre difficultà di ricongregare tanti prelati da così lontane provincie, coloro i quali niente più odiavano che 'l nome stesso del concilio, quando sapessero, che le contenzioni fra cristiani valevano per impedirlo, le nutrirebbono con varie arti per questo medesimo intento. Doversi dunque più tosto prorogar la sessione, la qual erasi destinata per le calende di maggio, ad un certo, e convenevole spazio, finito il quale, il giorno valesse per dinunziare in cambio dell'uomo. E quando gl'impedimenti mancassero innanzi a quel termine, fosse cura del pontefice il richiamare i vescovi senza indugio. L'ultima parte del decreto ch'esortava i principi, ed i prelati all'osservanza delle cose già stabilite, piacer ad essi, purchè se ne togliessero quelle parole: in quanto s'appartien loro di ragione; le quali parevano un seminario di litigii. Per tanto protestavano, che per niuna azione passata, o futura s'intendesse pregiudicato a loro, o al presente sinodo, e all'autorità de'concilii ecumenici. E richiedevano, che di tutto ciò il notaio del concilio facesse memoria legittima, riponendola negli atti, e dandone loro strumento autentico. Sì fatta protestazione non rimosse verun degli altri dalla precedente sentenza. Poichè intorno alla prima parte, già gli stessi contraddittori confessavano la necessità della prorogazione, e più l'avean confessata molti de loro colleghi, e compatrioti con una forma di partenza, che parve fuga. Posto ciò, il termine di due anni si conosceva assai convenevole, misurando col discorso, e non col desiderio, le speranze della futura necessaria tranquillità. E quando ella prima sortisse, già erasi provveduto, che tosto colà si ritornasse il concilio. Nè poteva dubitarsi, che qualora si scorgesse opportuno, il papa, e gli stessi principi, i quali l'avevano procurato, non fossero per rinovarlo. D'altra banda, ove i medesimi principi avessero giudicato il contrario, qualunque precisa destinazione che se ne fosse promulgata col presente decreto, sarebbe riu

s

« IndietroContinua »