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ancora nel temporale. Aveva egli affinità col cardinal di Tornone: il qual mostrò, che nell'eleggere la via dell'accordo più tosto che della forza, niente s'era mosso dal parentado ; ma che veggendo varie sollevazioni allo stesso tempo in Lione, e per altri paesi di Francia, avea giudicato maggior pro non distrarre l'armi del re da que luoghi ov'erano più necessarie. Per tanto fu data elezione a Mombruno o di partirsi dalle terre del papa e da quelle del re, o di ritornare alla fede cattolica ottenendo il perdono. Il pontefice riputò meglio che'l cardinale fosse alla corte nel tempo del bisogno: portando il pregio comperar la speranza d'impedir l'essenza del male per opera d'un tant'uomo, eziandio col rischio d'una accidentale aggiunta nel mesto rossore di renderne lui aspettante. Ma il re, veduta la risposta del papa recatagli dall'abate di Manna, e udite le proposte del Toledo, riscrisse il di quattordicesimo d'ottobre (1) al vesco

(1) Ne fu dall'ambasciadore presentato uno scritto al papa il dì 5 di novembre, che sta fra le scritture de signori Borghesi, e nel mentovato libro dell'archivio Vaticano.

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vo d'Angolemme suo ambasciadore in Roma: assai rallegrarsi per la prontezza del pontefice al sì necessario concilio: che intorno alla stanza, benchè sua santità gli significasse, il re cattolico contentarsi di Trento, nondimeno ella prendesse a bene, che posta la diversità del dominii e de' sudditi, e però de' bisogni, potesse talora non riceversi per acconcio all'uno ciò ch'era bastevole all'altro: ma finalmente, che per non difficultare sì santa impresa, egli avrebbe consentito, ove consentissero il re Filippo, e l'imperadore. Sopra il concilio nazionale rispondeva quello stesso che avea risposto al Toledo, e specialmente, che senza fallo non sarebbesi tenuto in pregiudicio, anzi in confermazione dell'autorità pontificia. Aveva fra tanto il pontefice significato (1), che non ripugnerebbe al concilio o in Vercelli, od in Casale: i quali luoghi piaceano molto al re di Francia, come assai comodi alle sue terre, ma riuscivano in altrettanta incomodità per gli Aleman

(1) Lettera del cardinal di Loreno al cardinal di Ferrara dell'ultimo d'ottobre 1560, fra le scritture de signori Borghesi.

ni. E in questo mezzo gli eran venute lettere dall'imperadore, che oltre modo lodando in genere la deliberazione di congregare il concilio (1), repeteva le opposizioni all'abitazion di Trento; ma in fine si rimetteva al pontefice: ond'egli avea fatte leggere il dì ventesimo d'ottobre queste lettere in una congregazione di cardinali dal Massarello vescovo di Telesia, già segretario del concilio, ed allora della riformazione. Quivi al pontefice ancora per opinione del cardinali era paruto, che quando il re di Francia si rimettesse anch'egli, come facea quel di Spagna, all'imperadore, aveva esso talpegno dell'universal volontà inverso di Trento, che poteva convocare per colà il sinodo senza il disconsentimento di verun principe cattolico: il che non avvenia fin allora d'alcun altro albergo, sopra ciascun de' quali sarebbono convenuti nuovi trattati e nuove lunghezze. E per tanto si fermò egli nel pensiero di non alterare il luogo già destinato nella preterita sospensione. Il che giovava primieramente per la celerità,

(1) Il Diario del concilio a 17 d'ottobre 1560, fra le scritture de signori Borghesi.

la quale si scorgeva ogni giorno più ne cessaria, poste le continue perdite della religione: quando appunto in que mesi era pervenuta al suo fine la vedova reina governatrice di Scozia sorella de signori di Guisa ; e quel regno agitato in tempeste di nuove sette col vento della confinante Inghilterra, e retto dalla figliuola Maria reina di Francia, che al fin era donna ed assente, avea suscitate sì gran procelle, che di forza gli s'era permessa libertà di coscienza insino al futuro concilio. Oltre a ciò l'elezione di Trento risultava e a maggior autorità della Chiesa, mostrando, che s'osservava ciò che s'era statuito, e a maggior confermazione dei precedenti decreti, da quali era fermo il pontefice di non partirsi, per non dare una piaga mortale alla fede. Per tanto arrivata la commemorata risposta di Francia, e fattalasi dare in iscritto dall'ambasciadore, e ricevute anche lettere di consentimento sì dal re di Portogallo, sì dalla signoria di Vinezia, sì dagli Svizzeri cattolici, venne al fatto: e nel concistoro (1)

(1) Atti Concistoriali.

a quindici di novembre riferi, che i principi s'accordavano in accettar la città di Trento a residenza del concilio. E per questa cagione dinunziò un giubileo universale da publicarsi in tutta la cristianità ; ed impose a cardinali Saraceno, Cicala, e Puteo, che ne formassero le Bolle. Quella del giubileo fu segnata a venti di novembre; e'l papa andò in solenne processione a piedi scalzi dalla chiesa di s. Pietro a quella della Vergine (1) sopra Minerva. Intervenne in questa processione Cosimo duca di Firenze, caminando in mezzo fra due ultimi cardinali diaconi. E ne fu assente il duca d'Urbino venuto similmente a que giorni per dare sposa la figliuola Virginia a Federigo Borromeo nipote del papa, non volendo aver controversie quivi del luogo. A ventinove di novembre publicossi nel concistoro (2) la Bolla, ove si chiamava il concilio: e'l giorno a canto fu scritto un Breve a vescovi, ed a prelati di

(1) Diario del maestro delle cerimonie, e del concilio a 24 di novembre 1560.

(2) Sta nel Bollario e negli Atti del concilio sotto Pio IV.

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