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Francia dandone loro contezza ; e così obliquamente ma sollecitamente rimovendoli dal pensiero di sinodo nazionale. Dicevasi nella Bolla, che'l papa tosto che fu assunto, girò gli sguardi della mente per la cristianità; e sentì orrore in veggendola si contaminata, e lacerata dall'eresia, dalla scisma, e da tanti scandali ne costumi; onde si propose d'applicarvi il rimedio consueto alla sedia apostolica d'un concilio generale. Narrava, che questo era stato già da Paolo III convocato prima in Mantova, indi in Vicenza, ma l'una e l'altra volta sospeso ; ed appresso statuito in Trento, e quivi poi anche sospeso per varii impedimenti: che poscia il già detto pontefice l'avea di nuovo convocato per Trento; e colà erasi adunato, con celebrarvi alcune sessioni, e stabilirvi alcuni decreti: che di là lo stesso concilio s'era trasportato a Bologna coll'autorità della sedia apostolica: Giulio successore di Paolo averlo richiamato a Trento, dove fattisi alcuni altri decreti, era convenuto sospenderlo, e ritardarlo per tumulti sopravvenuti nella Germania, e per le guerre dell'Italia, e della Francia: che fra tanto l'eresia, e la scisma avean fatti lagrimevoli accrescimenti. Ma che Iddio, il qual mai non s'adira in guisa che si dimentichi della misericordia, avea finalmente conceduta la pace, e la concordia fra signori cristiani: per tanto il pontefice s'era avvisato di ricorrere senza dimora allo stesso argomento per diradicar le eresie, per trarre ad unione la scisma, per emendare i costumi, e per conservar la pace: onde col parer comune de'cardinali, e con aver data di ciò contezza all'imperadore ed agli altri re e principi cristiani, e trovatigli prontissimi all'aiuto del concilio, il convocava nella medesima città di Trento per la prossima Pasqua, toltane qualunque sospensione. Imponea però a tutti i vescovi, ed agli altri i quali aveano luogo in concilio, d'intervenirvi al giorno prescritto: e pregava i principi a concorrervi, se non potevano con lor presenza, almeno con oratori dotati di pietà e di sapere, e a tener le strade sicure ed agiate per coloro che vi doveano convenire. Con questo tenor di Bolla schifo dall'un lato il vocabolo odioso ad alcuni di

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continuazione, dall'altro ne pose l'equivalente, dicendo che a Trento e dapprima in vita di Paolo, ed indi nell'ultimo riducimento fatto da Giulio s'erano stabiliti molti decreti, e dapoi era seguita la sospensione, la quale ora si toglieva. Perciò che quello che era sospeso, tolta la sospensione, non ritorna in dietro a ricominciare il suo movimento da capo, ma il proseguisce e'l continua da quel luogo medesimo dove innanzi restò sospeso: mentre dunque affermava il papa, che'l concilio ecumenico erasi congregato in Trento quelle due volte, e che vi avea fatti varii decreti, e poi v'era stato sospeso, ed ora se ne levava la sospensione, dichiarava in aperto modo, che i mentovati decreti avessero lo stesso valore che quelli d'un concilio ecumenico, il quale ancora sia in istato. Tutta la contenenza di quella Bolla confermò mirabilmente l'autorità della sedia apostolica e'l valor delle sue azioni per addietro contrastate or dagl'imperiali, ed or da Francesi: poichè ad un'ora e approvò la traslazione da Trento a Bolo

gna come fatta dallo stesso concilio, e con T. VII. 34

autorità della sedia apostolica, e però venne a riprovare tutte le contraddizioni de'Tedeschi e degli Spagnuoli, il che Paolo III non ardi mai quando gli avversarii erano alterati dal bollor della gara: e pronunziò, che'l concilio ecumenico era stato veramente in tempo di Giulio a Trento, e vi avea fatti molti decreti: e in tal maniera dichiarò per inlegittime le opposizioni de' Francesi contra quella adunanza. Talmente ch'essendosi e da Cesare e da due re accettata la Bolla, cedettero per conseguente alla lite: e l'autorità della sedia romana rimase allora, come sempre, vittoriosa, favorata da Dio, e al fine riconosciuta dalla pietà de'potentati cattolici. Anzi nell'affrettata promulgazione di questa Bolla videsi un'altra singular provvidenza divina che voleva soccorrere alla sua Chiesa mediante il concilio: imperò che se tardavasi venti giorni, sopraggiugneva l'annunzio, ch'era morto il re di Francia (1), e mutato colà il governo: il che avrebbe necessitato a intro

(1) Venne a Roma l'avviso a 18 di dicembre, come nel Diario del maestro delle cerimonie.

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durre nuovo negozio, e forse inestricabile per la qualità del soprantendente inclinato all'eresia: là dove, trovatasi la Bolla già fatta col beneplacito del re defunto, ebbe quel vantaggio di facilità ch'è nella conservazione più che nella produzione de'parti grandi.

FINE DEL TOMO SETTIMO

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