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scita indarno. In ciò che s'aspettava poi a duelle parole contenute nell'estrema parte: in quanto si appartien loro di ragione: o voleasi tacerle con animo ch'elle nondimeno vi fossero intese, e rimaneva il medesimo seminario di liti : cioè, a chi, e fin a qual segno appartenesse di ragione il far che avessero effetto le constituzioni del concilio. O era parer di que vescovi l'escludere non pure il suono, ma il senso di tali parole, sì che ciascuno indistintamente fosse a pieno esecutor di quel decreti: e chi non discerneva qual confusione, e qual disturbo sarebbe risultato da ciò nella Chiesa contra l'ordinazione di tutti i canoni, e contra la volontà di tutti i concilii? Sì come niun bene in terra è sincero da qualche danno, così niun male è privo di qualche pro. Le maggiori sciagure rendettero quella volta più leggiero, e più breve il contrasto intorno alla sospensione, che a tempo di Paolo non era stato intorno alla traslazione. L'altra volta nocque il bene, cioè il cessamento della maligna influenza: il qual fe continuar la dimora in Trento a vescovi riluttanti, die loro ardire d'impugnar sempremai come simulata la cagione dell'altrui antecedente partenza, e colore a Cesare di figgere se ed essi nel sostenimento d'un tal creduto diritto. Per opposto nel caso presente giovò il male : però che crescendo i pericoli, alla protestazione sopravvenne contrario il fatto, quando gli autori di essa poco stante provvidero a lor salvezza con la partita. Nè potè meritar accusa di timidità quello stuolo di togati se ritirossi dal rischio, quando lo stesso Carlo V, che fin a quel giorno a più formidabili nemici dell'universo non avea fatto veder di se altro che 'l petto, fu necessitato di mostrare a suoi sudditi ribelli le spalle per non corromper l'antica sua fortezza in temerità, e rimaner loro prigione con ruina dell'imperio, e del cristianesimo. Imperò che, superatosi da protestanti il passo forte della Chiusa, uscì egli d'Ispruch repentinamente nel maggior buio della notte (1) poco sano in lettica, e seguito dalla maggior parte della sua comitiva a piedi per

(1) Vedi il Paruta nell'ultimo libro della prima parte, e più ampiamente l'Adriano nel libro 9.

carestia di cavalcature in quell'improviso movimento : nè si tenne salvo finchè non pervenne a Villaco terra della Carintia contigua al Friuli posseduto da Vineziani. Anzi quivi eziandio udendosi mossa di gente, fattasi in parte a fin di suo onorevole incontro, in parte per guernire i confini, concepè nuovo terrore, cominciando a sospettar d'una falsa voce insorta, che i Vineziani fossero a lega co protestanti. Poche ore da poi che si partì Carlo da Ispruch vi giunse Maurizio, il quale lasciando intatte le robe (1) de'cittadini e di Ferdinando, principe riputato più amico della pace, che nemico dell'eresia, predò con ostil modo ciò che ritrovò di Cesare, del cardinal d'Augusta, e degli Spagnuoli, nomi odiosissimi a protestanti, per esser l'uno l'autore, l'altro il consigliatore, gli ultimi gli esecutori delle loro percosse. Fra queste rivolte i ministri pontifici del concilio furono stretti da tali angustie alla dipartenza, che alcuni di loro, se 'l cardinal Madruccio non gli avesse forniti del necessario viatico, sa

(1) Vedi lo Spondano all'anno 1552.

rebbonsi trovati a duro partito. (1) Il Crescenzio, benchè oppresso dal male, per cader più tosto in man della morte, che de'nemici, si feper l'Adice condurre in Verona (2), dove fra tre giorni finì la vita: e'l suo cadavero fu portato in Roma, rendendoglisi quell'onore che si paga alla virtù eziandio nelle ceneri. Nel tempo che i protestanti aveano mosse l'armi per opprimer l'imperadore, il re Arrigo chiamato da essi, che l'anno avanti s'erano collegati seco ma occultamente perchè il fulmine arrivasse prima del tuono, avea divolgati splendidi manifesti per onestar le sue armi: ed insieme aveva assaliti con poderoso esercito gli stati di Cesare, occupando in prima la ducea di Loreno feudo imperiale, mandatone in Francia il duca fanciullo, e conquistando poi Metz, Tul, e Verdun, con innoltrarsi più addentro nella Germania, cui già egli divorava con la fidanza. Ma provò assai tosto, che chi niega fede a

(1) Il Diario del maestro delle cerimonie a 7 di maggio 1552.

(2) Gli Atti di Castel S. Angelo a 25 di maggio 1552.

Dio (1) ed al legittimo principe, non l'osserva al collegato. I protestanti cominciarono a temer più l'amico possente per seguito di grand'oste e per vicinità di gran regno, che 'I nemico debole per la mancanza d'ogni apparecchio presente, e per la lontananza della patrimoniale sua monarchia. Per tanto appena introdottosi trattamento d'accordo fra Cesare e loro, scrissero al re il futuro come preterito: affermando, già esser composte le controversie, onde il ringraziavano del favore prestato alla loro causa con le sue armi: le quali non erano più necessarie. Il re, quantunque caduto d'altissima speranza, e però soprappreso da inopinato cordoglio, rispose con magnanima moderazione: che si rallegrava del frutto colto per opera sua dagli amici: e che sarebbe presto in qualunque altra occorrenza a spender sue forze per la libertà d'Alemagna. E di poi tollerò, che'l vescovo di Baiona suo ambasciadore fosse stato introdotto da protestanti, per vantaggio della loro riputazione, ad una pace di niun decoro per lui:

(1) vedi il Paruta nell'ultimo libro della prima parte, e lo Spondano nell'anno 1552.

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