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nella qual si disse, che non avendo il re diritto ad intromettersi negli affari dell'imperio, gli si permetteva d'esporre le private sue credute ragioni a Maurizio, il quale a Cesare le riferisse. E per accennar qui sommariamente il successo di questa gran commozione: ritornò egli in Francia assalito quivi dalla reina Maria governatrice di Fiandra, e vide tosto militare contra di se nell'esercito dell'imperadore Alberto di Brandeburgo, ch'era stato il principal instigatore del suo passaggio in Germania. E benchè l'impresa di Metz a Carlo non ben sortisse, riuscì nondimeno al suo esercito la conquista a forza, e l'incendimento di Teroana (1), e poi la presa di Edino, robustissime fortezze. E quella guerra, cominciata con somma prosperità del re in ogni parte (2) e in Piemonte, e in Loreno, e in Lamagna, e in mare togliendo fin su i porti di Catalogna galee (1) Lo Spondano al principio dell'anno 1555, e più distintamente il registro del cardinal Dandino allora Legato all'imperadore in Brusselles. (2) Sono annoverati questi successi avventurosi de Franzesi nell'instruzione data da Giulio III al cardinal Capodiferro Legato in Francia, da riferirsi appresso.

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a Cesare, si rivoltò di poi con lo scacciamento de Francesi da Siena, e con la sfortunata condotta del duca di Guisa in aiuto di Paolo IV, e non terminò se non con le due famose vittorie degli Spagnuoli a San Quintino e a Gravelinga, che partorirono ad essi una vantaggiosissima pace. Nè maggior guadagno ritrassero da quel commovimento i due precipui autori di esso, Alberto e Maurizio. Il primo, inquietissimo di natura, negò di consentire all'accordo di Passavia, che appressoreciterassi, e continuò a predare i beni dei cattolici, massimamente degli ecclesiastici: di che convenuto innanzi all'imperadore dopo l'assedio di Metz, e condannato a restituire, precipitò in maggiore e contumacia contra dell'uno, e furore contradegli altri. Onde spiacendo a Maurizio l'orgoglio e l'opposizione ch'ei solo faceva alla concordia generale stabilita da lui ed accettata da tutti i principi dell'imperio, prese commessioni di Cesare, ed unitosi con Ferdinando, si pose in guerra contro ad Alberto: il qual in una battaglia restò perdente, convenendogli finire i giorni rammingo in Francia, raccolto da quel re a cui egli avea poc'anzi faltato. Nè questa vittoria fumenfunesta al vincitore, rimanendoMaurizio quivi ferito d'archibusata sì mortalmente, che fra due giorni uscì di vita senza prole, succedendogli nell'elettorato il fratello Augusto dopo qualche controversia terminata per concordia con quel Gianfederigo prima elettore, e dipoi fatto prigione e privato da Cesare nell'altra guerra coi

protestanti, liberato ultimamente da lui, sì

come tosto racconterassi. Tal premio ebbero i motori, benchè vittoriosi, di quella tempesta contra la religione. Ma sì ella, sì la potenza cesarea ne pati gravissimi ed irreparabili detrimenti. Nè mancò chi dicesse, aver Dio voluto mostrare a Carlo V, ch'eziandio a costo della sua Chiesa il puniva per la smoderata avidità d'occupar la città di Parma. Senza entrar noi negli arcani della divina provvidenza, e nella giustizia delle contese fra principi, questo è certo: che se Carlo avesse uditi i conforti di Giulio, addietro commemorati, sarebbe divenuto signor pacifico della Germania, ridotta dal suo braccio alla fede, e lasciata in retaggio, come trofeo della sua pietà e della sua fortezza, a vicarii di

Cristo, ed a principi d'Austria. Ma il sapersi moderare nella somma felicità, sarebbe un nuovo compimento di felicità che trascenderebbe l'umano. Ora ci ritrarremo a tempi d'onde scorremmo. Ferdinando, principe avidissimo della pace, e come tale non diffidente de'protestanti, nel primo prorompere di questa guerra dimorava alla guardia dell'Ungheria: e quindi fu chiamato frettolosamente da Cesare fin sul mese d'aprile, benchè con sua grave incomodità per li grandi avanzamenti, che'l Turco vi fe quell'anno. Sì ch'egli dopo molti viaggi e colloquii, con l'opera ancora del duca di Baviera suo genero, conchiuse la famosa concordia celebrata nel convento di Passavia (1), e che insieme con quella di Norimberga stabilita l'anno 1532 chiamansi da protestanti le due colonne della loro libertà. Quivi congiunti i principi dell'imperio, intorno alle cose di stato fu pattovita specialmente la liberazione di Filippo Langravio, e che Maurizio militasse (1) Oltre agli autori allegati, la relazione del con diecimila uomini a servigio di Ferdinando nell'Ungheria contra 'l Turco. Il qual patto non riuscì però ad alcun giovamento (1), perchè la stagione e l'armi turchesche erano sì avanti che le perdite non si poterono ritardare. Liberò anche Cesare spontaneamente Gianfederigo elettore già di Sassonia, a cui egli aveva offerto di lasciarlo in sua balia nella tumultuaria partenza da Ispruch, ma esso l'avea ricusato, volendo seguirlo. Nel che unì egli una generosa apparenza con una sottil prudenza, intendendo che solo per questa via poteva sperar la ricuperazione della perduta dignità elettorale, se variandosi la fortuna, Cesare avesse superato Maurizio in cui l'avea trasportata, con punire in questo modo l'ingratitudine dell'uno, e premiare la fedeltà dell'altro. Nel resto non poteva Gianfederigo dubitar più della libertà in veruno avvenimento, posta l'offerta di Cesare e'l magnanimo suo rifiuto in quel sinistro del suo signore. Sopra le materie di religione fu convenuto in due articoli. Il primo era: che

vescovo Delfino nunzio in Germania al cardinal Carrafa nipote di Paolo IV l'anno 1557.

(1) Vedi l'Adriano nel libro 9.

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