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ch'Eduardo era uscito dalla condizione di pupillo. Quando il duca ebbe tratto il re a sì fatta disposizione in vantaggio della nuora Giovanna, fece comprovarla dalla soscrizione di molti grandi uniti a lei, e al marito o di sangue, o d'interesse. Ma occultolla al publico fin alla morte del principe: e dipoi fu procurato di mandarla ad effetto per opera degli stessi baroni. Giovanna, conoscitrice della sua poca ragione, sforzatamente lasciò gridarsi reina, e condursi su la breve e tragica scena del solio. Ma il popolo sollevossi a favor di Maria, per la quale s'accordavano tutte le considerazioni sì di sottilità, come d'apparenza. Di sottilità, ben conoscendo i periti, che niuna azione del padre avrebbe potuto privarla di quel diritto alla successione, il quale a lei, come a parto di vero, e legittimo matrimonio, conveniva secondo le leggi del regno: il divorzio d'Arrigo da Caterina, essersi vi tuperato come contrario ad ogni giustizia non solo da cattolici, ma da medesimi eretici. Aggiugnevano, che ove la concession degli ordini fatta ad Enrico fosse stata e libera, e sussistente, questa gli aveva donata facultà che posto il dubbioso valore delle tante sue nozze, egli disponesse della successione al regno come giudicava per lo migliore. Onde non era stata in lui maggior autorità di chiamare in primo luogo Eduardo, che di sustituirgli Maria. Ed ammessa la podestà, la volontà d'Arrigo era chiara; non parlando il testamento di sustituzion pupillare, ma usando parole assolute, e convenevoli alla fidecommessaria. E, comunque fosse, posto eziandio che la ordinazione d'Arrigo dovesse riputarsi e valevole per Eduardo, e già spirata in Eduardo; non avendo Eduardo una simile concession dagli stati, non poteva torre il diritto a chi gli succedea di ragione, cioè alla sorella anzinata, e capace per quanto s'è dimostrato. Così discorrevasi a norma delle sottigliezze legali: ma più anche favorivano Maria le apparenze comunali. Però che il grosso della turba, che quando vuole ha il sommo della potenza, tralasciando quest’intime discussioni, non potea sentir dubitare, che la primogenita del loro re, e d'una principessa tanto da lor venerata

quanto fu Caterina, fosse contra l'ordine T, VII, 6

della natura, e della disposizione paterna posposta ad una trasversale in remoto grado. Sì che mentre Maria assente di Londra stava tra se incerta di doverne o fuggire ramminga in Francia, o ascendere al trono dell'Inghilterra, fu esaltata dal favor popolare; dichiarato il duca di Suffolc traditore, ed imprigionato quel di Nortumbria con la misera nuora Giovanna. Egli tosto condannato a morire come ribello, abiurò gli errori della religione, e sul patibolo confortò i circustanti al culto della fede cattolica, e al discacciamento dell'eresia, e de' suoi predicatori, come semenza di tutti i publici mali. A Giovanna il sesso, e 'l parentado impetrarono per quell'ora misericordia dal mansueto cuor di Maria. Ma non molto andò, che suscitandosi nuovi tumulti, e scoprendosi macchine a suo innalzamento, convenne che coll'estremo supplicio stabilisse la tranquillità del reame: essendo ben in balia del principe come di publico vendicatore il perdonare a un suddito delinquente, ma non come di publico medico il non ricidere un membro pestilenNon tardò la nuova reina a manifestar l'inclinazione verso il ristoro della religion cattolica, rifiutando il titolo di capo della chiesa inglese, e riponendo i riti romani, benchè a poco a poco, e soavemente, com'è in acconcio alla profittevol cura dell'infezioni popolari. E specialmente fu dichiarato per nullo il matrimonio d'Arrigo con la Bolena, secondo che richiedeva l'onor di Maria e della madre, a fin di riconoscere in questa la vera dignità di moglie, e in quella di figliuola legittima per verità, e non per finzione e benignità de'canoni fondata nella buona fede del genitori: il che insieme risultava ad onor della Chiesa, e delle pontificali sentenze. Ma prima che tali cose avvenissero, pensossi dal canto della sede apostolica di secondare l'opportunità del tempo con l'applicazion dell'industria. Soggiornava (1) in que mesi il cardinal Polo a Maguzzano, luogo sa

(1) Tutto sta in un registro di lettere scritte, e ricevute dal cardinal Polo da 7 d'agosto 1555 fin al 1 di novembre 1554, il quale si conserva nell'ar chivio del s. Ufficio di Roma, ed è stato comunicato all'autore dal cardinal Francesco Albizi,

lubre sopra il lago di Garda o per cura della sanità, o per amore studioso della solitudine, o per sottrarsi alla corte dopo essere stato quivi lungo suggetto d'esaltazione, e di depressione fra gli ondeggiamenti del conclave. Or intesa quivi l'assunzion della nuova reina, tosto gli si accese speranza di quello di cui sempre ardevagli il desiderio; ciò era di veder convertita la sua Inghilterra. E a questo fine mandò al pontefice (1) Vincenzo Parpaglia cavalier piemontese abate di san Solutore, o, come volgarmente diceasi, Saluto, suo famigliare, con lettere, e con ambasciate che l'infiammassero ad abbracciar quell'impresa. Considerava la verisimile riuscita, così secondo le ragioni presentate dal discorso, come secondo gli effetti provati nell'esperienza. Le prime fondavansi nella congiunzione che avevano insieme il diritto di Maria al regno, e l'autorità del papa. I secondi vedevansi nella costanza da lei usata col mantenersi cattolica in tempo che questa religione era tanto perseguitata, che infino a titolo d'un tal misfatto eransi carcerati alcuni

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