Immagini della pagina
PDF
ePub

della regione, e della lingua, a quali finse, che la cagione del viaggio fossero alcuni intrigati crediti lasciatigli da un suo zio mercatante defunto in Londra. Colà giunto, vide, non pur la licenza, ma la violenza degli eretici ancor dominare, e la reina stare assediata da loro, i quali sotto il nome ossequioso di guardia non lasciavano che verun forestiero a lei penetrasse. Ed era specialmente somma la gelosia inverso del pontefice, e dell'imperadore. Dall'uno temevano mutamento di religione, e ritoglimento de'beni rapiti alle chiese: dall'altro nozze di Maria sua cugina con Filippo suo figliuolo, e però dominio straniero. Fra tali angustie s'avvenne il Commendone per indirizzo del cielo in Giovanni Lio gentil uomo inglese cattolico, il quale, per conservarsi nella fede, aveva sofferto l'esilio dalla patria in tempo del re Eduardo, e dimorando in Italia, gli era occorso di contrarre amicizia, e dimestichezza col Commendone, vago, sì come è usanza de giovani vivaci, di trattar co'nobili forestieri. Dipoi ritornato colà il Lio nella variazione della reggia, aveva anch'egli variata fortuna; ed era

fra'servidori più intimi della reina. Onde il Commendone avendo prima fattone il saggio senza scoprirsi, ma simulando con l'amico ciò che simulava con gli altri, e ritrovati nel Lio gli antichi sensi di religione, e l'antica famigliar confidenza, con la quale molte cose gli aperse intorno allo stato presente del reame, e del palazzo, prese fiducia di palesargli la sua impresa, e per opera di lui, benchè con molte difficultà, pervenne all'udienza della reina. Ma non trovò egli difficile l'animo, come il colloquio di Maria: anzi rallegratasi ella maravigliosamente della sua venuta, e raccomandatogli un profondo segreto, il tenne quivi in buone speranze, finchè, a titolo di liberar la città dalle gravezze della milizia, liberò se dalla prigionia in cui sotto specie di custodia la chiudevano i suoi, ed occultamente cominciò a trattar con Cesare il già detto maritaggio, e per esso una confederazione di forze, per cui ella potesse dare, e non ricever terrore in casa. In tale stato d'affari chiamò essa il Commendone, e consegnògli una lettera scritta al papa di suo carattere, nella quale prometteva, ch'ella, e'l suo regno sarebbono stati nella fede, e nell'ubbidienza de'romani pontefici, aggiugnendo, che'l resto avrebbegli sposto a voce da sua parte il messaggio. Le ambasciate commesse a lui contenevano. Che ella nel parlamento avrebbe annullato ciò che sotto il padre e sotto il fratello s'era statuito di pregiudiciale alla religione, ed all'autorità pontificia, mandando a Roma ambasciadori che a nome del regno chiedesser venia degli errori passati. Desiderar lei che il pontefice concedesse questa venia liberalmente a ciascuno: e colà deputasse Legato il cardinal Polo, il quale fosse ministro d'un tal perdono, e di riordinare le cose sacre: ma, (1) che a incominciare l'opera s'aspettasse, che i popoli fossero o più mollificati verso la sede apostolica, il cui nome odiavano nemichevolmente, o più domati dalla reina: a cui rendevano un ossequio quasi spontaneo ed imprestato, avendo sempre in bocca ed in cuore la sorella Elisabetta, quanto minore d'età altrettanto maggiore di spirito, ed uniforme ad essi nella religione. Con questi

(1) Si raccoglie da una lettera del papa al cardinal Polo a 21 di settembre 1553.

mandati partissi di Londra il Commendone dopo una dimora di due settimane, appunto il giorno appresso al supplicio del duca di Nortumbria. Ma sopratutto gli fu imposto un religioso sigillo delle mentovate sue commessioni, salvo col Polo, e col papa: sì che a niun altro manifestasse d'aver parlato con la reina. Tornato il Commendone a Brusselles, fu spinto a Roma dal Legato su i cavalli delle poste: e correndo giorno, e notte, vi giunse in pochissimi dì, benchè gli fosse convenuto deviare alquanto a fin di trattar col cardinal Polo. Erasi questi fermato, dove già stava, ne'confini d'Italia sopra il lago di Garda, attendendo qualche luce maggiore intorno alla mente così dell'imperadore, per gli cui stati dovea passare, e dal quale sapevasi che molto la reina pendeva, come della stessa reina a cui era mandato. All'imperadore aveva egli premesso (1) Antonio Fiordibello suo segretario, congratulandosi per la successione della cugina al regno, e per l'opportunità che aveva sua maestà di protegger ivi la religione,

(1) A 12 d'agosto 1555.

significandogli il carico a se destinato, e con aver ammaestrato il Fiordibello a solvere le difficultà che per sorte Carlo movesse contra questa sua andata quasi immatura. Il che in effetto consisteva in porgli avanti: che dall'un lato i popoli inglesi mostravansi ben disposti alla religione, come avevano confermato in questo favorevole esaltamento d'una reina cattolica, e che dall'altro dovendosi ben tosto adunare un parlamento de tre ordini del regno, nel qual parlamento in primo luogo ciascuno che si stimi aggravato dal preceduto governo, esponsue ragioni, sarebbe stato di gravissimo pregiudicio, che niuno per nome della sede apostolica parlasse contro alla scisma. Tal che ove anche non si conoscesse opportuno il suo passaggio allora nell'Inghilterra, facea di mestieri almeno, ch'egli comparisse a confini, e che”l parlamento potesse mandar uomini a trattar seco dell'affare. Col medesimo tenor di lettere, e d'informazioni inviò pochi giorni dapoi (1) Michele Trochmerton a Maria. E indi a diece giorni, cioè il di settimo

(1) A'28 d'agosto 1555.

« IndietroContinua »