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di settembre, gli sopravvenne il Commendone con la notizia de' suoi trattati: onde il cardinale gli consegnò una lettera scritta al pontefice ne'medesimi concetti di necessaria celerità. Fra tanto, prima che il Commendone arrivasse a Roma, tornò (1) quindi al cardinal Polo Vincenzo Parpaglia da lui mandatovi come s'è detto, e recò dal pontefice una intera rimessione alla sua prudenza, di procedere, o di sostare, di porre in opera, o di sospender l'uso della sua legazione, ed insieme tre Brevi per essa: l'uno a Cesare, l'altro al re Arrigo, il terzo alla reina: e parimente una instruzione con facultà di promettere a lei ogni grazia ch'ella giudicasse d'utilità per la salute de popoli, dichiarando il papa, che non voleva altro acquisto che dell'anime a Dio. Aveva il Commendone accennato al cardinal Polo in nome del Legato Dandino ciò che più chiaramente gli fu poi (2) scritto dal Fiordibello, che Cesare desiderava l'indugio della destinata sua legazione: o perchè, sì com'egli adduceva, si vedesse ancora

(1) A 14 di settembre 1555.
(2) Da Mons a 7 e agli 8 di settembre 1555.

acerbo lo stato dell'Inghilterra, ed atto a ricevere più tosto scompiglio, che acconcio dall'avvento intempestivo d'un pontificio Legato, o perchè, sì come andò fama, sospettasse quindi disturbo al trattato parentado fra Maria e Filippo, al quale molto pendeva l'imperadore, quantunque ella fosse attempata di trent'otto anni, e cagionevole di complessione. Tanto ne'matrimonii de'principi i rispetti della politica prevagliono a quelli della natura. Benchè (1) mirando forse Carlo su la verisimile sterilità di quel congiugnimento, diede in principio qualche cenno d'applicarvi l'animo per se stesso, narrando al Legato Dandino che in uno di quattro colloquii tenuti da se con Arrigo VIII, questi, mentre Maria era ancor sotto i nove anni, aveva quasi stabilito di dargliene per consorte: dal che poi s'era quel re allontanato d'inclinazione. Ma poscia Carlo avvisossi per avventura che la sua molta età e la sua poca sanità non sarebbero nè confacenti nè accettevoli a novella sposa. Ora si dubitava, che'l cardinal Polo non solamente

(1) Lettera del Legato Dandino al papa nel dì ultimo di luglio 1555,

sì come inglese sarebbe aderente al senso comun de'compatrioti in abborrire il dominio de'forestieri, ma come rivale, per così dire, vi recherebbe impedimento speciale: però che essendo stati proposti alla reina varii mariti del paese, fra quelli erasi nominato anche il Polo, sì come uniforme di religione, regio di sangue, eminente di virtù. Nè la reina s'era tenuta di farne motto allo stesso Commendone, addimandandolo s'egli credea, che'l pontefice fosse per dispensare col Polo, essendo egli non ancora sacerdote, ma diacono, e trovandosi esempii di tali dispensazioni per qualche gran beneficio publico. Ma la reina dipoi temendo la potenza contraria de' vicini Francesi, co' quali avea l'Inghilterra varie differenze, erasi rivolta con l'animo a volere un marito che, se da lei riceveva un regno per dote, recasse a lei le forze d'una monarchia per sopraddote. Giunto il Commendone a Roma il di undecimo di settembre, ed informato il pontefice, questi pianse d'allegrezza : e convenuto col messo, che per osservare il segreto, si esponessero al collegio le

novelle da lui portate come tratte da perT. VII. 7

sone particolari, e non dalla bocca della reina, convocò subito il concistoro. E narrando ciò che gli era lecito a cardinali, in mezzo del ragionamento, o perchè non si fidasse della memoria, o perchè volesse onorare il ministro, fechiamare improvisamente il Commendone, e gli commise che riferisse l'affare. Questi dapprima, sì, come giovane e che non aveva afforzato il cuore a sì venerabil teatro, cominciò tutto tremante e nella voce, e nella persona: ma quel tremore accrebbe poi grazia al suo parlare, sperimentandosi questo così pieno ed acconcio, che si conobbe quello per effetto di modestia, e non di debolezza. Trovò difficile (1) il papa fermar la deliberazione intorno all'andata del Polo co'cardinali, da che non poteva comunicar loro l'intero del fatto: nè per tutto ciò questa fedeltà usatasi alla reina fu sufficiente, perchè divolgatasi poi la notizia delle cose senza la cautela del modo, e pervenuta all'orecchie di lei, essa non riputasse per violatore del sigillo il Commendone, e non ne facesse querele

(1) Appare tutto dalla mentovata lettera del papa al Polo a 21 di settembre 1555.

per sue lettere (1) col Polo. Egli non aveva rifinato di scrivere ed in Inghilterra ad essa dall'un canto, ed in Fiandra a Cesare, al Legato Dandino, e al nunzio Ca

maiano dall'altro, e in Roma al pontefice, a Varli verdi mali zele e ti e massimamente a frate Girolamo Mozzarelli maes. il

sacro palazzo, religioso autorevole appresso Giulio, le necessità d'esser lui o nell'isola, o ne'confini, quando il primo parlamento si celebrasse. Nondimeno l'arduità e l'oscurità del negozio operarono che la prima volta nel concistoro si prese tempo a considerare fin alla settimana futura. Convennero poscia unanimamente (2) il pontefice e i cardinali, che veggendosi tanta la crudità degli umori, e si vacillante lo scettro in mano di quella buona reina, non si dovesse con la fretta o guastar l'impresa, o cagionar a lei novelle perturbazioni con rischio di perdere il reame. Per tanto, che 'l cardinal Polo nell'innoltrarsi, e nel manifestarsi Legato per quella inchiesta aspettasse la soddisfazione e l'indirizzo di Maria, e fra questo

(1) A 28 d'ottobre 1555.
(2) A 18 di settembre 1555.

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