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mezzo a fine di potersi accostare con altro onorevol titolo, andasse egli Legato a Carlo, e ad Enrico per la pace, richiamandosi perciò di Fiandra il cardinal Dandino, e di Francia il cardinal Capo

diferro. Così no- esse celati alco grana nari, che, a guisa di certi liquori odo

rosi, tosto che sono scoperti svaniscono, talora convien travestire non tanto gli uomini, quanto i carichi. Pervenuti i Brevi di questa nuova le gazione al cardinal Polo, ei senza più indugiare si pose in via (1): e arrivato a Trento ricevette al primo d'ottobre una lettera del Peningo, il quale avea parlato segretamente con la reina, trovandola bramosissima d'aver quivi presente il Legato: ond'ella era giunta a dire, che avrebbe comperato ciò con la metà del suo regno. Sì veramente, che aveva aggiunto, temerella per quel tempo i tumulti degli eretici troppo e rabbiosi, e poderosi. Che non poteva da lei prestarsi l'ubbidienza alla Chiesa per modo legittimo senza un parlamento, nè tenersi il parlamento avan

(1) Lettera del cardinal Polo al Fiordibello ai 28 di settembre 1555.

ti la coronazione. Per tanto, ch'ella pregava il Polo a dispensar con lei, che lasciasse coronarsi prima di rendere alla sedia apostolica il debito ossequio. E per procedere con sicura coscienza, volle che il Peningo spignesse con tal domanda un corriere frettolosamente al Legato, sì che tornasse (1) prima della solennità, come avvenne. Considerò ella, che 'l giuramento da prestarlesi nella coronazione era buono, nulla inchiudendo contra il primato del papa: e insieme affermò, che lo scismatico titolo di capo della Chiesa inglese non sarebbesi da lei assunto, ove eziandio per quello avesse potuti guadagnare tre altri regni. Il Polo scrisse alla reina una lunghissima lettera (2) inglese, ove le mostrava e quanto speciale obligazione avesse ella di corrispondere animosamente a favori di Dio, e quanto le rilevasse a consolidarsi nel regno il ripiantarvi l'autorità pontificale. Non esser a questa gli

(1) Appare dalla instruzione che il Peningoapparecchiò per informare il papa, al quale fu mandato dal cardinal Polo a 21 d'ottobre da Dilinga, come appresso.

(2 Il dì 2 d'ottobre da Trento.

avversarii di tanto numero, quanto pareva: imperò che de tre ordini, l'ecclesiastico non aveva ricevuto dalla scisma se non oltraggi e rapine: il popolare, in cambio d'un sottilissimo censo il quale prima si pagava a san Pietro, esser stato oppresso da infinite gravezze: fra la nobiltà solamente averci alcuni ingrassati con le prede ecclesiastiche; ma questi a rispetto di tutti gli altri esser pochi, dependenti dalla beneficenza della reina negli ufficii da lor posseduti, e tali che potrebbonsi per altro modo quietare. Pregavala in somma a scuotersi da quel trepidare importuno, ed a rimuoverne parimente l'animo dell'imperadore: a cui egli fra tanto sarebbe andato col titolo dell'altra sua legazione. Continuossi dal cardinale il viaggio, avendo mandato in (1) Francia l'abate di s. Saluto con lettere al re ed a ministri regii, e papali, le quali davano contezza di questo suo nuovo carico : e commise al Fiordibello il medesimo ufficio con Cesare. Egli per via fermossi alquanto a Dilinga, luogo del cardinal d'Augusta, a

o (1) Tutto appare dal mentovato registro.

fine d'aspettarle fide del duca di Virtemberga e d'altri signori eretici, le cui terre gli conveniva di toccare. Ivi lo trovò il Peningo (1) ritornato d'Inghilterra con una lettera amorevolissima e religiosissima scrittagli dalla reina (2) di sua propria mano, la qual ne' particolari si rimetteva alla voce del portatore: e l'ambasciata era in sustanza: che il Polo s'avvicinasse (3) piampiano, venendo a Brusselles, e che la reina s'intenderebbe seco per lettere, le quali farebbegli consegnare dal vescovo d'Arras per assicurarne il pervenimento. Il cardinal Dandino già richiamato dalla sua legazione era tornato (4) verso Italia, e veduto il cardinal Polo per via, gli aveva predetta poca soddisfazion di Cesare in quella sua nuova commessione. E ciò gli fu poi raffermato dal Fiordibel

(1) A'20 d'ottobre 1555.

(2) Segnata a 7 d'ottobre 1555.

(5) Appare dalla lettera del cardinal Polo segnata il dì 21 d'ottobre, e dalla instruzione portata a Roma dal Peningo segnata lo stesso giorno.

(4) Tutto appare da una del Fiordibello al cardinal Polo a 15 d'ottobre, e da una del Polo al papa a 21 d'ottobre 1553.

lo, il quale tosto che ne di annunzio al vescovo d'Arras, il vide far atto d'una spiacevole maraviglia. Il pontefice non aver premesso di ciò verun cenno all'imperadore: come potersi sperar effetto della pace da un Legato solo, quando nulla avevano operato due, i quali erano rivocati? esser questa legazione per apparire un velo della legazione inglese: sì che fortemente se ne dorrebbe la reina, la quale abborriva in tal tempo così fatta dimostrazione, sì come contraria al ben suo e del publico: e sapere il vescovo ch'ella aveva ciò dichiarato al cardinale. Ma contuttociò proseguendo egli il cammino, ed entrato di poche leghe nello stato del duca di Virtemberga da cui aveva ricevuta la sicurtà del passo, gli sopravvenne Giovanni di Mendozza, il quale gli portò (1) una lettera di credenza da Cesare, ed insieme ambasciata, (2) che per gravissime cagioni, le quali sua maestà aveva significate al pontefice, non giudicava ben fat

(1) Segnata a 15 d'ottobre.

(2) Tutto sta in lettere ed in instruzioni mandate a Roma dal cardinal Polo a 27 d'ottobre per altro messo, richiamando il Peningo ch'era per via.

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