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sermone privato col presidenti: sia scomunicato se alcun dirà, che i vescovi non sono instituiti da Cristo nella Chiesa, o che per la santa ordinazione non sono maggiori dei preti. Oltre a quel canone ristretto, ne diede a considerare due più ampii (ma non in quella (1) congregazione) a fine di stabilire come costituita da Dio per l'una parte l'eminenza del vescovi, e per l'altra la preminenza del papa. Il primo dannava chi dicesse: i vescovi non essere instituiti da Cristo nella Chiesa; o per la loro ordinazione non esser maggiori dei preti, o non aver podestà d'ordinare; o se l'hanno, averla comune co preti, o gli ordini da loro dati senza il consentimento, e la vocazione del popolo, esser di nullo valore. L'altro chi dicesse: Pietro per instituzione di Cristo non essere stato il primo fra gli apostoli, e sommo vicario di esso: e non far bisogno che sia nella Chiesa un sommo pontefice successor di Pietro, e pari a lui nell'autorità del reggimento: e che nella sede romana i legittimi successori di lui fin a questo tempo si , , ' i

(1) Lettera allegata del Foscarario, e Atti del

Paleotto. . . i

non hanno avuto il diritto del primato nella Chiesa. . . . . . . . Seguirono a ragionar gli altri Francesi (1): e molti di loro con una semplice parola si conformarono al cardinale. Altri nondimeno si mostrarono inclinati alla sentenza degli Spagnuoli. Specialmente Francesco Beauquer, o vogliam dire Belcari, vescovo di Metz, autore d'una ce lebre istoria, disse : che molti nel papa misuravano la podestà dall'imperio : e sì come il mondo cristiano era immenso, così facevan la podestà del sommo pontefice immensa : tal che assumesse i vescovi in parte della sollecitudine, e desse loro una funzione quasi imprestata o precaria. Tutto altro parerne a se, quando i vescovi eran succeduti agli apostoli, i quali furono chiamati da Cristo, e Mattia, per sorte, cioè per divina volontà, era stato assunto. Aver dunque i vescovi l'ufficio lor proprio, e non delegato dal papa, Intorno a quel vocabolo in cui si fondavano molti: pienezza di podestà, dir egli come

(1) Gli Atti del Paleotto, e la suddetta lettera del Foscarario, ed una dell'arcivescovo di Zara a 7 di dicembre 1562.

diceva un santo padre parlando intorno alla pienezza della grazia, che altra s'intende essere stata una tal pienezza in Cristo, altra nella Vergine, altra negli apostoli, altra negli altri santi, secondo la diversità de suggetti : così la pienezza della podestà anche nel papa esser limitata da suoi cancelli. Ma in questo proposito molto egli uscì de cancelli. Era fama che'l vescovo fosse stato maestro del cardinale (1), e certamente possedeva con esso lui un'intima domestichezza, e da lui avea ricevuto quel nobil vescovado. Onde suspicossi che operassero accordatamente, sì che il discepolo facesse il testo oscuro, e'l maestro l'illustrasse con la chiarezza della sua interpretazione. Ma il cardinale, consapevole di tal voce, negò (2) al Gualtieri d'essere stato scolare mai del Beauquer. Conoscerlo esso per uomo di grandissime lettere, ma di pochissimo giudicio. Nè si tenne di riprenderlo in presenza de'due oratori francesi, e di ben dodici vescovi. Indi

(1) Atti del Paleotto. (2) Lettere del Gualtiero al cardinal Borromeo de 7 di dicembre, e de seguenti 1562.

preso destro in ragionando co' Legati, disse (1), poter lui errare alle volte per difetto di considerazione o di perizia, ma non già per simulazione o dupplicità, vi zio troppo indegno d'uomo ben nato. Il che inteso dal cardinal Simonetta, il quale avea conceputa e manifestata una tal dubitazione, pigliò con gentil maniera il cardinale per mano, e gli confessò, che'l ragionamento del vescovo di Metz gli avea generato nell'animo qualche sospetto: con che rimasero amici: valendo per far credere altrui che abbiamo fede in esso, il discoprirli che dianzi non ve l'avemmo. Gl'Italiani quasi generalmente sostennero la sentenza più favorevole al papa. Ultimo di tutti, come soleva, esplicò l'opinion sua Diego Lainez: il quale, benchè avesse intorno a ciò parlato abbondevolmente i giorni addietro, tuttavia, secondo lo stil degli altri, replicò alcune cose per occasion della forma nuova. Cominciò dalla diffinizione, che è il principio del processo scientifico nell'investigar la natura delle cose. E affermò, che la e

(1) Atti del Paleotto.

podestà della giurisdizione ecclesiastica è una certa prelatura d'un cherico sopra gli altri per indirizzarli alla vita eterna secondo i mandati divini. E però ricercarsi tanto nel superiore quanto ne sudditi la qualità di cristiano, e almeno nel superiore quella di cherico. Fermato ciò, riputar lui che sì fatta prelatura fosse originata dal papa. Il raccolse primieramente da molte autorità, e fra l'altre produsse in questo tenore un decreto d'Innocenzo III, uno di Lucio III, e uno di Clemente III, che, da lui ritrovato in Sicilia , recitò quivi al convento. Il medesimo essersi confermato da molti padri nel concilio di Basilea in una epistola ad Eugenio. Poi venendo alla ragione, considerò : ché talvolta dassi ad uno la materia senza dargli la iurisdizione, quand'egli ha già da per se un amplissimo podere: come diessi a Paolo allora che fu mandato a gentili, ed a Pietro allora che fu mandato a circondisi: e così anche potersi dire che faccia il papa quando aggiugne qualche diocesi a patriarchi. Ma che le più volte qualora il papa dà il gregge, dà insieme sopra esso la prelatura. S'egli non facesse altro

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