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che assegnar la materia, seguirebbe che i vescovi o avessero la podestà per se stessi in virtù dell'Ordine, o da altro capo che dal pontefice. Il secondo a niun cattolico venire in mente: il primo scorgersi falso: imperò che i vescovi eziandio avanti d'esser consagrati posseggono la giurisdizione, come leggesi nell'ultima estravagante di Clemente V. E il confermò coll'undecimo canone del concilio calcedonese, per cui si ordina, che prima della consecrazione sia provato se alcuno abbia titolo, cioè cura d'anime: la qual cura importa iurisdizione. Se fosse ve ro ciò che gli avversarii dicevano, la giurisdizione donarsi da Dio insieme col carattere, ne trasse per corollario che in tutti sarebbe uguale, senza veruna differenza tra vescovi semplici, metropolitani, e patriarchi, essendo tutti consecrati ugualmente, nè il pontefice potrebbe toglierla o limitarla. Dare il papa questa giurisdizione come ministro di Dio, perciò che anche gli angeli sono ministri di Dio. Non per tutto ciò esser lui ministro semplice; ma tale qual fu Giovanni nel suo battesimo, che dicevasi battesimo di Giovanni, perch'egli avevalo instituito, benchè per autorità di Dio: là dove il battesimo col quale battezzava Pietro, non chiamavasi battesimo di Pietro, ma di Cristo, perchè, rimettendosi in tal battesimo i peccati, non poteva Pietro esserne la cagione, se non puramente ministeriale. Darsi per tanto dal pontefice la giurisdizione con ingiugnere, e comandare per autorità, e come principe della Chiesa. E sì la giurisdizione ch'è fuori dell'Ordine, come l'ordinaria, riceversi per virtù di questo comandamento, e non della consecrazione: altramente dal papa non la riceverebbe veruno, però ch'egli non consagra veruno. Esser questa la più ricevuta dottrina : per la quale allegò i teologi, e ridisse, e corroborò varie ragioni portate da se e da noi nel preceduto suo parlamento. Benchè nella consecrazione si dica: ti do la cattedra, ti do le chiavi etc.; questo volersi intendere in quella maniera che insegna san Tommaso, il re ricevere la podestà nella consecrazione, o nell'unzione mentre si dice: ricevi la podestà, ricevi il regno : il significato delle quali parole ha riguardo all'uso: cioè: ti do che tu possa ben usare il regno. Così quandodicesi al vescovo nella consecrazione: ricevi lo spirito di governare, significarsi: ti do che tu possa ben governare. E tal costume aver origine dalla consuetudine antica, mentre quasi nel medesimo tempo si facevano vescovi e si consagravano. Non esser con tutto ciò ne vescovi questa giurisdizione delegata; ma come in giudici ordinarii constituiti da altro superior magistrato. Alcuni ben sì averla ricevuta senza interposito mezzo da Cristo, come gli apostoli: ma comunemente agli altri darla il pontefice, non per maniera di solo ministerio, ma di mandamento. Conchiuse, doversi diffinire: che i vescovi in quanto è all'Ordine, erano di ragion divina: senza menzionarsi la giurisdizione, sopra la quale molti cattolici dottori difendevano chi una, chi altra sentenza. L'ardore di questa disputazione, a rimpetto della quale parevano l'altre quistioni riputarsi di poco pregio, movea (1) la curiosità di molti a cercarne il perchè. Alcuni estimavano, che i prelati spagnuoli

(1) Atti del Paleotto.
T, X, 8

intendessero con tal opera a scuotere la maggioranza del supremo inquisitore, che era in quel tempo nella Spagna l'arcivescovo di Siviglia, persona lor grave ed odiosa. Altri, che il vero fine degli oltramontani fosse il sottrarsi da sì piena ed assoluta podestà del pontefice. Ma da'saggi il più piano, come suol avvenire, fu giudicato il più vero: cioè, che di fatto gli Spagnuoli fossero in tal sentenza, ultimamente insegnata da Francesco Vittoria, domenicano, teologo prestantissimo, e seminatore, per così dir, nella Spagna della scolastica teologia: la quale, per addietro quivi poco allignata, è dipoi fiorita segnalatamente in que regni. E, come ogni uno è disposto a sentire altamente del proprio suo grado, cotal opinione aver trovato favorevole ricetto nella mente dei vescovi: la gelosia per altra parte essere cagione d'una contenziosissima resistenza ne più amatori della sedia apostolica, e questa medesima resistenza rinfiammar la voglia, ed accrescer l'impeto ne fautori. Sembrava ad alcuni, che la lite si fosse ridotta a meri vocaboli : da che gli uni volevano, che la giurisdizione de vescovi venisse immediatamente dal papa, gli altri da Cristo, sì veramente che l'uso e la materia dependesse dal papa. Ma i più sottili o più scrupolosi vi avvisavano gran differenza: affermando, trarsi dalla seconda opinione, che, assegnatasi una volta dal pontefice alla giurisdizione del vescovo la materia, gli fosse disdetto il ritorla o diminuirla senza cagione, secondo una famosa dottrina dell'abate palermitano, e di Decio sopra il capitolo ultimo de confir. util., e dello stesso abate nella quistione la quale incomincia: Episcopus. E benchè, discorrevan essi, eziandio posta la sentenza contraria, non sia lecito al papa l'operar ciò a libito inragionevole; nondimeno, ove il faccia, l'atto ha valore: là dove sarebbe cosa di grave perturbazione, se tali suoi inragionevoli ordinamenti, come non son leciti, così non fosser valevoli. Ed acutamente consideravan costoro, che nel vero nulla di male ciò recherebbe, se il ragionevole e l'inragionevole fossero due colori che apparissero manifesti alla veduta: ma soggiacendo tutte le cose morali a diversità di pareri, meglio essere, che il papa, il quale ordinariamente suol

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