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maniere strepitose ed ingiuriose, non si tenne di rispondere, che gli Spagnuoli non avrebbono dovuto darne cagione con pronunziar eresie. I Legati, veggendo che la doglienza era giusta, e che la perdita sarebbe grande, s'ingegnarono di lenirli con ampie significazioni d'amorevolezza, e con abbondevoli promessioni. D'altra parte il cardinal di Loreno fe gran lamento, (1) perchè taluno degl'Italiani con indegno scherno avea detto: siamo caduti dalla scabbia spagnuola nel mal francese. Ma i Legati volonterosi, per quanto onestamente potessero, di torre l'amaritudine del cardinale con quel dolce di cui sapevano esser più avido il suo palato, mandarono (2) tosto a Roma con particolar corriere la forma de'due canoni da lui proposta: dicendo ch'ella soddisfaceva a teologi, benchè non a canonisti, e richiedendo che ne fosse lor notificato il giudicio del pontefice alcuni di prima della sessione.

(1) Lettera del Visconti al cardinal Borromeo de 6 di dicembre 1562.

(2) Lettera de Legati al cardinal Borromeo ai 6 di dicembre 1562.

Fra tanto vennero le risposte delle cose per addietro significate intorno al medesimo cardinale (1). Fu approvata la messione d'un prelato, e insieme il parer dei Legati nella scelta del Visconti: scrivendo il cardinal Borromeo, che tutti i proposti conoscevansi idonei, e 'l Marino più pe rito, ma il Visconti meglio atto per la gioventù a sostenere i disagi di quel viaggio nel più aspro dell'Italia e della vernata. Ond'egli fu a ciò destinato, per quando il cardinale avesse comunicate (2) in iscritto le petizioni. Al qual fine aveva egli fatta congrega di tutti i suoi: e dopo lunga conferenza erasi commesso a quattro vescovi, che insieme col presidente Ferier divisassero la nota di ciò che riputavasi da lor necessario per salute della Francia. Ed avea dichiarato al Gualtieri, che intorno all'annate rimaneva appagato; nè senza novello comandamento avrebbe fatta di ciò parola.

(1) Lettere del cardinal Borromeo a Legati dei 2 di dicembre, e al Visconti de 7 di dicembre, e let

tere del Visconti al cardinal Borromeo de 16 di dicembre 1562.

(2) Lettera de'Legati al cardinal Borromeo dei 10 di dicembre 1562.

Nel resto (1), sentitisi in Roma i due modi, ond'era stato autore in prima il Lorenese per estinguer la discordia sopra il settimo canone, non piacque l'uno di deputar due per nazione, come soggetto al rischio già menzionato. Molto più soddisfaceva l'altro di sopirla con un sonno che riuscisse a una placida e onorata morte; come avviene, che fra i pericoli, e fra i sospetti nulla è meno spiacente che l nulla. Ma l'improviso trapassamento da sì impetuoso moto alla quiete non parve ai Legati possibile: ond'essi aspettando la risposta di ciò che 'l papa giudicasse intorno alla nuova forma de'canoni, cominciaron fra tanto a udire i pareri nel decreto della residenza proposto già dal Mantovano ai sei di novembre, come narrossi: ma con farvi alcune mutazioni per instanza privata del medesimo Lorenese (2), e d'altri, a cui sembrava troppo rigido nelle pene denunziate, e troppo stretto nel

(1) Lettera del cardinal Borromeo a Legati dei 2 di dicembre 1562.

(2) Lettere del Visconti, e de'Legati al cardinal Borromeo a 10 di dicembre 1562, e cifera del Gualtiero al cardinal Borromeo de 9 di dicembre.

le scuse approvate. E cadde opportunamente l'introdurre questo trattato, avanti che giugnesse una lettera del conte di Luna (1), la quale smorzava tutto il calore de' preceduti ufficii reali coi prelati spagnuoli per distorli da quell'impresa. Imperò che il conte, nel significare ad Ercole Pagnani la sua destinazione a quell'ambasceria, gli aggiugneva: avere il re ricevuta informazione dal Vargas, che i Francesi erano forte invogliati di sì fatta dichiarazione; onde si stava in avventura, che se questa s'impedisse, quelli si partissero. E non intendendo il re ad altro che al servigio di Dio, non avrebbe voluto che i suoi ufficii nocessero all'union della Chiesa, ed alla continuazione, o almeno alla riputazion del concilio. Però esser mente sua, che in ciò si tenesse un cauto, e soave modo co' vescovi uniti di speciale affezione a sua maestà; e senza industrie nè troppo scoperte nè troppo ardenti. Ed in simil concetto parlava l'instruzione data dal re a Luigi d'Avila (2) commendator maggiore d'Alcantara, depu

(1) A' 14 di dicembre 1562.
(2) Col segno del 30 di novembre 1562.

tato (1) ambasciadore a Roma, da poi che il papa gran tempo s'era (2) lagnato, che i negozii caminassero per sinistre vie, perchè, massimamente intorno agli affari del concilio, non aveva oratore del re cattolico a se confidente. Dicevasi nella prenominata instruzione, che l'ambasciadore confortasse il pontefice a procedere in quella materia della residenza con maturità: sì che dall'un lato non si togliesse al concilio la libera balia di far la dichiarazione; dall'altro non s'offendesse l'autorità, e la preminenza della sede apostolica. Adunque dal braccio del re non poteva sperarsi una virtù impressa tanto robusta che ritenesse il corso di quelle sì fervide ruote. Ora incominciandosi nel decimo giorno di dicembre a dir le opinioni sopra il decreto antidetto (3), e parlando in suo luogo prima di tutti il cardinal di Lore

(1) La destinazione dell'Avila appare da una lettera del re al papa de 15 d'ottobre, comunicata a' Legati con una del cardinal Borromeo a 21 di novembre 1562.

(2) Appare dalla risposta del papa a 28 di marzo 1565.

(3) Lettere de'Legati al cardinal Borromeo, e

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