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sembrando questi già in termine di stabilirle. Ma come il vincolo della legge par di seta a chi l'ordisce, e di ferro a chi lo riceve, così tra gli stessi Francesi nacque discordia: imperò che gli ambasciadori volevano legare i vescovi a più che i lor vescovi non consentivano di tollerare. Onde alla riformazione che quelli ricercavano da tutta la Chiesa coll'opera del loro prelati, i medesimi loro prelati furono i primi contraddittori. Sì che i Legati, antivedendo lunghezza, troncaron gl'indugi; e licenziarono il Visconti ai ventisei di dicembre con tale informazione. Mandar (1) essi lui a due fini: di scolpar se stessi dalle imputazioni che sentivano esser date loro presso il pontefice: e di saper la sua volontà intorno agli affari presenti. L'imputazioni esser due. La prima, che avesser lasciata avanzar tanto questa disputazione sopra il settimo canone; ove sarebbe convenuto fin al principio dare in sul petto a chi voleva importunamente introdurla. Sopra questo ritessevasi da

(1) Sta fra le scritture registrate dopo la relazione del Musotto.

capo la tela del successo. Ricordavano, che innanzi di portare il canone ai padri, il cardinal Seripando avea fatte recidere quelle parole: di ragione divina, apparecchiatevi nel tempo del Legato Crescenzio. Rammemoravano il romore e i protesti fattine dagli Spagnuoli; la testimonianza dell'Aiala intorno alle cose stabilite sotto il già detto Legato, convinta poi dal Mantovano con gli atti autentici: e quel più ch'era intervenuto avanti e dopo la giunta del cardinal di Loreno. Or considerasse il pontefice, di quanto scompiglio sarebbe potuto esser cagione l'usar maniere più violente per interdire ai prelati il trattare di quell'articolo, posta la moltitudine delle teste, la varietà delle nazioni, la durezza de'cervelli, l'ardore della contesa. In secondo luogo imputarsi loro, che si fosse dinunziata la sessione per troppo vicino termine, il che avergli costretti a prorogare, e la stessa prorogazione essersi fatta così breve, che non erasi potuto a tempo aver consiglio col papa delle materie da statuirsi. Ora i Legati per loro escusazione riducevano in memoria gli assidui stimoli dati loro da Roma: sì che

in prima il giorno prescritto della sessione era paruto lontano. La prorogazione poi essersi fatta secondo le più sentenze; le quali non l'aveano ammessa per ispazio maggiore. In fine di questo capo dolevansi agramente d'alcuni, i quali vendevano care al pontefice bevande d'assenzio; ostentando appresso di lui la fede e la divozione, con porgergli molesti annunzii e sinistre informazioni d'altrui: e così gli portavano sempre il falso insieme e l'acerbo, e ne ritraevano stima di benivoli, e trattazione di benemeriti. Intorno al secondo fine per cui si mandava il Visconti, premettevano una relazione sopra gli andamenti del cardinal di Loreno, i quali dicevano esser seguiti oltre modo più tollerabili di ciò che s'era sperato innanzi alla prova. Aver lui parlato sempre con piena riverenza verso il pontefice e verso la sede apostolica. Nelle due quistioni di più gelosia essere stati i suoi pareri assai temperati e comportevoli. Più oltra, aver lui consentito che la forma da se proposta si comunicasse al papa, con offerire che, ove la santità sua vi trovasse qualche malagevolezza, egli farebbe opera coi suoi confidenti per suo perarla. Ed in breve, se il processo corrispondesse ai principii, essersi per avere assai minor fastidio da lui, di quel che si era sofferto non solo dagli Spagnuoli, ma da qualche strano spirito degl' Italiani. Così prometter l'esteriore: dell'interno, sì come Iddio solo è conoscitor non errato, così lui solo esser giudice non temerario. Dopo questa relazione pregavano il papa del suo comandamento in tre capi, e chiedevano a punto il comandamento, non un consiglio modesto e rimesso alla lor prudenza, qual egli soleva dare: intendendo essi, che ai ministri, nelle materie incerte e pericolose, la miglior condizione si è la meno splendida, cioè di meri esecutori, non d'arbitri. Il primo capo era: se, quando sopra il settimo canone non si trovasse concio di comun soddisfazione, i Legati dovessero in qualunque modo sopprimerlo, non ostante qual che si fosse rischio, qual era, che gli Spagnuoli, tanto in esso infervorati, s'astenessero in tal caso dalla sessione; e, che veggendosi in questa materia sì gran corrispondenza fra i principi e fra le nazioni oltramontane, si potesse venire ad un rompimento, o ad una scisma. Il secondo, se, ove accadesse, che nell'articolo della residenza non si potessero amorevolmente ritenere i padri dalla scogliosa quistione, dovessero i Legati, usando l'assoluta lor podestà, ritrarneli a forza, o più tosto lasciarla lor proseguire, e determinare. Il terzo, avvenendo che i Francesi volessero far proposizioni pregiudiciali all'autorità della sede apostolica, se i presidenti avessero da proibirlo, non ritenendosi da ciò per sapere quanto strepito si era eccitato e in Ispagna ed altrove della particella, proponenti i Legati, quasi di catena che annodasse le mani ai padri, e togliesse loro la libertà: o pure si volessero permetter tali proposte, quantunque elle si conoscessero pericolare l'autorità pontificia. Con tale instruzione mosse verso Roma il Visconti. Fu opportuno ch'egli portasse le sole ambasciate dei presidenti, e non insieme le richieste del Lorenese: imperò che aven

do questi proposto per un tale ufficio il T., X, 40

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