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1. Ch'essendo sì necessaria nella Chiesa la continenza del sacerdoti, non si promovessero se non di matura età, e con aver buona testimonianza dal popolo, il che fosse pegno della lor vita futura. 2. Che non tutti gli ordini sacri si dessero in un giorno o in un tempo, ma col l'intervallo da canoni constituito. 3. Che non si assumesse veruno al presbiterato senza dargli a una stess'ora o beneficio o ministerio, secondo il concilio calcedonese: però che i padri antichi non aveano conosciuti i titoli d'ordinarsi trovati poscia. 4. Che a diaconi ed agli altri segnati de'sacri ordini si restituissero le antiche funzioni, perchè non fosse detto, essere nudi nomi, e posti solo in cerimonia. 5. Che i sacerdoti, e quei che avevan ordini sacri, ed erano applicati al ministerio della Chiesa, si contenessero nella lor vocazione, nè si maneggiassero in altro ufficio, che nel conveniente al ministerio divino. 6. Niuno fosse promosso al vescovado se non di legittima età, e dotato di tutte le qualità necessarie ad insegnare, e ad esser esempio degli altri, e ad esercitare l'ufficio suo per se stesso. 7. Proporzionalmente il medesimo si osservasse ne'piovani. 8. Che niuno s'ammettesse a badia o a priorato conventuale, senza che avesse professate le sacre lettere in qualche celebre studio, e fosse ornato del magisterio, o d'altro grado. 9. Che il vescovo o per se, o per tanti sustituti quanti richiedesse la diocesi, predicasse tutte le feste, e tutti i giorni della quaresima, dell'avvento, o di digiuno. 10. I piovani adoperassero il medesimo, pur che avessero udienza. 11. Gli abati, e i priori conventuali interpretassero la Scrittura, instituissero spedali di pellegrini, e così restituissero a monasterii la scuola, e l'ospitalità degli antichi tempi. 12. Chi aveva beneficio, e nol poteva amministrar per se stesso, o prendesse coaiutore, o il lasciasse. 13. Che intorno al catechismo, e al sommario della dottrina cristiana si facesse ciò che già Cesare avea proposto. 14. Non si concedesse ad uno più che un beneficio, tolta la differenza ignota all'antichità de'compatibili e degl'incompatibili, cagione di molte calamità nella Chiesa: ed i beneficii regolari si dessero a regolari, i secolari a secolari. 15. Chi di fatto aveva più beneficii,

o ritenesse quel solo che in breve termine eleggesse, o cascasse nelle pene de'canoni antichi.

16. Per torre ogni sordidezza dall'ordine sacerdotale, procurassero i vescovi o coll'unione de'beneficii, o con le decime, e, sè ciò non si potesse, procurasser i principi secolari con le collette della plebe, che i piovani avessero da potere mantenere sè, e due o più cherici, e da esercitar l'ospitalità.

17. Nelle messe parrocchiali s'esponesse dal pulpito chiaramente il Vangelo. E quelle preghiere che ivi si fanno dal popolo andando innanzi il piovano, si dicessero in volgare. E dopo il sacrificio si recitassero orazioni in volgare. Nel qual tempo si potessero cantare spirituali canzoni, o anche i salmi volgarizzati, e ben prima disaminati, se'l vescovo così giudicasse buono.

18. Fosse rinovato il decreto antico di Leone, e di Gelasio intorno alla comunione sotto l'una, e l'altra specie. 19. Acciò che tutti, e specialmente gli idioti, intendessero le virtù, e la forza de'sacramenti, in ciascun di loro, si premettesse con volgar lingua una breve esplicazione di quel sacramento che presentemente s'amministrava. 20. Secondo i vecchi canoni, i beneficii non si dessero a forestieri, nè dai vicarii, ma dagli ordinarii stessi, la cui industria doversi particolarmente esercitare in quest'elezione. E non dandoli fra sei mesi, o dandoli a indegni, la podestà passasse al prossimo superiore, e gradatamente al papa, secondo il concilio di Laterano: e la collazione altrimenti fatta da chi che fosse non avesse verun valore. 21. I mandati di provvedere, l'aspettative, i regressi, le commende si rivocassero, e si rifiutassero dalla Chiesa come contrarie a decreti. 22. Le risegne a favore di certa persona s'estinguessero affatto dalla corte romana: essendo vietato da canoni, che veruno cerchi, o scelga a se il successore. 23. I priorati semplici, a quali contra l'instituzione era stata levata la cura dell'anime, trasportandola ne' vicarii con poca mercede, come prima vacassero, si riponessero nell'uso antico. 24. Essendosi in molti beneficii introdotta una prava usanza, che non avessero peso nè d'amministrar sacramenti, nè di predicare, o simigliante, il vescovo col consiglio del capitolo, o imponesse loro qualche cura spirituale, o gli unisse alle più vicine parrocchie: non convenendo che ci avesse beneficio senza ufficio. 25. Le pensioni nel futuro non s'imponessero, e le imposte si togliessero. 26. Si restituissero a vescovi in tutta la diocesi le giurisdizioni ecclesiastiche, eccettuando i capi degli ordini, e i monasteri a loro suggetti, e quelli che fanno capitoli generali, o che provano con evidenza di scritture l'esenzione per molti secoli: e si provvedesse, che nè ancor questi avesser piena immunità dalla correzione. 27. Dovendo i vescovi secondo i canoni trattare i negozii col parere del capitolo, si procurasse che i canonici fosse

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