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date da Roma, si cancellassero quelle parole: in parte della sollecitudine, mettendosi quivi meramente, che i vescovi assunti dal papa sono posti dallo Spirito santo. La terza: che non si esprimessero le funzioni de'vescovi, senza aggiugnervi ad un'ora, che possono reggere, e scomunicare, il che appartiene a giurisdizione. La quarta: che non si chiamassero semplicemente, maggiori, ma superiori de'preti, il che importava autorità. Seguivano dicendo i Legati al cardinal Borromeo, che per deliberare aveano ragunato uno special consiglio di padri, altri per teologi, altri per canonisti, aggregandovi come uomini di buon discorso Marcantonio Colonna arcivescovo di Taranto, e Domenico Bolani vescovo di Brescia: e che tutti avean consigliato, che ciò s'accettasse, toltine Pietrantonio di Capova arcivescovo d'Otranto, Alessandro Sforza, e Bastiano Vanzi vescovi, l'uno di Parma e l'altro d'Orvieto, i quali se n'erano tanto o quanto mostrati alieni: ma che gli scrupoli loro erano stati ben rimossi dagli altri. Ed avvenne che 'l cardinal Seripando una volta ragionò accesamente contra sì fatta ritrosia da ogni forma di parole, perchè elle potessero torcersi in sinistro: con ricordar che nè pure lo Spirito santo avea voluto di ciò privilegiare il suo stesso dettato, permettendo che soggiacesse ad esser tratto in mal senso, come ad ogni ora facean gli eretici. Continuavano narrando nella lettera loro i Legati, essersi nondimeno scritte quelle giunte e quelle alterazioni che a contraddittori parevano, e mandate al Lorenese: il quale, venuto a visitarli, ne avea mostrata discontentezza, affermando, che non si confidava di farle ricevere nè dagli Spagnuoli, nè da Francesi; anzi ch'egli altresì non le riceverebbe, ove lo Spirito santo altramente non lo movesse. Che i Legati allora tristi de mali che antivedevano se non s'ottenea la concordia, specialmente essendo quel giorno il termine destinato a constituire il dì della futura sessione, avean chiamato il Paleotto, e fatti disegnar da esso l'ultimo capo della dottrina, e i due ultimi canoni, secondo ch'egli giudicava esserciò conforme al senso d'amendue le parti: le quali, uditigli, di presente se n'erano appagate senza contrasto. E di tutto mandaron l'esempio al cardinal Borromeo. Esser paruto a Legati, che quel l'aggiunto, assunti dal papa, fosse un valido preservatore contra ogni rea interpretazione dell'altre parole: come di quelle che con tale accompagnamento non si potevano intendere se non della giurisdizione. E benchè non s'esprimesse che i vescovi erano assunti in parte della sollecitudine; nondimeno cogliersi ciò per conclusione evidente, quando si stabiliva con forme amplissime, e pregne l'autorità suprema del papa, onde non potevasi interpretare che fossero assunti se non a quella parte in cui egli abbisognava di loro per servigio della Chiesa. Avere i presidenti stimato accettevole questo partito: però che dall'un lato con ciò si fermava la preminenza del papa dopo sì fiere impugnazioni delle moderne eresie, senza intaccarla in veruna parte: dall'altro, non seguendo una tal concordia, il cardinal di Loreno avea predetto apertamente, che non si terrebbe mai la sessione. Il che sa rebbe riuscito ad estremo scandalo delle genti oltramontane, quando saprebbono, che i cattolici non potevano accordarsi intorno all'autorità papale. Senza che, aversi cagion di temer protesto; e non semplice, ma forse con appello ad altro concilio più libero, e secondo quell'asprezza di forme che suol dettarsi dallo sdegno. Potere anche da tal discordanza seguire lo scioglimento del sinodo, al quale i Legati dichiaravano di non voler mai consentire senza mandato espresso, e soscritto dal pontefice: imperò che prevedendone essi gravissime sciagure alla Chiesa, non comportava ragione che tutta la colpa cadesse sopra quei che non v'avean cooperato, anzi ripugnato: come coloro, i quali, se non potevano essere autori del bene sommo, ricusavano d'esser ministri delle ruine. Ordinasse dunque il pontefice per tempo, o che accettassero quel partito il qual pareva lor buono, o che, rifiutandolo, lasciasser correre ogni altro male. Scorgersi l'unione degl'imperiali, dei Francesi, e degli Spagnuoli, sì per l'uniformità delle petizioni fra gl'imperiali e i Francesi, come per la condiscensione degli Spagnuoli al voler de Francesi nel capo della residenza dopo tanti strepiti, e tante dichiarazioni: ond'era verisimile, che i Francesi vicendevolmente sarebbonsi conformati al voler degli Spagnuoli in altre materie. Narravano, ch'essi Legati con tale speranza d'accordo aveano quella sera de quindici nella universale assemblea e d'universal consentimento prescritto alla sessione il dì quarto di febraio: e quivi essersi statuito congiuntamente, che da loro si scegliessero alcuni per assettare il decreto della residenza. Aver loro in cuore d'eleggere i due cardinali, di Loreno, e Madruccio. Il secondo, quantunque giovane, esser dotato di sapere, di prudenza, e di molta affezione al pontefice: onde l'opera di lui non poteva essere se non savia, e giovevole in quegli affari. In questa contenenza riscrissero al cardinal Borromeo. La suddetta denunziazione pe'quattro di febraio (1) era stata proposta dal Mantovano con brevissime parole, come si fa ne' suggetti che dispiacciono e a chi gli

gistro dello Strozzi al duca Cosimo, e in una del Foscarario al cardinal Morone de 18 di gennaio 1565.

(1) Il Diario a 15 di gennaio 1565.

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